<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5834701594035963490</id><updated>2009-11-08T09:44:27.454+01:00</updated><title type='text'>Comitato per la Palestina - Bologna</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25'/><author><name>comitatopalestinabologna@gmail.com</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08664288941665809154</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>187</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5834701594035963490.post-1801441297500907498</id><published>2009-11-08T09:44:00.002+01:00</published><updated>2009-11-08T09:44:27.461+01:00</updated><title type='text'>Le nuove posizioni dell'ANP</title><content type='html'>Il passo indietro dell'ANP sulla soluzione dei "due popoli due stati" e l'impellenza di un confronto sullo "Stato unico" per la Palestina&lt;br /&gt;Comunicato del Forum Palestina&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La dichiarazione dello scorso 5 novembre con cui Saeb Erekat, il capo negoziatore dell’Autorità Nazionale Palestinese, ha definito come fallita la soluzione dei “due popoli per due Stati” e come inevitabile l’alternativa dello “Stato unico”, segna in sé un passaggio significativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arriva da un’istituzione in difficoltà, che ha al suo vertice un presidente in crisi di popolarità e di credibilità agli occhi del suo popolo, Abu Mazen, che dopo aver assecondato negli anni il percorso inaugurato dagli Accordi di Oslo e basato sulla “pace in cambio di terra”, non ha fatto che favorire l’indebolimento della lotta palestinese sul terreno politico e la progressiva espansione delle colonie senza ottenere in cambio alcuna pace. E’ un messaggio rivolto all’esterno, agli USA di Obama, piuttosto che alle organizzazioni politiche e della società civile che l’ANP vuole rappresentare, e in quanto tale esercita una pressione non pienamente maturata a livello collettivo. Ma pone senz’altro le basi affinché finalmente l’unica soluzione possibile per una pace che sia anche giusta sia inserita nell’agenda politica palestinese come terreno di lotta e di negoziato credibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci siamo confrontati più volte con attivisti, intellettuali ed esponenti politici palestinesi, ma anche israeliani antisionisti, in merito alla soluzione dello Stato Unico, sottolineando proprio come quella che appare come l’unica ipotesi realistica per la fine del colonialismo sionista non trovi ancora ufficialmente spazio nella piattaforma politica dei partiti palestinesi. Oggi in qualche modo il passo indietro dell’ANP obbliga a rivolgere l’attenzione alla possibilità di uno Stato che, senza coincidere con la “Grande Israele” auspicata dai fondatori dell’ideologia sionista, sia realmente democratico con pari diritti per tutti i suoi cittadini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Oslo a Camp David e a Madrid, tutti gli accordi internazionali basati sulla soluzione dei due popoli per due Stati (mentre porzioni sempre più ampie di territorio palestinese venivano strappate dal Muro e dalle colonie) hanno sempre fatto da paravento all’obiettivo sionista di ampliare il territorio israeliano, di rendere sempre più puramente ebraico il carattere dello Stato di Israele, e di mantenere in piedi l’immagine di Stato democratico di fronte alla politica internazionale e all’opinione pubblica mondiale. Ormai la realtà dei fatti dimostra da tempo che è proprio mettendo in discussione i presupposti di Oslo, su cui fino ad oggi si sono fondati i cosiddetti “negoziati di pace” con il coinvolgimento delle potenze occidentali complici dell’occupazione, che la lotta per l’autodeterminazione palestinese potrà concretamente mettere in discussione i presupposti su cui si basano il sionismo e la sua strategia colonialista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La dichiarazione di fallimento che arriva dal negoziatore palestinese e dai vertici dell’ANP spalanca una finestra sulla realtà e sulla possibilità di ridefinire su nuove basi gli obiettivi strategici della lotta di liberazione palestinese offrendo un’ulteriore occasione di riflessione anche al movimento di solidarietà internazionale che attraverso la campagna BDS si sta allargando producendo risultati concreti ed efficaci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Assumere oggi la soluzione dello Stato Unico come ipotesi su cui dare battaglia politica significa contrastare apertamente la strategia sionista: è anche per questo motivo che nell’ultima delle 10 domande su cui studiosi, giornalisti e attivisti italiani, palestinesi e israeliani saranno chiamati a rispondere il 28 e 29 novembre a Roma, poniamo il seguente interrogativo: “Il progetto di uno Stato Unico per ebrei e palestinesi è da ritenersi una minaccia o una soluzione possibile per la pace in Medio Oriente?”. A nostro avviso innanzitutto è la realtà che ci sta dando delle indicazioni e di queste occorrerà tenere necessariamente conto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Forum Palestina&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5834701594035963490-1801441297500907498?l=comitatopalestinabologna.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/1801441297500907498'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/1801441297500907498'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/2009/11/le-nuove-posizioni-dellanp.html' title='Le nuove posizioni dell&apos;ANP'/><author><name>comitatopalestinabologna@gmail.com</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08664288941665809154</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='11895242958405194939'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5834701594035963490.post-6371227163230630573</id><published>2009-11-06T11:08:00.000+01:00</published><updated>2009-11-06T11:08:42.471+01:00</updated><title type='text'>per il BDS a Bologna</title><content type='html'>MASHI - ORME IN PALESTINA&lt;br /&gt;organizza la rassegna&lt;br /&gt;PALESTINA. LA TERRA CALPESTATA&lt;br /&gt;racconti e immagini&lt;br /&gt;al VAG 61 in via Paolo Fabbri 110 a partire dalle ore20:00&lt;br /&gt;Lunedi' 09/11/2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;B.D.S. (Boicottaggio, Disinvestimenti e Sanzioni)&lt;br /&gt;Ore 20:00 pasta&lt;br /&gt;Ore 21:00 incontro con&lt;br /&gt;Enrico Bartolomei della campagna BDS italiana e&lt;br /&gt;Ben Scribner co-fondatore di STOP Agrexco Roma&lt;br /&gt;Proiezione doc. Campi di Fragole di A. Heller&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5834701594035963490-6371227163230630573?l=comitatopalestinabologna.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/6371227163230630573'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/6371227163230630573'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/2009/11/per-il-bds-bologna.html' title='per il BDS a Bologna'/><author><name>comitatopalestinabologna@gmail.com</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08664288941665809154</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='11895242958405194939'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5834701594035963490.post-1941459649341162161</id><published>2009-10-04T19:56:00.002+02:00</published><updated>2009-10-04T19:56:56.922+02:00</updated><title type='text'>E' morto Marek Edelman, partigiano ebreo antisionista</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' morto, il 2 ottobre, Marek Edelman, vice-comandante dell'insurrezione del ghetto ebraico di Varsavia del 1943 contro i nazisti, divenne il reggente della rivolta dopo l'uccisione del leader Mordechai Anielewicz. Ebreo antisionista, nacque a Homel (oggi Bielorussia) nel 1919. Fece parte del Bund, il partito socialista operaio ebraico della Russia zarista, marcatamente avverso alla dottrina del sionismo. Nel 1942, come dirigente della gioventù del Bund, Edelman fondò, nella clandestinità, l'Organizzazione ebraica di combattimento, per la resistenza contro i nazisti.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nei riguardi dell'epica insurrezione del 1943 Edelman ha sostenuto che, sebbene la sconfitta fosse inevitabile, la rivolta dimostrò le capacità di resistenza degli ebrei una volta sconfitta l'apatia e passività dei dirigenti tradizionali della comunità, passività che portò, prima della rivolta in breve tempo alla deportazione e morte dei due terzi delle 400 mila persone racchiuse dai nazisti nel ghetto della capitale polacca. Marek Edelman riuscì a salvarsi dalla distruzione completa del ghetto fuggendo attraverso le fognature aiutato dai partigiani dell'Armya Ludowa, l'esercito popolare, prevalentemente comunista, cui si associò continuando la resistenza e participando all'insurrezione di Varsavia nel 1944.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo la fine della guerra si rifiutò di trasferirsi sia in Israele che negli Stati Uniti, studiò cardiologia a Lodz, diventando poi cardiochirurgo. Per nulla idialliaci i rapporti tra Edelman e Israele, che furono contraddistinti da una radicale critica dell'ex partigiano alle fondamenta dello Stato d'Israele così come da un laconico biasimo da parte dell'intellighenzia sionista nei suoi confronti. La contigenza più aspra si verificò nel 2002, nel quadro del processo mosso da Israele al leader palestinese Marwan Barghouti: Edelman scrisse una lettera alla resistenza palestinese, riconoscendola politicamente e definendola letteralmente come tale. (dal sito: infoaut.org)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5834701594035963490-1941459649341162161?l=comitatopalestinabologna.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/1941459649341162161'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/1941459649341162161'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/2009/10/e-morto-marek-edelman-partigiano-ebreo.html' title='E&apos; morto Marek Edelman, partigiano ebreo antisionista'/><author><name>comitatopalestinabologna@gmail.com</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08664288941665809154</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='11895242958405194939'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5834701594035963490.post-6332715625847682543</id><published>2009-10-01T12:54:00.003+02:00</published><updated>2009-10-01T12:59:25.107+02:00</updated><title type='text'>proiezione video-documentario</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_aT71utejorw/SsSLeSiShAI/AAAAAAAAAic/ZH2V_fzxXT0/s1600-h/sabra+shatila.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/_aT71utejorw/SsSLeSiShAI/AAAAAAAAAic/ZH2V_fzxXT0/s400/sabra+shatila.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Sabra e Shatila&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’uscita recente di numerosi film tra cui Lebanon di Samuel Maoz (Israele 2009), mistificano il ruolo degli israeliani in Libano e Palestina. Si cerca attraverso una campagna mediatica di edulcorare le responsabilità militari degli israeliani nel massacro di Sabra e Shatila e più in generale sulla politica colonialista e razzista portata avanti dallo stato di Israele.&lt;br /&gt;Se capovolgere l’invasore con l’invaso è aberrante, non di meno il metterli sullo stesso piano corrisponde a prendere la parte del più forte, l’invasore.&lt;br /&gt;Per questi motivi è importante ricordare cosa successe tra il 16 al 18 Settembre 1982. Nel corso di due notti e tre giorni, furono assassinati nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila in Libano&amp;nbsp; tra 1.000 e 3.000 civili palestinesi, soprattutto donne, bambini e anziani. Il numero esatto delle vittime è ancora sconosciuto. Questo massacro fu compiuto dalla milizie fasciste libanesi supportate dalle truppe dello stato di Israele. La logistica della strage fu pianificata dall'allora ministro della difesa Ariel Sharon.&lt;br /&gt;E’ per questo che il Comitato Palestina Bologna organizza una serata dedicata ai tragici avvenimenti dell’82.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: lime;"&gt;Proiezione &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: lime;"&gt;film-documentario&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: lime;"&gt;&lt;b&gt;Massacro&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: lime;"&gt;&lt;b&gt;Il film-documentario presenta interviste dirette ai carnefici che hanno partecipato al massacro. Il film collega le disposizioni psicologiche degli autori con il loro ambiente politico, e gli approcci dei loro racconti e il fenomeno della violenza collettiva.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: lime;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: lime;"&gt;&lt;b&gt;Mercoledì 14 ottobre ore 21.00&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: lime;"&gt;&lt;b&gt;HUB via Serra 2/G Bologna&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;COMITATO PALESTINA BOLOGNA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5834701594035963490-6332715625847682543?l=comitatopalestinabologna.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/6332715625847682543'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/6332715625847682543'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/2009/10/proiezione-video-documentario.html' title='proiezione video-documentario'/><author><name>comitatopalestinabologna@gmail.com</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08664288941665809154</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='11895242958405194939'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_aT71utejorw/SsSLeSiShAI/AAAAAAAAAic/ZH2V_fzxXT0/s72-c/sabra+shatila.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5834701594035963490.post-3974570002336451913</id><published>2009-09-28T21:59:00.001+02:00</published><updated>2009-09-28T22:09:14.650+02:00</updated><title type='text'>"...CHI RICORDA I NOSTRI 3000 MORTI DI SABRA E CHATILA?"</title><content type='html'>&lt;div style="color: #cc0000;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;b&gt;Chatila non dimentica&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;di Stefano Chiarini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Ventisette anni fa il massacro nel campo profughi palestinese a Beirut. La condizione dei rifugiati e la giustizia negata alle vittime delle violenze di falangisti e israeliani è una miscela esplosiva capace d'innescare nuove tragedie.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Perché mai il nostro unico compito/ dovrebbe essere quello di scavare tombe?/ ...quanto profondo è tutto questo sangue». I versi del poeta palestinese Mahmoud Darwish, scritti su un vecchio manifesto di una delle tante organizzazioni non governative (ong) che cercano di alleviare la tremenda miseria dei campi, ben rappresentano l'esasperazione degli oltre 300.000 profughi palestinesi in Libano che si preparano a ricordare, il prossimo 16 settembre, il ventesimo anniversario del massacro di Sabra e Chatila.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mai la tensione nei campi profughi, e più in generale in Libano, è stata così alta negli ultimi anni. Le minacce di una nuova guerra Usa all'Iraq, alla Siria, al Libano, un crescendo di episodi di violenza nei campi del sud e nella Beqaa, ma soprattutto le discriminazioni di cui sono vittime e il silenzio del mondo sui loro morti e sullo strazio dei loro diritti ha portato i rifugiati ad una cupa esasperazione ormai pronta ad esplodere.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Da quindici giorni - ci dice Amina, una ragazza di vent'anni di Chatila - i media internazionali parlano delle 3.000 povere vittime dell'11 settembre e della necessità che sia resa loro giustizia, ma chi ricorda i nostri 3.000 morti di Sabra e Chatila? Come mai, se c'è questo senso di giustizia, il responsabile di quell'eccidio, Ariel Sharon, è invitato alla Casa bianca e definito da Bush "uomo di pace"?».&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I fratelli di Amina annuiscono in silenzio guardandola con ammirazione. Poi dopo una breve pausa, mentre da dietro una tenda che divide in due l'unica stanza della casa dai muri verdi di muffa compare una sorella più piccola con un vassoietto col tè, uno di loro continua: «Perché tutti considerano normale che gli ebrei, dopo 2.000 anni, siano voluti tornare in Palestina mentre quelli di noi che, dopo appena 50 anni, vogliono fare altrettanto e si rifiutano di marcire in questi campi vengono definiti terroristi o estremisti?» «C'è chi innalza palazzi e chi scava tombe», sentenzia amara un'anziana parente, seduta nelle semioscurità.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I profughi vivono in una sorta di permanente, surreale incertezza fra il passato in patria, «il paese del latte e del miele», e il futuro «del ritorno» a dispetto di tutte le contingenze. L'ospedale di Sabra, ridotto ad uno scheletro di cemento dove vivono in piccole celle centinaia di famiglie con soli quattro bagni ogni piano e un lavello per i piatti e i panni, immerso nell'oscurità di pallide lampadine, si chiama non a caso «Gaza»; l'altro nosocomio vicino all'ambasciata del Kuwait, «Akko».&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sui muri delle case, foto ingiallite dei villaggi di origine mentre nelle vecchie scatole di metallo per i biscotti viene conservato tutto ciò che un giorno potrebbe essere utile a rivendicare la proprietà di terreni, case, beni mobili e immobili. In alcuni casi fanno la loro comparsa anche vecchie e grosse chiavi arrugginite: di casa, del magazzino, dell'ufficio, del negozio. Come se una chiave o persino un contratto di proprietà avessero un qualche valore davanti alla canna di un fucile quando il mondo guarda altrove.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo ventesimo anniversario è per certi versi ancora più amaro e triste di quelli che l'hanno preceduto, non solo per i ricordi personali delle 3.000 vittime massacrate dai falangisti sotto la supervisione dell'esercito israeliano tra il pomeriggio del 16 e la mattina del 18 - anziani, donne e soprattutto bambini torturati, menomati, in alcuni casi tagliati a fettine e poi ricomposti sulle tavole a mo' di dolci - ma anche per il fatto che tutto, a vent'anni di distanza, sembra di nuovo ripetersi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Una veloce lettura degli eventi di quei terribili giorni del 1982 non lascia dubbi sulle responsabilità internazionali, proprio come oggi. I combattenti palestinesi si erano ritirati da Beirut alla fine di agosto in cambio dell'impegno sottoscritto dal governo israeliano con l'inviato Usa Philip Habib, di non entrare a Beirut ovest.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I soldati americani, francesi e italiani, arrivati il 21 agosto, avrebbero vigilato sul mantenimento degli impegni presi da Israele. Invece, ritiratisi i fedayin, gli Usa decisero un ritiro anticipato di 15 giorni, lasciando i campi alla mercé degli israeliani.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sharon l'11 settembre dichiarò che a Sabra e Chatila «ci sono ancora 2.000 terroristi».&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Martedì 14 venne ucciso Bechir Gemayel, il presidente falangista libanese alleato di Israele, mercoledì 15 l'esercito israeliano entrò a Beirut ovest e circondò i campi affidando ai falangisti la loro «ripulitura».&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Giovedì 16 iniziò il massacro che sarebbe durato fino a sabato 18.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lunedì 20 Reagan annunciò il ritorno delle forze multinazionali incaricate di «proteggere i palestinesi».&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La strage era compiuta e la coscienza dell'Occidente salva.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;*Stefano Chiarini, giornalista del manifesto ed esperto di Medio Oriente, è morto il 3 febbraio 2007. Questo articolo è stato pubblicato il 12 settembre 2002&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;d&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;a Il Manifesto del 17/09/2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=1496&amp;amp;Itemid=1"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=1496&amp;amp;Itemid=1&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;Qui per fermare una Nakba infinita&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;i&gt;di Antonietta Chiarini &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Ancora una volta siamo qui per un appuntamento ormai irrinunciabile: quella che per molti di noi, attraverso le parole e gli scritti di Stefano, era una partecipazione a distanza, ora, dopo la sua scomparsa, è diventata una esigenza profonda.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Siamo qui, e con noi anche Tullia, la figlia di Stefano, per rendere omaggio a queste vittime e per fare testimonianza.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A Sabra e Chatila si cade in un doloroso incantesimo: ci si sente contemporaneamente vittime e responsabili, vittime perché colpiti nella nostra umanità, violati nei sentimenti più cari, umiliati per un'ingiustizia non ancora riparata, qui come nelle altre stragi perpetrate a danno del popolo palestinese e degli altri oppressi della terra; Sabra e Chatila, simbolo di un lungo elenco di città e villaggi aggrediti, evacuati, distrutti, fino alla ferita più recente, Gaza; ma ci si sente anche responsabili perché ognuno di noi, oltre ad appartenere alla razza umana, è anche cittadino di uno Stato e i governi di questi stati, nonché l'Onu, non si sono saputi o voluti imporre, non hanno preteso il puntuale rispetto delle garanzie internazionali né delle risoluzioni prese, né i loro tribunali hanno saputo punire i responsabili di questo orrore: la nebbia della diplomazia e i mezzi di comunicazione abilmente pilotati non permettono di capire la realtà del dramma palestinese.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per Gaza l'opinione pubblica ha dato vita in tutto il mondo a imponenti manifestazioni di solidarietà, Gaza non si è sentita sola, tuttavia è stata considerata, spacciata per «emergenza». Emergenza?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'emergenza per i palestinesi è stata la Nakba e dura da più di 60 anni!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se veramente avessimo capito questo, ogni giorno e in ogni città ci dovrebbero essere manifestazioni per porre fine ad una situazione insostenibile di isolamento e di oppressione, perché sia ridata dignità ad un popolo negato e per recuperare la nostra.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sabra e Chatila: questo luogo della memoria trasmette così violentemente l'orrore del massacro da farlo sentire attuale e tale rimarrà, una ferita non rimarginata, finché al popolo palestinese non verrà riconosciuto il diritto al ritorno, il diritto alla terra, il diritto ad avere dignità di Stato fra gli stati.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si può distruggere un villaggio o una città, si possono uccidere gli esseri umani, si può seguire un sogno distorto di potenza lasciando dietro di sé tracce insanguinate del proprio passaggio, ma non si può uccidere la memoria e di questa memoria Stefano ha voluto essere il testimone angosciato e tenace.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È nel suo ricordo che noi siamo qui, perché la memoria delle ingiustizie patite dai palestinesi non si affievolisca ma si rafforzi e si dilati: una testimonianza a mille persone diventano mille testimonianze. Noi siamo qui ancora una volta, e tra noi tanti giovani, per essere testimoni credibili.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A Sabra e Chatila in questa ex-discarica diventata luogo di rispetto e di amore, la battaglia della memoria l'hanno vinta i palestinesi e i loro amici.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;d&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;a Il Manifesto del 17/09/2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=1497&amp;amp;Itemid=1"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=1497&amp;amp;Itemid=1&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5834701594035963490-3974570002336451913?l=comitatopalestinabologna.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/3974570002336451913'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/3974570002336451913'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/2009/09/chatila-non-dimentica-di-stefano.html' title='&quot;...CHI RICORDA I NOSTRI 3000 MORTI DI SABRA E CHATILA?&quot;'/><author><name>comitatopalestinabologna@gmail.com</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08664288941665809154</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='11895242958405194939'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5834701594035963490.post-5451665713163335329</id><published>2009-09-27T00:02:00.000+02:00</published><updated>2009-09-27T00:02:39.015+02:00</updated><title type='text'>Jeff Halper: «Barack ostaggio del Congresso, è il momento del boicottaggio»</title><content type='html'>&lt;div style="color: #cc0000;"&gt;L'antropologo israeliano: il presidente ha le mani legate. La società civile si mobiliti per tenere viva la questione palestinese&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;di Michelangelo Cocco&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Jeff Halper coniuga pessimismo della ragione - «Nessuna indicazione che Obama possa fare serie pressioni su Israele; 24mila case palestinesi demolite dal 1967» - e ottimismo della volontà - «Il movimento di boicottaggio sta riscuotendo grandi successi». In giro da Bolzano a Napoli per promuovere «Ostacoli alla pace» (Una città), abbiamo intercettato l'antropologo israeliano fondatore del Comitato israeliano contro la demolizione delle case (Icahd) a Roma [...].&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Sulle colonie ebraiche nei Territori palestinesi occupati Obama sembra incapace di raggiungere con Netanyahu perfino un accordo parziale. Come lo spiega?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Israele sa da sempre che il suo asso nella manica è il Congresso, dove gode del sostegno bipartisan di repubblicani e democratici. Così Tel Aviv può permettersi di non ascoltare la Casa Bianca. Quando George W. Bush varò la Road map, il parlamento spedì all'ex presidente una lettera intimandogli di non toccare Israele. Finché Barack Obama non si mostrerà capace di portare il Congresso sulle sue posizioni, di essere duro con Israele, nulla cambierà.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Se Obama portasse dalla sua il Congresso, quali strumenti potrebbe utilizzare per fare pressione su Tel Aviv?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'economia israeliana dipende dall'accesso privilegiato alla tecnologia militare statunitense. I progetti di sviluppo di armamenti che sottoscrive con l'Europa o la Cina vanno avanti grazie a questa disponibilità di tecnologia «made in Usa». Se Obama dicesse al ministro della difesa Gates: «Stop ai progetti comuni, ai milioni di dollari Usa nel sistema antimissile Arrow», Israele cederebbe alle richieste Usa perché, altrimenti, la sua economia crollerebbe.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Oltre alle colonie, quali sono i principali «ostacoli alla pace» descritti nel suo libro?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per quanto riguarda gli ostacoli fisici: i checkpoint, il Muro, le demolizioni di case palestinesi. Ma quello che ho provato a dimostrare è che il grande ostacolo è Israele. Non si può sostenere che entrambe le parti debbano negoziare o cessare la violenza. Tutti gli ostacoli sul terreno sono stati creati da Israele, che è la potenza occupante.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;E la demolizione delle case palestinesi a Gerusalemme?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gli Usa chiedono il congelamento delle colonie ma non la fine dell'abbattimento, illegale, delle case palestinesi che va avanti ogni giorno: soltanto a Gerusalemme est 22mila case - 1/3 delle abitazioni palestinesi - hanno ricevuto ordine di demolizione da parte delle autorità occupanti. Da due generazioni viene sistematicamente impedito ai palestinesi di costruire a Gerusalemme, mentre 250mila israeliani si sono stabiliti nella sua parte orientale, come coloni. Il tentativo è quello di distruggere Gerusalemme est come capitale palestinese: una pressione tremenda verso quella che noi chiamiamo «giudaizzazione» di Gerusalemme.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Cosa ci si può aspettare dalla società civile?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La preoccupazione di Obama ora è la riforma sanitaria e il presidente non ha ancora il controllo del suo partito, ma ha dichiarato che la pace in Palestina è interesse nazionale degli Stati Uniti, cioè che il conflitto è contrario ai loro interessi. Noi (la società civile internazionale) abbiamo un ruolo importante: far capire che - contrariamente alle aspettative di tanti governi - la questione palestinese non scomparirà. La resistenza palestinese, noi, l'International solidarity movement, le organizzazioni per i diritti umani, manteniamo viva la questione. E all'estero assistiamo alla nascita di un movimento molto forte che chiede boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (Bds) per Israele.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090922/pagina/09/pezzo/260478/"&gt;http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090922/pagina/09/pezzo/260478/&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Intervista a Jeff Halper a Fahrenheit su Radio3:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.radio.rai.it/radio3/view.cfm?Q_EV_ID=297669#" target="_BLANK"&gt;http://www.radio.rai.it/radio3/view.cfm?Q_EV_ID=297669#&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/archivio_2009/audio/intervista2009_09_21.ram" target="_BLANK"&gt;http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/archivio_2009/audio/intervista2009_09_21.ram&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5834701594035963490-5451665713163335329?l=comitatopalestinabologna.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/5451665713163335329'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/5451665713163335329'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/2009/09/jeff-halper-barack-ostaggio-del.html' title='Jeff Halper: «Barack ostaggio del Congresso, è il momento del boicottaggio»'/><author><name>comitatopalestinabologna@gmail.com</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08664288941665809154</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='11895242958405194939'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5834701594035963490.post-8559899871559258129</id><published>2009-09-26T23:54:00.000+02:00</published><updated>2009-09-26T23:54:10.367+02:00</updated><title type='text'>L'ultima tentazione, vivere col nemico</title><content type='html'>&lt;i&gt;di Michele Giorgio&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Oggi incontro a New York tra il presidente statunitense, quello dell'Anp e il premier israeliano. Gli stessi americani confessano di avere «poche speranze». Netanyahu, che non ha fatto alcuna concessione sul congelamento degli insediamenti, gongola. Mentre Abu Mazen ingoia amaro, per non aver saputo dire di no GERUSALEMME Sempre più palestinesi acquistano casa nelle colonie&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Come viviamo a Pisgat Zeev?». Maher riflette qualche secondo prima di rispondere. «Mah, bene - dice - anche se abbiamo pochissimi contatti con i nostri vicini. Qualcuno ha capito che siamo palestinesi e ci evita, altri invece ci tollerano». Maher, palestinese di Gerusalemme, ci ha chiesto di non rivelare il suo cognome. Da due anni risiede con la famiglia in un appartamento della colonia ebraica di Pisgat Zeev, costruita a ridosso della zona araba (Est) della città.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fino a pochi anni fa, un palestinese non avrebbe mai scelto di stare in una colonia, assieme ai «settler» che occupano la zona destinata a diventare la capitale del futuro Stato di Palestina. Nel migliore dei casi sarebbe stato accusato di essere un «collaborazionista» di Israele. «Ma oggi le cose stanno cambiando - sostiene Maher -, a Gerusalemme Est non ci sono case disponibili, costruirne una costa troppo e gli israeliani raramente concedono i permessi edilizi. Per me venire qui è stata una scelta obbligata».&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non sono noti i dati ufficiali del 2008 sulla presenza di palestinesi nelle colonie ebraiche costruite nel settore di Gerusalemme sotto occupazione dal 1967. Quelli del 2007, resi noti dall'Israel center for Jerusalem studies, evidenziano un fenomeno che non è più marginale. Dei 42mila abitanti di Pisgat Zeev circa 1.300 sono palestinesi, oltre 800 i palestinesi che vivono tra i 7mila residenti della Collina Francese e altri 600 risiedono a Neve Yaakov.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Una «presenza» passata inosservata per lungo tempo e che comincia a «preoccupare» gli ultranazionalisti israeliani. Non sorprende perciò l'incontro convocato il mese scorso dall'organizzazione militante «Nuovo Sinedrio» proprio a Pisgat Zeev, per discutere e condannare con parole di fuoco gli israeliani ebrei che vendono le case ai palestinesi. «Chi cede le case agli arabi è un traditore - ha proclamato Hillel Weiss, il portavoce del «Nuovo Sinedrio» -: siamo in guerra, se gli arabi conquistano anche un solo quartiere (colonia, ndr), saranno in grado di conquistare tutti gli altri».&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Yusef, che come Maher preferisce non rivelare pienamente la sua identità, vive da un anno a Pisgat Zeev e non sembra avere in mente propositi di «riconquista». Tuttavia lo rallegra l'idea di aver messo piede nella terra che un tempo, prima delle confische, apparteneva al quartiere arabo di Beit Hanina. «Questa è terra palestinese e poi non è stato (il premier israeliano) Netanyahu a proclamare che ebrei e arabi possono vivere ovunque a Gerusalemme?», dice accennando un sorriso beffardo. Certo, spiega, «mi piacerebbe vivere assieme ai palestinesi ma a Gerusalemme est non si trova una casa per meno di mezzo milione di dollari e quelle che costano meno sono state costruite senza permesso e rischiano di venir demolite». «Qui - prosegue - ho comprato da un israeliano una casa di 150 metri quadrati per 245mila dollari e con tutti i documenti in regola».&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Yusef aggiunge che a Pisgat Zeev ha trovato quei servizi che il comune non garantisce nella zona palestinese di Gerusalemme. «Ho a disposizione i trasporti pubblici, un servizio efficiente di raccolta dei rifiuti, strade asfaltate, con i marciapiedi e ben illuminate. Preferirei avere dei vicini diversi, ma non si può ottenere tutto nella vita», aggiunge ancora con tono beffardo. Yusef e Maher vivevano, rispettivamente, a Beit Hanina e Beit Safafa, quartieri dove gli abitanti pur pagando, come gli israeliani, le tasse comunali ricevono in cambio ben pochi servizi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Secondo il ricercatore Khalil Tufakji, autore di «La dearabizzazione di Gerusalemme est», dopo oltre 40 anni di occupazione israeliana le misure anti-arabe si starebbero rivelando un «boomerang». «Il fine della politica (israeliana) nella zona est di Gerusalemme è stato quello di privare di servizi e diritti la popolazione palestinese allo scopo di spingerla a lasciare la città e di contenere la crescita demografica araba. (L'ex premier israeliana) Golda Meir voleva limitare gli abitanti palestinesi al 25%, ma oggi sono almeno il 35% e nel 2040 saranno il 55%, quindi la maggioranza», spiega Tufakji. «Ai palestinesi vengono negati i permessi edilizi - aggiunge - le aree edificabili sono state ridotte al minimo, le residenze revocate con vari pretesti (almeno 4mila famiglie sono state costrette a lasciare la città dal 1967)».&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tutto ciò, prosegue il ricercatore, «sta spingendo tante famiglie arabe a cercare casa nelle colonie ebraiche, approfittando della disponibilità di non pochi israeliani a vendere le loro abitazioni per trasferirsi nelle zone centrali del paese». Tufakji ricorda che l'86% dei terreni palestinesi a Gerusalemme est è stato confiscato e che le aree edificabili sono rare. «E anche quando si ottiene il permesso - spiega - occorre pagare subito 35mila dollari all'amministrazione comunale e, in ogni caso, non si possono costruire case alte più di tre piani». Nel 2004, riferisce Tufakji, delle 1.695 concessioni edilizie rilasciate dal comune appena 116 sono andate ai palestinesi e di queste solo 46 riguardavano abitazioni» A queste condizioni, conclude Tufakji, i palestinesi non possono far altro che comprare o affittare case ovunque siano disponibili a Gerusalemme.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Maher intanto si gode la sua abitazione a Pisgat Zeev e chiede all'Anp di Abu Mazen di creare un fondo speciale per Gerusalemme. «Sarebbe un modo per riappropriarci della nostra terra e per sfidare le politiche israeliane - dice - ora siamo costretti a rivolgerci alle banche israeliane per ottenere un mutuo, mentre le banche palestinesi potrebbero facilitare chi desidera comprare case israeliane». Secondo Khalil Tufakji «sarebbe opportuno» ma, aggiunge, «l'Anp e il mondo arabo non hanno una strategia valida per contrastare le politiche di Israele a Gerusalemme».&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/goog_1254001963802"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090922/pagina/09/pezzo/260475/"&gt;http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090922/pagina/09/pezzo/260475/&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5834701594035963490-8559899871559258129?l=comitatopalestinabologna.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/8559899871559258129'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/8559899871559258129'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/2009/09/lultima-tentazione-vivere-col-nemico.html' title='L&apos;ultima tentazione, vivere col nemico'/><author><name>comitatopalestinabologna@gmail.com</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08664288941665809154</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='11895242958405194939'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5834701594035963490.post-8820445382368224206</id><published>2009-09-26T23:27:00.001+02:00</published><updated>2009-09-26T23:33:55.823+02:00</updated><title type='text'>Israele cerca l’appoggio di Obama sull’indagine a Gaza</title><content type='html'>&lt;i&gt;di Barak Ravid e Anshel Pfeffer  &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mercoledì, Israele ha domandato a un certo numero di membri ad alto livello dell’amministrazione di Obama di appoggiarla nel limitare il grave danno internazionale prodotto dalla relazione della Commissione Goldstone rilasciata questa settimana, nella quale si accusa Israele di aver commesso crimini di guerra durante l’Operazione Piombo Fuso.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Ministero degli Esteri, mercoledì, ha deciso di concentrare i suoi sforzi nel tentativo di combattere le accuse contenute nel rapporto rivolgendosi agli Stati Uniti, alla Russia e a pochi altri membri appartenenti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e al Consiglio per i Diritti Umani, che sono coinvolti nelle guerre in Iraq e in Afghanistan. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il messaggio israeliano sostiene che il rapporto Goldstone minaccia quei paesi, in quanto esso crea grosse difficoltà alla guerra al terrore, e ci si deve perciò impegnare per impedire che esso venga portato davanti alla Corte Criminale Internazionale dell’Aja (ICC). Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha sollevato la questione mercoledì con l’inviato speciale per il Medio Oriente, Gorge Mitchell, mentre il rappresentante del Ministero degli Esteri, Daniel Ayalon, ne ha discusso con l’ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite, Susan Rice, e con altri funzionari di alto livello. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La Commissione Internazionale, nominata dal Consiglio per i Diritti Umani e guidata dal giudice Richard Goldstone, accusa Israele di crimini di guerra e sta trasmettendo le sue raccomandazioni al ICC dell’Aja. Secondo il rapporto: “Alcune delle azioni del governo di Israele potrebbero giustificare una decisione della corte competente che accerti che sono stati commessi crimini contro l’umanità,” e “….la Missione rileva che c’è stato un certo numero di violazioni del Diritto Umanitario Internazionale e della legge per i Diritti Umani.” &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Ministero degli Esteri ha costituito un forum di esperti legali per seguire qualsiasi azione processuale che potrebbe essere intentata a seguito del rapporto e per essere pronti per una situazione nella quale una causa fosse stata portata di fronte al tribunale dell’Aja. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ayalon, che stava facendo una visita di lavoro negli Stati Uniti, ha cominciato giovedì a inviare messaggi a membri ad alto livello dell’amministrazione degli Stati Uniti e del Congresso per la necessità di presentare obiezioni nei confronti del rapporto. Egli ha rilevato che la stessa strategia che era occorsa in merito alla Risoluzione 3379 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che metteva in relazione il sionismo con il razzismo, deve essere messa in atto con la relazione Goldstone. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Presidente Shimon Peres ha rilasciato una dichiarazione, mercoledì, nella quale si afferma che il rapporto Goldstone “ha fatto una parodia della storia.” &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sempre mercoledì, l’ufficio del Primo Ministro ha deciso che Peres avrebbe dovuto trovarsi in prima linea nella campagna israeliana contro la relazione. Netanyahu e il Ministro degli Esteri Avigdor Lieberman non si sarebbero espressi pubblicamente sull’argomento, ma sarebbero impegnati in una diplomazia nascosta. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ufficiali superiori del Ministero degli Esteri, mercoledì, hanno dichiarato che la decisione israeliana di non collaborare con la Commissione Goldstone era stata giusta. Essi hanno insistito che questo era il caso, malgrado il fatto che tutti gli israeliani che hanno prestato liberamente testimonianza prima della Commissione Goldstone, come Noam Shalit, padre del soldato israeliano rapito Gilad Shalit, hanno inciso sulla relazione e sullo stesso Goldstone in modo affine a ciascun’altra testimonianza israeliana. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un funzionario superiore del Ministero degli Esteri ha affermato: “Noi sapevamo che la relazione sarebbe stata inclemente, ma Goldstone ci ha sorpreso sul come è stata dura. Ciò sta proprio a dimostrare  quanto eravamo dalla parte della ragione nel non collaborare. Se l’avessi fatto, avremmo legittimato questo scandalo.”  &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La relazione di 575 pagine descrive 36 casi specifici nel quali l’IDF ha violato in modo evidente le leggi internazionali. Un gran numero di casi sono già stati presi in esame dall’IDF a seguito dell’operazione, all’interno delle unità che avevano preso parte ai combattimenti e da cinque comitati istituiti con ordinanza del capo di stato maggiore Gabi Ashkenazi. Nella maggior parte dei casi, le indagini hanno stabilito che i soldati hanno operato secondo gli ordini, nonché nel rispetto del diritto internazionale. Tuttavia, non è stato deciso ancora se fare uso del materiale raccolto da parte dell’IDF per confutare le conclusioni del gruppo di Goldstone o di lasciarlo come prova nel caso in cui all’estero vengano formulate delle accuse contro specifici ufficiali delle Forze Israeliane di Difesa. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’IDF e il Ministero della Giustizia sono preoccupati in quanto il rapporto potrà rendere difficoltosi i viaggi all’estero per ufficiali israeliani. Un gruppo congiunto del Ministero della Giustizia, dell’IDF e del Ministero degli Esteri ha già una squadra di esperti legali, che avvertono gli ufficiali di non lasciare il paese e in alcuni casi ha impedito loro di visitare specifici paesi. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Viene richiesto che ogni soldato e ufficiale si sottoponga  ad un incontro informativo di sicurezza prima di intraprendere un viaggio all’estero; lo scorso anno, venne richiesto ad alcuni ufficiali che avevano preso parte ai combattimenti a Gaza, in particolar modo se i loro nomi erano comparsi nei media, di sottoporsi ad un incontro informativo speciale. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fonti legali hanno affermato che sono stati coinvolti per trattare la questione principalmente esperti civili, piuttosto che l’ufficio dell’Avvocatura Militare Generale. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Diversamente da quanto comporta la sua partecipazione al gruppo congiunto, l’IDF si è rifiutato ufficialmente di confutare le affermazioni contenute nel rapporto Goldstone. L’esercito ha deciso di fornire al Ministero degli Esteri le risposte alle critiche all’estero riguardanti le proprie attività. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Haaretz ha rivelato una direttiva dell’IDF, che fa seguito all’Operazione Piombo Fuso, la quale proibisce di pubblicare i nomi e le foto dei comandanti di battaglione che hanno partecipato all’operazione per il timore di rappresaglie legali nei loro confronti. Pochi mesi dopo, l’IDF ha fatto marcia indietro sulla questione. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Israele è preoccupato in quanto gli ufficiali, e perfino gli alti funzionari governativi ed i ministri che sono coinvolti nell’approvazione dell’operazione, potrebbero rischiare di essere arrestati in un paese che sia firmatario del trattato che riconosce la Corte Criminale Internazionale dell’Aja (ICC) e che è obbligato, di conseguenza, a rispettare i suoi mandati di cattura. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le autorità sono preoccupate, in modo particolare, per gli ufficiali che sono in visita in paesi che permettono ai loro sistemi legali che prevedono la “giurisdizione universale” di processare – a seguito delle denuncie presentate da privati cittadini o delle iniziative di giudici inquirenti – una persona sospettata di aver commesso crimini di guerra in un altro paese. Sono inclusi tra questi paesi la Gran Bretagna, il Belgio, la Spagna e la Norvegia. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fino ad oggi, c’è stato solo un caso di un ufficiale che ha corso il rischio di venire arrestato in un paese straniero – il maggiore generale Doron Almong, ex-comandante della regione occupata  meridionale (GOC) – che è dovuto restare a bordo dell’aereo con il quale era andato a Londra e ritornare in Israele per la paura di essere arrestato, dopo che un gruppo palestinese aveva intentato un’azione legale contro di lui per crimini di guerra. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.haaretz.com/hasen/spages/1115233.html"&gt;http://www.haaretz.com/hasen/spages/1115233.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(tradotto da mariano mingarelli)&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=1493&amp;amp;Itemid=76"&gt;http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=1493&amp;amp;Itemid=76&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 10pt;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: #cc0000;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Gli Stati Uniti affermano che il rapporto delle Nazioni Unite su Gaza è ingiusto nel confronti di Israele&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;di The Associated Press&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Venerdì, l’amministrazione Obama ha criticato seccamente una relazione delle Nazioni Unite che afferma che Israele ha commesso numerosi crimini di guerra all’inizio di quest’anno durante la sua guerra a Gaza. La dichiarazione del Dipartimento di Stato U.S. mette fine a quasi una settimana di reazioni fatte in sordina alle conclusioni che sono già state respinte da Israele.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Dipartimento di Stato ha sostenuto che le conclusioni della Commissione delle Nazioni Unite guidata dal giudice sudafricano Richard Goldstone sono state ingiuste nei confronti di Israele, in quanto non hanno affrontato in modo completo il ruolo avuto nel conflitto dai gruppi di miliziani palestinesi di Hamas. Ha affermato che gli Stati Uniti si sono opposti alla raccomandazione che le azioni compiute da Israele siano rinviate alla Corte Criminale Internazionale (ICC).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il portavoce Ian Kelly ha raccontato ai giornalisti: "Benché la relazione faccia riferimento ad entrambe le parti del conflitto, essa si concentra in modo schiacciante sulle azioni compiute da Israele."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Egli ha sostenuto che, mentre la relazione trae conclusioni di fatto e di legge eccessivamente radicali nei riguardi di Israele, le sue risultanze sulla condotta deplorevole di Hamas e il mancato adeguamento dello stesso al diritto umanitario internazionale durante il conflitto, sono al più approssimative e incerte.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La relazione delle Nazioni Unite, consegnata giovedì, ha criticato Israele per le morti di civili a Gaza, affermando che nell’offensiva era stata utilizzata una forza sproporzionata. Durante le tre settimane del conflitto sono stati uccisi circa 1.400 palestinesi. Israele ha rilanciato l’accusa dicendo che la colpa è stata di Hamas in quanto i suoi combattenti avevano dislocato sia le forze che coloro che lanciavano i missili in quartieri affollati.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La relazione ha dichiarato che anche il lancio da parte di Hamas di razzi sui civili israeliani è un crimine di guerra.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Giovedì, il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha criticato ferocemente le conclusioni, affermando che le forze di sicurezza israeliane stavano esplicando il diritto del loro paese di difendere se stesso. Gli Stati Uniti sono rimasti per lo più muti fino a venerdì, limitando la loro reazione ad espressioni di preoccupazione a proposito di argomenti non specificati e sul mandato della commissione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il mandato era stato assegnato a Goldstone e ai suoi colleghi dal Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, quest’anno, prima che il Presidente Barack Obama avesse deciso di mettere fine alla politica dell’amministrazione Bush di snobbare l’istituzione, prendendovi parte.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Venerdì, Kelly ha affermato che gli Stati Uniti avevano l’intenzione di mantenere la discussione sulla relazione all’interno del Consiglio e che erano preoccupati molto seriamente riguardo alla raccomandazione che essa fosse sollevata presso altre istituzioni, inclusa la Corte Criminale Internazionale.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Egli ha sostenuto: "Facciamo notare in particolare che Israele possiede degli organismi democratici per indagare e per intentare azioni penali contro eventuali abusi, e noi esortiamo che sia Israele ad utilizzare quelle istituzioni."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anche degli ufficiali degli Stati Uniti si sono dimostrati preoccupati per la possibilità che Stati Arabi ed altri potrebbero cercare di sollevare la questione del rapporto, la prossima settimana, alla sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Kelly ha detto che era importante per il mondo restare concentrato sul tentativo di rilanciare i colloqui di pace Israelo-palestinesi e ha continuato:&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Noi ci auguriamo che gli impegni assunti presso il Consiglio per i Diritti Umani e le altre istituzioni internazionali e riguardanti il Medio Oriente potranno avere prospettive di futuro sul come si può sostenere l’obiettivo di una soluzione a due-stati."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://www.haaretz.com/hasen/spages/1115659.html"&gt;http://www.haaretz.com/hasen/spages/1115659.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(tradotto da mariano mingarelli)&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=1494&amp;amp;Itemid=76"&gt;http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=1494&amp;amp;Itemid=76&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5834701594035963490-8820445382368224206?l=comitatopalestinabologna.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/8820445382368224206'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/8820445382368224206'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/2009/09/israele-cerca-lappoggio-di-obama.html' title='Israele cerca l’appoggio di Obama sull’indagine a Gaza'/><author><name>comitatopalestinabologna@gmail.com</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08664288941665809154</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='11895242958405194939'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5834701594035963490.post-3158294284988008395</id><published>2009-09-26T23:16:00.001+02:00</published><updated>2009-09-27T00:11:36.688+02:00</updated><title type='text'>Disonore all'Aja</title><content type='html'>&lt;i&gt;di Gideon Levy&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;C’è un nome su ogni pallottola, e c’è qualcuno responsabile per ogni crimine. E’ stato squarciato, una volta per tutte, il mantello di teflon che Israele si era avvolto tutt’attorno fin dall’Operazione Piombo Fuso ed ora devono essere affrontate questioni difficili. E’ divenuto superfluo porre la domanda se a Gaza vennero commessi dei crimini di guerra, in quanto sono già state fornite risposte chiare ed autorevoli. In tal modo, deve essere posta la domanda successiva: di chi è la colpa? Se vennero commessi dei crimini di guerra a Gaza, ne consegue che tra di noi ci sono dei criminali di guerra in libertà. Essi devono essere giudicati responsabili e puniti. Questa è la rigorosa conclusione tracciata dalla relazione dettagliata delle Nazioni Unite.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per quasi un anno, Israele ha cercato di sostenere che il sangue versato a Gaza era soltanto acqua. Un rapporto si era succeduto all’altro, con effetti ugualmente raccapriccianti: assedio, fosforo bianco, scempio di civili innocenti, infrastrutture distrutte – crimini di guerra in tutti i resoconti. Ora, dopo la pubblicazione della relazione, la più importante e  schiacciante fra tutte, compilata dalla commissione diretta dal giudice Richard Goldstone, i tentativi di Israele di screditarli appaiono assurdi e le vuote sbruffonate dei suoi portavoce risuonano patetiche. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per quanto essi si siano concentrati sugli inviati e non sulle loro comunicazioni: l’investigatore per il Controllo del rispetto dei Diritti Umani raccoglie cimeli nazisti, Rompere il Silenzio è un affare, Amnesty International è anti-semitica. Tutto è propaganda a buon mercato. Come se, questa volta, l’inviato fosse un professore in propaganda. Nessuno può affermare seriamente che Goldstone, un fervente ed attivo sionista, con legami profondi con Israele, sia un anti-semita. Sarebbe ridicolo. Quantunque ci siano stati alcuni agenti che hanno tentato di usare effettivamente l’arma dell’anti-semitismo contro di lui, sebbene riconoscessero che tutto ciò fosse farsesco. Si sarebbe dovuto ascoltare la commovente intervista che la figlia di Goldstone, Nicole, aveva concesso mercoledì a Razi Barkai della Radio dell’Esercito, per capire che lei di fatto amava Israele e ne era un’amica autentica. Ella aveva raccontato, in ebraico, dell’angoscia mentale che suo padre aveva provato e della sua convinzione che, se non ci fosse stato lui, il rapporto sarebbe stato di gran lunga peggiore. Precisò che tutto ciò che lui voleva era un Israele che fosse più giusto. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nessuno può avere dei dubbi neppure sulle sue credenziali giuridiche, in quanto giurista internazionale al massimo livello con una impeccabile reputazione. L’uomo che aveva scoperto la verità sul Ruanda e sulla Yugoslavia, aveva fatto ora la stessa cosa riguardo a Gaza. L’ex principale procuratore del Tribunale Criminale Internazionale dell’Aja non è solo un’autorità giuridica, ma anche un’autorità morale; quindi critiche nei confronti del giudice non saranno prese in considerazione. E’ tempo, invece, di guardare più da vicino gli accusati. Quei responsabili sono in primo luogo Ehud Olmert, Ehud Barak e Gabi Ashkenazi. Finora, cosa incredibile, nessuno di loro ha pagato alcun prezzo per i loro misfatti. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Piombo Fuso è stata un’aggressione esagerata su una popolazione civile assediata e senza protezione alcuna che non ha mostrato quasi alcun segno di resistenza durante l’operazione. Ciò avrebbe dovuto sollevare una collera immediata in Israele. E’ stata una Sabra e Chatila, questa volta eseguita da noi. Sennonché in questo paese, a seguito di Sabra e Chatila, ci fu una bufera di proteste, mentre dopo Piombo Fuso sono state sciorinate solo pure citazioni. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Avrebbe dovuto essere sufficiente considerare solo la spaventosa disparità nel numero delle vittime – 100 palestinesi uccisi per ognuno degli israeliani – per turbare l’intera società di Israele. Non c’era alcuna necessità di aspettare Goldstone per comprendere quale terribile cosa era avvenuta tra il Davide palestinese e il Golia israeliano. Ma gli israeliani hanno preferito guardare da un’altra parte o starsene con i loro bambini sulle colline attorno a Gaza ed esultare per la carneficina causata dalle bombe. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sotto la copertura di media impegnati, di analisti ed esperti criminalmente parziali – i quali tutti si sono trattenuti dal divulgare le informazioni – e con un’opinione pubblica compiacente alla quale era stato fatto il lavaggio del cervello, Israele si è comportato come se nulla fosse accaduto. Goldstone ha messo fine a tutto ciò e per questo dobbiamo ringraziarlo. Dopo che il suo compito si è concluso, saranno prese le ovvie iniziative pratiche. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sarebbe meglio che Israele facesse appello al coraggio per cambiare la rotta, fintanto che c’è ancora tempo, facendo sulla materia indagini reali,  e non tramite le inchieste grottesche delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), senza aspettare Goldstone. Olmert e Tzipi Livni devono essere costretti a pagare per la loro vergognosa decisione di non collaborare con Goldstone, sebbene a questo punto il latte è versato. Ora che la relazione prosegue sulla sua strada verso la Corte Criminale Internazionale (ICC) e potrebbero essere emessi presto dei mandati di arresto, ciò che resta ancora da farsi è la costituzione immediata di una Commissione d’Inchiesta per evitare il disonore dell’Aja. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Forse la prossima volta che si darà inizio ad un’altra inutile ed infelice guerra, si prenderà in considerazione non solo il numero delle vittime che si dovranno probabilmente subire, ma anche il pesante danno politico che tali guerre producono. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Alla vigilia del nuovo anno ebraico, Israele sta diventando, meritatamente, un paese emarginato ed odiato. Non dobbiamo dimenticarcelo per un minuto solo. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://www.haaretz.com/hasen/spages/1115240.html"&gt;http://www.haaretz.com/hasen/spages/1115240.html&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;(tradotto da mariano mingarelli)&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=1492Itemid=76"&gt;http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=1492Itemid=76&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;h2 style="margin: auto 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 12pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: #cc0000;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;b&gt;Dopo la  pubblicazione del rapporto dell’ Onu per i fatti avvenuti a Gaza: Israele al Tribunale per i crimini di guerra!&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;di Michael Warschawski&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La pubblicazione del rapporto dell’Onu per l’accertamento dei fatti sul conflitto di Gaza è un passo importante, a condizione che abbia un seguito. Esso è importante anzitutto per la sicurezza pubblica internazionale: durante i due decenni  del predominio dei neo-conservatori negli Stati Uniti, abbiamo assistito agli sforzi congiunti della casa Bianca e di Israele per vanificare le norme del diritto internazionale. Possiamo ricordare lo stupido commento di George  W. Bush: egli, nella cornice della guerra globale al terrorismo sostenne che era essenziale annullare le limitazioni poste ai combattenti dalla Convenzione di Ginevra.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E Israele, già nei primi anni ’70 aveva deciso che la Quarta Convenzione di Ginevra non era applicabile nei Territori Occupati. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il rapporto, e prima di questo il parere consultivo della Corte Internazionale sulle Conseguenze legali della costruzione di un muro nei territori palestinesi occupati, ricorda al mondo che la lezione dell’epoca nazista non è stata dimenticata e che il mondo non è una giungla in cui predomina la forza, ma una comunità civilizzata che si sforza di agire secondo le leggi internazionali che proteggono i fondamentali diritti degli esseri umani. E per coloro che obiettano, giustamente, che queste norme internazionali sono violate ogni giorno dalla maggioranza dei Paesi del mondo, noi dobbiamo rispondere  che è meglio che ci siano norme e leggi che proteggono i più deboli, anche se non sono generalmente rispettate, che vivere in una società senza leggi che permette al più forte di fare ciò che vuole. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le risposte dei leader israeliani erano prevedibili: “rapporto prevenuto” “ approccio unilaterale”, e “ noi abbiamo sempre saputo che Goldstone è antisemita…. o un Ebreo che odia se stesso”. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A capo di questa campagna sta, e non poteva essere altrimenti, Ehud Barak, che ha dichiarato che “questo rapporto non solo premia  il terrorismo, ma addirittura lo incoraggia” . Barak ha aggiunto che il Ministro della Difesa assicurerà  la consulenza legale a quegli ufficiali contro i quali fossero avviati procedimenti legali. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In base ai regolamenti della legge internazionale si suppone che le conclusioni del rapporto saranno ora discusse nel Consiglio per i Diritti  Umani e poi nel Consiglio di Sicurezza, che potrebbe poi trasferirle alla Corte Internazionale dell’Aja o a una Corte internazionale speciale, cosicché coloro che sono sospettati di aver commesso crimini di guerra  possano essere processati e se ritenuti colpevoli condannati a stare dietro le sbarre per molti anni. In ogni modo, questa stessa legge internazionale ha previsto dei privilegi per  le grandi potenze, cioè il potere di veto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La diplomazia israeliana  concentrerà immediatamente i propri sforzi nel convincere alcune di queste potenze a porre il veto e togliere Israele dai guai. E soprattutto farà pressioni sulla casa Bianca.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Così è arrivata la vera prova per Barack Obama : nessuna dichiarazione su “la pace entro due anni” e “il diritto dei palestinesi a uno stato”, ma al momento una trattativa con politiche concrete  che contraddicono i valori che egli sostiene e con chiare esortazioni a adire alle vie legali.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Barack deciderà  se al sistema delle leggi internazionali sarà permesso di fare ciò che ci si aspetta da esse . Con mio dispiacere, io scommetto che lui starà con Israele, cioè, che gli Stati Uniti useranno  il  potere di veto nel Consiglio di Sicurezza  delle Nazioni Unite.Comunque, il veto americano non porrà fine alla storia: numerosi Paesi nel mondo hanno adottato leggi che permettono loro di giudicare persone accusate di crimini di guerra contro l’umanità. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sta a noi, donne e uomini, in Israele e all’estero,  che temono per la sicurezza pubblica internazionale e le leggi internazionali, il compito di unire le forze per porre a questi criminali di guerra il dilemma: rischiare di essere processati se vengono trovati in paesi  il cui la legge lo permette, o rimanere chiusi in Israele, abbandonando l’idea di fare turismo in Spagna o un anno sabbatico nel Regno Unito.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come è accaduto al precedente comandante delle forze aeree israeliane che è stato costretto a rimanere dentro l’aereo  all’aeroporto di Londra, quando seppe dell’ordine di detenzione che lo aspettava se avesse messo piede in Gran Bretagna. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La creazione di un “Osservatorio sui crimini di guerra israeliani” può essere uno dei contributi della società civile per dar seguito al  rapporto dell’ ONU , in aggiunta alla raccolta  del rilevante materiale e delle testimonianze sulle azioni militari di Israele a Gaza , e al monitoraggio dei movimenti di coloro che sono sospettati di crimini di guerra.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="createby"&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="font-weight: normal;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;a href="http://www.alternativenews.org/michael-wasrschawski/2160-following-pubblication-of-report-of-the-un-fact-%20finding-mission-on-gaza-israeli-war-criminals-to-trialcourt-.html"&gt;http://www.alternativenews.org/michael-wasrschawski/2160-following-pubblication-of-report-of-the-un-fact- finding-mission-on-gaza-israeli-war-criminals-to-trialcourt-.html&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(tradotto da Caterina Guarna)&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=1495&amp;amp;Itemid=76"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=1495&amp;amp;Itemid=76&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5834701594035963490-3158294284988008395?l=comitatopalestinabologna.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/3158294284988008395'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/3158294284988008395'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/2009/09/disonore-allaja.html' title='Disonore all&apos;Aja'/><author><name>comitatopalestinabologna@gmail.com</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08664288941665809154</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='11895242958405194939'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5834701594035963490.post-5500364986226759628</id><published>2009-09-26T21:26:00.000+02:00</published><updated>2009-09-26T21:26:25.410+02:00</updated><title type='text'>DOPO IL RAPPORTO ONU SUI MASSACRI A GAZA Sindacato britannico boicotta Israele</title><content type='html'>&lt;i&gt;di Michelangelo Cocco&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il British trades union congress (Tuc), che con i suoi 6,5 milioni di iscritti è la principale confederazione sindacale britannica, ha aderito alla campagna di boicottaggio disinvestimento e sanzioni (Bds) contro Israele. La decisione è stata presa ieri (a maggioranza assoluta) nella giornata di chiusura del congresso annuale del Tuc a Liverpool e all'indomani della pubblicazione del rapporto della Commissione Onu presieduta dal giudice Richard Goldstone che accusa Israele di aver commesso «crimini di guerra» durante l'offensiva militare contro la Striscia di Gaza (27 dicembre 2008-18 gennaio 2009) costata la vita a oltre 1.400 palestinesi, la maggior parte dei quali civili. Dichiarandosi a favore dei due stati e condannando anche il lancio di razzi Qassam da parte di Hamas, il Tuc chiede al governo laburista di Gordon Brown di «cessare ogni commercio di armi con Israele, imporre il bando all'importazione di merci prodotte negli insediamenti illegali nei Territori occupati». Il sindacato, che ha seguito l'esempio dell'irlandese Irish congress of trade unions (Ictu) e del sudafricano Cosatu, «appoggia le mosse per la sospensione del trattato di associazione Israele-Unione europea». Il Palestine solidarity campaign, la rete di associazioni britanniche che ha spinto per il boicottaggio, festeggia la sua vittoria. Così come gli attivisti palestinesi promotori del Bds, che incassano un altro successo dopo la decisione presa qualche giorno fa dal Fondo pensioni norvegese di ritirare i propri investimenti dall'azienda militare israeliana Elbit. Per la Palestina - sostengono i militanti - «è finalmente arrivato il momento sudafricano», con riferimento alla campagna internazionale di boicottaggio che contribuì in maniera determinante a porre fine al regime dell'apartheid in Sudafrica.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090918/pagina/07/pezzo/260179/"&gt;&lt;i&gt;http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090918/pagina/07/pezzo/260179/&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5834701594035963490-5500364986226759628?l=comitatopalestinabologna.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/5500364986226759628'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/5500364986226759628'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/2009/09/dopo-il-rapporto-onu-sui-massacri-gaza.html' title='DOPO IL RAPPORTO ONU SUI MASSACRI A GAZA Sindacato britannico boicotta Israele'/><author><name>comitatopalestinabologna@gmail.com</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08664288941665809154</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='11895242958405194939'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5834701594035963490.post-7283474575826660841</id><published>2009-09-26T20:22:00.000+02:00</published><updated>2009-09-26T20:22:34.575+02:00</updated><title type='text'>Sindacati inglesi si impegnano per un boicottaggio di massa dei prodotti israeliani. E quelli italiani ?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;17 settembre – Con una decisione storica, i sindacati britannici hanno votato l’impegno a costruire un movimento di massa per il boicottaggio, il disinvestimento e sanzioni verso Israele e per una soluzione negoziata basata sulla giustizia per i Palestinesi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La mozione è passata al Congresso Annuale 2009 del TUC (Trade Unions Council) a Liverpool oggi 17 settembre, che riunisce i sindacati rappresentanti di 6 milioni e mezzo di lavoratori del Regno Unito. Hugh Lanning, presidente della Palestine Solidarity Campaign, ha detto: ‘Questa mozione è il culmine di un’ondata di mozioni passate nelle conferenze sindacali quest’anno, a seguito dell’indignazione per la brutale guerra di Israele contro Gaza, e riflette la massiccia crescita del sostegno ai diritti palestinesi. Lavoreremo con i sindacati per sviluppare una campagna di massa per il boicottaggio dei prodotti israeliani, specialmente i prodotti agricoli provenienti dalle colonie illegali israeliane nella West Bank palestinese’.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La mozione invita inoltre il TUC General Council a premere sul governo inglese per la fine di ogni commercio di armi con Israele e per sostenere le iniziative per la sospensione dell’accordo commerciale fra Israele e l’Unione Europea. I sindacati sono anche incoraggiati a disinvestire dalle aziende che traggono profitto dalla quarantennale occupazione illegale israeliana di Gaza e della West Bank.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La mozione è stata presentata dal sindacato dei Vigili del Fuoco. I più grandi sindacati di categoria inglesi, compresi Unite(pubblico impiego) e UNISON (sanità), hanno votato a favore della mozione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La mozione approvata condanna anche le dichiarazioni del sindacato israeliano Histadrut a sostegno della guerra di Israele contro Gaza, che ha ucciso 1.450 Palestinesi in tre settimane, e invita a riconsiderare le relazioni del TUC con l’Histadrut.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I sindacati inglesi hanno raggiunto quelli del Sud Africa e dell’Irlanda nell’impegno per una campagna di boicottaggio di massa per costringere Israele a rispettare il diritto internazionale e per fare pressione sullo Stato ebraico affinchè adempia alle Risoluzioni dell’ONU sul diritto alla giustizia ed all’uguaglianza per il popolo palestinese. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="http://www.boicottaisraele.it/"&gt;www.boicottaisraele.it&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="http://www.forumpalestina.org/news/2009/Settembre09/18-09-09SindacatiInglesiBoicottaggio.htm"&gt;http://www.forumpalestina.org/news/2009/Settembre09 18-09-09SindacatiInglesiBoicottaggio.htm&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5834701594035963490-7283474575826660841?l=comitatopalestinabologna.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/7283474575826660841'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/7283474575826660841'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/2009/09/sindacati-inglesi-si-impegnano-per-un.html' title='Sindacati inglesi si impegnano per un boicottaggio di massa dei prodotti israeliani. E quelli italiani ?'/><author><name>comitatopalestinabologna@gmail.com</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08664288941665809154</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='11895242958405194939'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5834701594035963490.post-9064027619924486296</id><published>2009-09-10T21:42:00.005+02:00</published><updated>2009-09-10T21:48:09.226+02:00</updated><title type='text'>NAHR EL-BARED:  "...dove sono finiti i milioni di dollari stanziati dai Governi Internazionali per la ricostruzione?"</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Due anni fa, il 7 settembre del 2007 finiva l'attacco al campo profughi Nahr el-Bared in Libano, ma dopo due anni la situazione è ancora al limite della sopravvivenza&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(204, 0, 0);"&gt;9/09/2009 Report da Nahr al Bared&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il campo profughi di Nahr al Bared, con suoi 40.000 abitanti, era il secondo per dimensioni in Libano, possedeva fino al 2007, l’economia più stabile e sviluppata fra tutti i 12 campi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;profughi palestinesi ufficialmente registrati sul territorio libanese. Era frequentato dai libanesi e anche dai vicini siriani, che godevano di prezzi competitivi e credito. Tra il maggio e il settembre del 2007, il campo è stato raso al suolo dall’Esercito Libanese, con il pretesto di estirparne le milizie di Fatah al Islam che vi si erano insediate. Il numero degli elementi armati di questa organizzazione non superava le quattrocento unità e nelle sue fila si contavano curdi, siriani, libanesi, sauditi e pochi elementi palestinesi estranei al campo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di ritorno a Nahr el Bared a 16 mesi dalla mia ultima vista, molte cose sembrano cambiate, anche se i cambiamenti  rispetto al disastro e alla devastazione sono in realtà minimi e la situazione dei profughi è disperata. Il campo è tutt’ora occupato dall’Esercito Libanese, circondato da 5 check point con l’ingresso proibito a chiunque. I palestinesi devono mostrare l’ID ai check point ogni volta che entrano nel campo e spesso devono sottostare a controlli. ...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;.... &lt;span style="font-size:100%;"&gt;leggi tutto:&lt;/span&gt; &lt;a href="http://www.blogger.com/dove%20sono%20finiti%20i%20milioni%20di%20dollari%20stanziati%20dai%20Governi%20Internazionali%20per%20la%20ricostruzione?"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;http://www.associazionezaatar.org/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=676&amp;amp;Itemid=1&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5834701594035963490-9064027619924486296?l=comitatopalestinabologna.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/9064027619924486296'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/9064027619924486296'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/2009/09/nahr-el-bared-dove-sono-finiti-i.html' title='NAHR EL-BARED:  &quot;...dove sono finiti i milioni di dollari stanziati dai Governi Internazionali per la ricostruzione?&quot;'/><author><name>comitatopalestinabologna@gmail.com</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08664288941665809154</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='11895242958405194939'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5834701594035963490.post-5833066097596386532</id><published>2009-09-09T23:37:00.001+02:00</published><updated>2009-09-09T23:39:55.343+02:00</updated><title type='text'>450 nuove case, schiaffo agli Usa da Tel Aviv</title><content type='html'>&lt;span style="color: rgb(204, 0, 0);"&gt;COLONIE I palestinesi: impossibile negoziare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Michele Giorgio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Pare che Benyamin Netanyahu abbia ordinato ai suoi ministri e collaboratori di non usare mai la parola «hakpaah», in ebraico «congelamento», a proposito del blocco dell'espansione delle colonie ebraiche nella Cisgiordania palestinese richiesto dagli Stati Uniti. Si dovranno usare, ha spiegato il premier israeliano, i termini «hashayah» (sospensione), «hamtana» (periodo di attesa) o al massimo «tzimtzum» (riduzione). E ha ragione il primo ministro, perché la colonizzazione non subirà alcuna sosta. Perfino durante la sospensione - di pochi mesi - che Netanyahu sta negoziando con l'Amministrazione Obama, le costruzioni andranno avanti.&lt;br /&gt;Ieri il ministro della difesa israeliano, Ehud Barak, ha dato il via libera alla costruzione di 455 nuove abitazioni per i coloni. I nuovi appartamenti si aggiungeranno ai circa 2.500 già approvati e che non rientrano nella possibile intesa tra Israele e Usa. Delle nuove case, 149 saranno costruite nella colonia di Har Gilo, nel blocco di Etzion vicino a Betlemme, 84 a Modiin Ilit ad ovest di Ramallah, 76 a Givat Zeev a nord di Gerusalemme, 25 a Kedar nei pressi della colonia di Maale Adumim ad est di Gerusalemme e altre 20 nell'insediamento di Maskiot nella Valle del Giordano. Nei prossimi giorni, Barak autorizzerà la costruzione di un'altra novantina di alloggi, portando a 455 il numero delle nuove costruzioni.&lt;br /&gt;La notizia non ha sorpreso nessuno visto che venerdì scorso funzionari israeliani avevano provveduto ad annunciare che Netanyahu avrebbe dato il via libera ai nuovi progetti generando reazioni europee ed americane di scarso rilievo. È stato confermato infatti l'arrivo nel fine settimana dell'inviato Usa per il Medio Oriente, George Mitchell, che da alcuni mesi sta cercando di convincere Netanyahu a bloccare le attività negli insediamenti ebraici per riannodare il dialogo diretto con l'Anp di Abu Mazen. Ma alla fine ha vinto il premier israeliano che ha scelto di tenere fede alla sua ideologia e di mantenere le promesse fatte ai coloni in campagna elettorale.&lt;br /&gt;Ieri era rimasta solo la destra ultraradicale che fa capo al deputato Aryeh Eldad (Unione nazionale) a puntare l'indice contro il governo Netanyahu «che costruisce un decimo delle case edificate in passato dalla sinistra». Un gruppo di coloni, per vendetta, ha tagliato 50 alberi d'ulivo in un terreno palestinese vicino a Ramallah. I settler «pragmatici» al contrario sorridono, perché hanno capito che l'Amministrazione Obama non farà nulla di serio per imporre a Israele il blocco della colonizzazione.&lt;br /&gt;Ieri, ad esempio, si è tenuta una cerimonia simbolica, per la posa della prima pietra di un nuovo grande progetto edilizio destinato a dar vita a 3.500 nuovi alloggi, nella più grande delle colonie ebraiche, Maaleh Adumim, a est di Gerusalemme, in presenza anche di alcuni ministri. L'iniziativa, secondo gli organizzatori, prelude alla creazione di un intero nuovo sobborgo di Maaleh Adumin, denominato Mevasseret Adumim e pensato per ospitare migliaia di nuovi coloni.&lt;br /&gt;Si tratta peraltro della cosiddetta zona «E1» dove, ma solo a parole, gli americani si oppongono a qualsiasi sviluppo degli insediamenti ebraici perché finirebbe per tagliare in due la Cisgiordania.&lt;br /&gt;A questo punto un'intesa tra Usa e Israele per la sospensione temporanea delle costruzioni potrebbe rivelarsi addirittura controproducente per l'Anp e Abu Mazen. Netanyahu potrebbe affermare di aver «inutilmente» fermato i progetti edilizi nelle colonie (che, al contrario, andranno avanti senza alcun problema) di fronte ad un presidente palestinese che continua a respingere l'idea di una ripresa del negoziato diretto. Un rischio che l'Anp sembra aver colto.&lt;br /&gt;«Sia ben chiaro - ha avvertito il caponegoziatore dell'Anp Saeb Erekat - che la decisione di Israele di costruire più di 450 nuove case vanifica gli effetti che l'annuncio di un congelamento delle colonie avrebbe comportato». Erekat mette le mani in avanti ma in casa palestinese temono che l'Amministrazione Obama abbia definitivamente accettato le condizioni di Netanyahu.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:85%;" &gt;&lt;a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090908/pagina/08/pezzo/259305/"&gt;&lt;br /&gt;http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090908/pagina/08/pezzo/259305/&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5834701594035963490-5833066097596386532?l=comitatopalestinabologna.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/5833066097596386532'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/5833066097596386532'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/2009/09/450-nuove-case-schiaffo-agli-usa-da-tel.html' title='450 nuove case, schiaffo agli Usa da Tel Aviv'/><author><name>comitatopalestinabologna@gmail.com</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08664288941665809154</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='11895242958405194939'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5834701594035963490.post-7484115595665557512</id><published>2009-09-09T23:22:00.001+02:00</published><updated>2009-09-09T23:33:24.808+02:00</updated><title type='text'>La farsa pace-insediamenti</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Zvi Schuldiner&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sorpresa? No, solo un nuovo capitolo nella nota farsa pace-insediamenti. Ehud Barak, ministro della difesa israeliano, ha autorizzato nelle ultime ore la costruzione di 450 unità abitative in vari punti dei Territori occupati. Perché il ministro della difesa? La ragione è semplice: persino il governo israeliano riconosce lo status legale dell'occupazione. Le convenzioni internazionali che Israele teoricamente accetta vietano il trasferimento di popolazione dal territorio occupante a quello occupato. Solo in casi in cui la costruzione è destinata a garantire la sicurezza, si autorizzano nuove costruzioni ed espropriazioni. Dal 1967, vari governi israeliani hanno utilizzato la « scusa geniale»: questo e quell'avamposto viene prima costruito per ragioni di sicurezza, poi dopo qualche tempo arrivano i civili.&lt;br /&gt;La demagogia del premier Netanyahu e dei suoi ministri sulle reali esigenze dei coloni nei territori occupati e sul diritto di tutti i cittadini a ottenere una risposta al problema degli affitti, non devono celare una realtà elementare: questa bugia fa parte del processo di colonizzazione, tanto più che i palestinesi non godono di un diritto simile.&lt;br /&gt;Non ci sono insediamenti legali e illegali. Tutti gli insediamenti sono illegali. Ma, anche se non lo fossero, bisogna ricordare qual è la ragione per la loro costruzione: ogni insediamento è un segnale per un cambiamento della mappa geografica, per la possibile giustificazione della futura annessione dei territori occupati. In altre parole: ogni insediamento è destinato a costituire un ostacolo effettivo per impedire una pace giusta.&lt;br /&gt;Mentre il premier Begin discuteva con i presidenti Sadat e Carter l'accordo di pace di Camp David, il ministro dell'agricoltura Sharon annunciava che era necessario portare avanti la costruzione di insediamenti nei territori occupati.&lt;br /&gt;Successivamente Sharon è diventato ministro della difesa e si è fatto carico di evacuare gli insediamenti in territorio egiziano. Poco dopo, per migliorare la sua immagine, ha scatenato la guerra del Libano del 1982.&lt;br /&gt;La conferenza di Madrid del 1991 è stata preceduta da vari negoziati condotti dal segretario di stato americano James Baker. A ogni tornata negoziale, gli israeliani lo ricevevano con un nuovo insediamento, finché il presidente Bush (padre) non ha congelato i prestiti a Israele se questo non avesse interrotto la costruzione degli insediamenti, contribuendo forse alla vittoria di Rabin nel 1992.&lt;br /&gt;Che dire di Oslo? Nel 1993, la storia sembrava a un punto di svolta, ma i negoziatori palestinesi non sono stati abbastanza scaltri da esigere l'interruzione degli insediamenti. Si negoziava la pace, ma allo stesso tempo si portava avanti una colonizzazione sfrenata. Il principio che regge questa politica è semplice: a ogni insediamento corrisponde un po' di sicurezza in più e per questo costruiamo nuove strade e per questo confischiamo più terre. Se poi i palestinesi protestano e la situazione si deteriora, sarà necessario costruire nuovi avamposti, nuove basi, nuove strade...&lt;br /&gt;Bisogna che tutti capiscano che questo è un processo di colonizzazione e che non sarà bloccato solo con dichiarazioni vacue: il vero problema non è se il presidente americano Barack Obama è in grado di pronunciare un bel discorso all'università del Cairo. Il vero problema è che bisogna analizzare attentamente gli interessi imperiali americani per capire se cambierà la politica americana nella regione, anche se questo implicasse l'esercizio di una pressione su Israele simile non solo a quella esercitata da Baker e Bush nel 1991, ma alla decisione sovietico-americana del 1957, quando le due potenze hanno costretto Israele a ritirarsi subito dal Sinai, poco dopo che il premier Ben Gurion aveva dichiarato il Terzo Regno di Israele.&lt;br /&gt;Il segretario di stato americano Kissinger lo aveva già detto: Israele non ha una politica estera; questa è il prodotto della sua politica interna. Sembra saggio, ma in realtà è banale: la politica estera è sempre una versione altra della politica in grande. Il premier israeliano si è aggiudicato oggi un certo respiro.&lt;br /&gt;Congelare la costruzione degli insediamenti? Atto di lesa maestà, dice la destra. Sembrava che alcuni del Likud volessero ribellarsi contro il premier e la sua coalizione traballante.&lt;br /&gt;L'ordine di Barak, che autorizza 450 nuove unità abitative, ha permesso di placare i ministri più estremisti e di evitare la possibile ribellione della destra del Likud e dell'ultradestra. Ora tutti si stanno allineando dietro al premier, che nei prossimi giorni potrà dire all'inviato americano George Mitchell che Israele congelerà i nuovi insediamenti per i prossimi nove mesi.&lt;br /&gt;È forse facile placare i falchi del governo? No. Loro sanno che i complessi progetti della costruzione rendono molto difficile un'interruzione reale, a meno che non ci sia una reale pressione da parte degli Stati uniti o della comunità internazionale.&lt;br /&gt;Congelare per nove mesi o un anno significa che in questo periodo non si costruiranno nuove unità. Però... però si continuerà a costruire quelle già approvate in passato e si inizierà a costruire le 450 frescamente approvate. Poi, come si potrà lasciare i poveri coloni senza una sinagoga, un'infermeria, una scuola o un supermercato? La farsa continua.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090908/pagina/01/pezzo/259273/"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090908/pagina/01/pezzo/259273/&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5834701594035963490-7484115595665557512?l=comitatopalestinabologna.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/7484115595665557512'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/7484115595665557512'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/2009/09/la-farsa-pace-insediamenti.html' title='La farsa pace-insediamenti'/><author><name>comitatopalestinabologna@gmail.com</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08664288941665809154</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='11895242958405194939'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5834701594035963490.post-9208252334473528303</id><published>2009-09-09T23:10:00.000+02:00</published><updated>2009-09-09T23:12:00.092+02:00</updated><title type='text'>Un rapporto conferma che più della metà dei palestinesi uccisi a Gaza dall'esercito israeliano erano civili</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono impressionanti le cifre fornite dall'ong israeliana B'Tselem che ha pubblicato un bilancio rivisto dell'operazione 'Piombo fuso'. L'offensiva israeliana dell'inverno scorso contro Hamas nella Striscia di Gaza ha fatto circa 1.400 morti palestinesi, piu' della meta' dei quali non erano combattenti. B'Tselem, che ha condotto sue proprie ricerche, afferma che 1.387 palestinesi sono rimasti uccisi durante le tre settimane di conflitto. Tra loro, "773 non hanno preso parte alle ostilità, compresi 320 minori e 109 donne". Sempre secondo B'Tselem, i palestinesi hanno ucciso nove persone durante il conflitto: tre civili e un membro dei servizi di sicurezza israeliani sono morti per i lanci di razzi di gruppi armati palestinesi contro il sud di Israele da Gaza, e cinque soldati sono stati uccisi nella Striscia. Quattro soldati israeliani, inoltre, sono stati uccisi dal "fuoco amico", scrive B'Tselem. L'esercito israeliano non ha voluto per ora commentare i dati. L'ong sottolinea che le sue cifre "contrastano" con quelle presentate da Tsahal, secondo cui i morti sono stati 1.166: l'esercito aveva spiegato che erano stati 295 i civili palestinesi uccisi, di cui 89 con meno di 16 anni e 49 donne.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.forumpalestina.org/news/2009/Settembre09/09-09-09RapportoConferma.htm"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;http://www.forumpalestina.org/news/2009/Settembre09/09-09-09RapportoConferma.htm&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5834701594035963490-9208252334473528303?l=comitatopalestinabologna.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/9208252334473528303'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/9208252334473528303'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/2009/09/un-rapporto-conferma-che-piu-della-meta.html' title='Un rapporto conferma che più della metà dei palestinesi uccisi a Gaza dall&apos;esercito israeliano erano civili'/><author><name>comitatopalestinabologna@gmail.com</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08664288941665809154</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='11895242958405194939'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5834701594035963490.post-800613396420013981</id><published>2009-09-09T21:59:00.001+02:00</published><updated>2009-09-09T22:01:30.296+02:00</updated><title type='text'>Quella bandiera palestinese sul Campidoglio</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sergio Cararo *&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono scesi martedì sera i senza casa che da una settimana si erano insediati sui tetti dei Musei Capitolini sulla piazza del Campidoglio a Roma. I senza casa erano stato sgomberati il 1 settembre dall’occupazione che durava orma da alcuni anni dell’ex ospedale Regina Elena abbandonato. Alcune centinaia di persone, tra cui donne e bambini, dopo lo sgombero erano state deportate e disperse in topaie definite centri di accoglienza dall’amministrazione comunale della Capitale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma i senza casa e gli attivisti dei movimenti di lotta, la sera stessa si erano concentrati con delle tende sul piazzale michelangiolesco del Campidoglio e sette di loro si sono arrampicati sui tetti dei Musei Capitolini con striscioni e bandiere. Tra le bandiere che hanno portato con sé a sventolare sui tetti del primo colle capitolino, c’era anche la bandiera palestinese che ha sventolato ininterrottamente per otto giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci hanno segnalato che la presenza di quella bandiera palestinese sulla stessa piazza in cui un ex giovane fascista diventato sindaco tiene esposta una grande foto del soldato israeliano Gilad Shalit, ha creato tantissima irritazione nell’entourage e tra “alcuni elettori” del sindaco Alemanno. Ma le richieste di togliere la bandiera palestinese dai tetti del Campidoglio non è stata accettata dai senza casa ed è rimasta lì a testimoniare tante cose:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  1) La bandiera palestinese è testimone e simbolo della lotta di liberazione del suo popolo. Ciò viene vissuto come tale da tutti coloro che lottano per i propri diritti, anche per quelli sociali come la casa in un paese lontano come l’Italia. La bandiera israeliana e le immagini diffuse dalla sua propaganda come quelle del giovane soldato Shalit ancora prigioniero, non hanno e non avranno mai la stessa percezione tra la gente. Almeno fino a quando coincideranno con l’oppressione del popolo palestinese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  2) Una famiglia senza casa perché sfrattata, riconosce quasi naturalmente se stessa nella condizione a cui lo stato di Israele ha costretto centinaia di migliaia di palestinesi espulsi dalle loro case nel corso di questi sessanta anni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  3) I movimenti sociali, i senza casa, i lavoratori che si oppongono ai licenziamenti – come i palestinesi - sanno che possono e debbono contare solo sulle proprie forze e sulla propria capacità autonoma di determinare e incidere su una agenda politica che contempli i propri interessi ed obiettivi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Quella bandiera palestinese sul Campidoglio, una bandiera che sventola in un momento così difficile per la lotta del popolo palestinese ritenuto ormai un popolo fatalmente destinato a subire l’oppressione di uno stato colonialista, è un segnale di straordinaria importanza e di grande incoraggiamento. E’ il segno che la resistenza sul campo e un costante lavoro di informazione e solidarietà in paesi come l’Italia ha creato radici, attenzioni e simpatie al di là del prevedibile per la causa palestinese.&lt;br /&gt;  Un grande ringraziamento va dunque a quei senza casa che hanno portato quella bandiera palestinese con sé sui tetti della Capitale per otto giorni.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;* Forum Palestina&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.forumpalestina.org/news/2009/Settembre09/09-09-09BandieraPalestineseCampidoglio.htm"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;http://www.forumpalestina.org/news/2009/Settembre09/09-09-09BandieraPalestineseCampidoglio.htm&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5834701594035963490-800613396420013981?l=comitatopalestinabologna.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/800613396420013981'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/800613396420013981'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/2009/09/quella-bandiera-palestinese-sul.html' title='Quella bandiera palestinese sul Campidoglio'/><author><name>comitatopalestinabologna@gmail.com</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08664288941665809154</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='11895242958405194939'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5834701594035963490.post-6970933809344136629</id><published>2009-09-08T00:05:00.004+02:00</published><updated>2009-09-08T00:21:20.424+02:00</updated><title type='text'>A SCUOLA DI "DEMOCRAZIA" IN ISRAELE</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(204, 0, 0); font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;ISRAELE INSEGNA&lt;br /&gt;Anche nell'istruzione distribuzione di risorse ineguale, e iniqua. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(204, 0, 0); font-weight: bold;font-size:85%;" &gt;Nella parte Est della capitale «sacra e indivisibile» di Israele mancano mille aule e la metà non rispetta gli standard minimi di sicurezza. Per i bimbi palestinesi (5mi&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(204, 0, 0); font-weight: bold;font-size:85%;" &gt;Gerusalemme l'indivisibile separata anche nelle scuole&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(204, 0, 0); font-weight: bold;font-size:85%;" &gt;La denuncia in un rapporto di due associazioni ebraiche&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Michele Giorgio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090905/pagina/09/pezzo/259143/"&gt;http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090905/pagina/09/pezzo/259143/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Unita con la forza e divisa nella distribuzione delle risorse, a cominciare da quelle per l'istruzione. E' questa la Gerusalemme che Israele si è unilateralmente proclamato sua «capitale sacra ed indivisibile». I palestinesi sotto occupazione nel settore arabo (Est) della città ricevono una frazione minima degli investimenti comunali, pur pagando le tasse come gli israeliani nel settore ebraico (Ovest), e corrono il rischio costante di vedersi cacciar via dalla Città Santa se non rispettano i criteri rigidissimi fissati dal ministero dell'interno per poter conservare la residenza. Il primo settembre, con la riapertura delle scuole per i ragazzi israeliani e palestinesi, è l'occasione annuale per rendersi conto delle differenze enormi negli investimenti che l'amministrazione municipale israeliana compie nelle due parti della città.&lt;br /&gt;«Vi auguro di diventare tutte madri della pace. Se le madri sono istruite, anche i loro figli lo saranno. Vogliamo che tutto il paese sia ben istruito, senza differenze tra i sessi, di razza e di fede», ha proclamato il presidente israeliano Shimon Peres visitando il primo settembre l'istituto scolastico al Mamuniya per ragazze palestinesi di Sheikh Jarrah. Ha poi aggiunto che «ebrei e arabi devono avere il diritto di costruire secondo il loro bisogni». Mentre parlava a poche decine di metri di distanza dalla scuola i coloni israeliani continuavano a «ristrutturare» le abitazioni palestinesi di Gerusalemme Est, che nelle settimane passate hanno occupato con la forza, e l'aiuto della polizia, lasciando in strada altre due famiglie.&lt;br /&gt;La Gerusalemme dei diritti per tutti di cui parla Peres semplicemente non esiste. Un rapporto pubblicato qualche giorno fa, in anticipo sull'inizio dell'anno scolastico, da due associazioni ebraiche per la tutela dei diritti civili, Acri e Ir Shalem, dimostrano che il gap esistente tra le scuole israeliane e quelle palestinesi continua ad allargarsi.&lt;br /&gt;A Gerusalemme Est mancano circa mille aule e la metà di quelle esistenti non rispettano gli standard minimi sanitari e di sicurezza. Almeno 5mila bambini palestinesi non frequentano la scuola (molti altri l'abbandonano dopo pochi anni) e il comune non sembra far nulla di concreto per portarli in aula. «Eppure basta fare un giro per i mercati della città o prestare attenzione ai semafori per vederli portare sulle spalle cassette colme di frutta e verdura o vendere accendini e gomme da masticare», dice al manifesto il consigliere comunale del Meretz (sinistra sionista) Meir Margalit, attivista della lotta contro la demolizione delle case palestinesi. «Il comune - aggiunge - dovrebbe rispettare la legge sulla scuola dell'obbligo e assicurare alle famiglie palestinesi più povere l'aiuto necessario per poter mandare i figli a scuola, invece non muove un passo per ragioni ideologiche e politiche. Semplicemente agli amministratori israeliani non importa nulla del futuro dei bambini palestinesi, loro lavorano solo per gli ebrei perché gli arabi devono pagare le tasse, stare buoni e non aprire bocca». Le stesse statistiche del comune evidenziano che a Gerusalemme Est il 67% delle famiglie vive sotto la soglia della povertà.&lt;br /&gt;Secondo dati riferiti dal quotidiano Haaretz, per un bambino palestinese vengono spesi annualmente 557 shekel (poco più di 100 euro) mentre un israeliano 2.373 (440 euro). «I palestinesi sono doppiamente penalizzati: dal comune e dalla situazione di conflitto», spiega ancora Margalit. «Le scuole della zona Ovest godono anche di generose donazioni da parte di importanti istituzioni ebraiche mentre quelle palestinesi non hanno alcun aiuto. Nessun ricco saudita, ad esempio, accetterà mai di donare soldi per scuole palestinesi versandoli nelle casse del comune di Gerusalemme, che rappresenta l'occupazione israeliana del settore arabo della città».&lt;br /&gt;Il comune di Gerusalemme, da parte sua, riferisce di aver costruito nella zona Est 248 aule nell'ultimo triennio ma lo scorso anno l'allora ministro dell'istruzione Yuli Tamir aveva dovuto ammettere che «c'è un vuoto creato dall'abbandono di 40 anni». Intanto molti dei circa 94mila studenti palestinesi di Gerusalemme devono adattarsi a seguire le lezioni in aule di appena 12 metri quadrati, facendo doppi e tripli turni in classi di 35-40 alunni. «E' una situazione impossibile, spesso anche le condizioni minime di sicurezza non sono assicurate in scuole dove si muore dal freddo d'inverno e di caldo già all'inizio della primavera», denuncia un ricercatore palestinese, Ahmad Laban. «Gli studenti non hanno a disposizione computer, non conoscono palestre, giardini e altre strutture di ricreazione dove poter gioire oltre a seguire le lezioni. I nostri ragazzi non hanno modo di vivere l'istituzione scolastica», aggiunge.&lt;br /&gt;Il sospetto di molti a Gerusalemme Est è che il comune stia di fatto spingendo la maggioranza dei palestinesi verso le scuole private. Già oggi, chi può permetterselo, paga 500 dollari l'anno (le famiglie ricche al mese) e iscrive i figli in istituti cristiani e islamici, ben lieti di impartire una educazione rigorosamente religiosa a tanti studenti. Sono già oltre 30mila ma il loro numero cresce di pari passo col crollo progressivo della scuola pubblica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(204, 0, 0);"&gt;RAZZISMO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(204, 0, 0);"&gt;Studenti falascia respinti per «gap»&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090905/pagina/09/pezzo/259142/"&gt;http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090905/pagina/09/pezzo/259142/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Bureaucratic mix-up», un pasticcio burocratico. Con questa curiosa espressione Ynet, il sito del più venduto dei quotidiani israeliani, Yediot Ahronot, qualche giorno fa spiegava la decisione di tre scuole ebraiche della città di Petah Tikva di rifiutare l'ammissione a decine di studenti «falascia», ebrei di origine etiope, a causa di un presunto «gap culturale» impossibile da recuperare. Curiosa ma non sorprendente in un paese dove la stampa (e non solo) chiama «transfer», trasferimento, la pulizia etnica a danno dei palestinesi. In tale contesto il razzismo diventa inevitabilmente un «pasticcio burocratico». Ancora una volta la comunità dei «falascia» è vittima di un caso di razzismo da parte di altri ebrei israeliani. E nonostante le assicurazioni date dal ministero dell'istruzione, 16 degli studenti respinti dalle scuole religiose non hanno partecipato ai primi giorni di scuola. D'altronde la storia dei «falascia» in Israele non è mai stata facile, nonostante i massicci investimenti statali per la loro integrazione. Il rabbinato ne ha riconosciuto l'ebraicità solo dopo lunghe esitazioni e non sorprende che la Shuvu, una delle scuole religiose disposte ad accogliere gli etiopi, abbia chiesto a cinque studenti il «certificato di conversione all'ebraismo». Richiesta che persino il liberal Haaretz definisce «spiacevole incidente».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(204, 0, 0);"&gt;RICERCA DEL TAUB CENTER - L'avanzata dell'integralismo religioso e il progressivo arretramento del sistema educativo pubblico israeliano&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090905/pagina/09/pezzo/259141/"&gt;http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090905/pagina/09/pezzo/259141/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La corsa dei genitori, soprattutto quelli arabi, all'istruzione privata&lt;br /&gt;Sullo sfondo del nuovo anno scolastico in Israele non ci sono solo le proteste degli insegnanti, precari e non, o i casi sempre più frequenti di discriminazioni razziali. Quest'anno la riapertura delle scuole è stata preceduto da uno studio sulle statistiche del ministero dell'istruzione svolta dal Taub Center for Social Policy Research di Gerusalemme. La ricerca ha messo in evidenza che quest'anno il 48% del totale degli studenti israeliani si è iscritto alle scuole ebraiche ultraortodosse (haredi) oppure in quelle arabe, statali e private. Dieci anni fa erano il 39%. Una crescita elevata dovuta all'aumento, in questi dieci anni, del 10% della popolazione scolastica araba israeliana e del ben 51% degli scolari provenienti da famiglie religiose ultraortodosse. A questi dati si aggiungono l'aumento delle scuole religiose statali (8%) di fronte ad una diminuzione del numero delle scuole statali «laiche», dove comunque l'insegnamento della religione e dei testi sacri è sempre stato un caposaldo.&lt;br /&gt;I dati indicano il progressivo arretramento, per motivi diversi, del sistema educativo israeliano che pure all'estero gode di un'ottima reputazione. Se le università sono a livelli di eccellenza, le scuole sembrano materializzare le tendenze più preoccupanti che si manifestano nella società, senza dimenticare le storiche discriminazioni alle quali sono soggetti i palestinesi con cittadinanza israeliana per il fatto che non sono riconosciuti come minoranza nazionale. Di fatto, indicano i dati del Taub Center, il 50% degli ragazzi israeliani riceverà una istruzione di livello inferiore, sicuramente poco moderna. Le scuole ebraiche ultraortodosse continuano a fondare i programmi di studio sulla Torah e il Talmud e poco, praticamente nulla, sulla storia (ad eccezione di quella sacra), l'arte, la geografia, la filosofia, la musica, la matematica e l'informatica. Da parte loro gli studenti arabi sono le vittime dirette di un sistema scolastico che li vede destinatari di una frazione minima delle risorse ingenti indirizzate verso le scuole ebraiche, statali e private. Non a caso ai test psicotecnici alla fine della scuola media inferiore il risultato degli arabi israeliani è inferiore del 14% a quello dei loro coetanei ebrei.&lt;br /&gt;Di fronte a ciò, è cominciata la corsa di molti genitori, soprattutto di quelli arabi con qualche possibilità economica, verso la scuola privata. Sin dalla fondazione dello Stato di Israele il sistema educativo privato, semi-ufficiale ma riconosciuto, ha sempre accolto una fetta significativa della popolazione scolastica del paese. Per i palestinesi spesso è stata una scelta obbligata di fronte a programmi scolastici statali concepiti per diluire se non azzerare l'identità della minoranza araba (circa il 20%). Scuole private, gestite quasi sempre da ordini religiosi cristiani (ma oggi aumentano gli istituti ad orientamento islamico) che hanno garantito, entro i limiti imposti dallo Stato, la tutela della cultura, delle tradizioni e della storia della comunità araba. Con gli anni queste scuole private hanno raggiunto, in non pochi casi, livelli di eccellenza tanto elevati che sono arabe un terzo delle migliori scuole di Israele, soprattutto nell'insegnamento delle lingue di base, arabo ed ebraico, e di quelle straniere, in particolare inglese e francese. Non mancano peraltro «sorprese». Si scopre infatti che alcune famiglie ebree hanno iscritto i loro figli nei licei privati arabi.&lt;br /&gt;Il professor Chaim Adler, dell'Università ebraica, intanto lancia l'allarme sul declino della scuola pubblica: «Ormai nel sistema educativo statale (superiore) entrano solo studenti che (negli anni precedenti) avevano ottenuto risultati modesti perchè i migliori vengono assorbiti in gran parte dalle scuole private». (mi.gio.)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5834701594035963490-6970933809344136629?l=comitatopalestinabologna.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/6970933809344136629'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/6970933809344136629'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/2009/09/scuola-di-democrazia-in-israele.html' title='A SCUOLA DI &quot;DEMOCRAZIA&quot; IN ISRAELE'/><author><name>comitatopalestinabologna@gmail.com</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08664288941665809154</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='11895242958405194939'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5834701594035963490.post-2048407481119506658</id><published>2009-09-07T23:28:00.002+02:00</published><updated>2009-09-07T23:31:39.885+02:00</updated><title type='text'>Terrorismo della marina israeliana:   distruzione di imbarcazioni e di vite umane</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di Eva Bartlett, In Gaza&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;(IPS) – Fino a lunedì, Omar e Khaled al-Habil erano i proprietari di un peschereccio di 20 metri sul quale erano imbarcati cinque o sei pescatori per volta, ma che ne impiegava, a rotazione, circa 18. Ma quella mattina l’imbarcazione è finita sotto il pesante fuoco della mitraglia di una nave israeliana, poi di colpi di artiglieria. Il peschereccio ha preso fuoco.&lt;br /&gt;“E’ distrutto, completamente distrutto,” dichiara al-Habil.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Facendo riferimento al gruppo dei cinque pescatori di quella mattina, che comprendeva anche suo figlio Adham Al-Habil, egli ha raccontato: “Erano partiti la mattina di buon’ora e si erano diretti a nord.”  Al-Habil sostiene che la barca era molto all’interno del limite imposto da Israele di tre miglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Con loro c’erano altri pescherecci. L’imbarcazione era a circa un chilometro dalla costa di Gaza, si trovava al limite meridionale di Sudaniya ( una zona costiera di Beit Lahia, a nord di Gaza).”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un portavoce della marina israeliana, secondo quanto si dice, ha affermato che l’imbarcazione “aveva violato i confini di sicurezza presso la costa della Striscia di Gaza” ed era “al di fuori della zona nella quale la pesca era autorizzata.” Ha riferito, inoltre, che le imbarcazioni non hanno risposto ai colpi di avvertimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Khaled al-Habil ricorda il tutto in modo diverso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Un battello della marina israeliana li ha abbordati ed ha fatto fuoco. E’ stato il caos. Il fuoco era intenso; è durato per 15 o 20 minuti. Il peschereccio si è fermato, ma gli israeliani hanno continuato a sparare. Per finire, gli israeliani hanno esploso contro il battello un colpo di mortaio. Tutti i pescatori si sono lanciati in acqua.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Suo figlio Adham al-Habil ha ricevuto bruciature dal fuoco, che, molto probabilmente, è divampato a seguito del lancio del colpo di mortaio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un buco carbonizzato sul lato frontale della parte destra del battello segna dove ha colpito il colpo di mortaio ed è uscito. Da questo punto in giù il ponte è annerito per la fuliggine. Il volante di metallo è tutto ciò che resta della cabina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Sono arrivati altri pescatori per aiutarci. Essi hanno rimorchiato la mia imbarcazione, riconducendola al porto di Gaza,” ha sostenuto al-Habil. Una volta giunti, i pompieri hanno impiegato più di 20 minuti per spegnere l’incendio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I pescatori palestinesi hanno il diritto di pescare fino a 20 miglia nautiche dalla costa di Gaza, ma le autorità israeliane, nel corso degli anni, hanno ridotto unilateralmente questo limite a 3 miglia. La pesca più abbondante si ha oltre le 6 miglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’industria palestinese della pesca, che impiega più di 3.500 addetti, è stata rovinata per colpa degli attacchi israeliani alle imbarcazioni da pesca, le confische dei battelli e degli equipaggi, e il ratto dei pescatori palestinesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sotto l’assedio condotto da Israele, con la complicità dell’Egitto, Gaza è alla fame per la carenza di generi essenziali, necessari al funzionamento dell’economia e della società. Ne sono inclusi i pezzi di ricambio per le attrezzature da pesca introvabili o rotte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre un 95% delle industrie di Gaza, secondo quanto viene riferito, ha chiuso i battenti a causa dell’assedio, molti palestinesi disoccupati sono tornati a dedicarsi alla pesca, che pure risulta impraticabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una relazione dell’agosto 2009 dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) descrive in modo dettagliato il declino dell’industria ittica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’OCHA riporta il valore del pescato del mese di aprile nei tre anni trascorsi. Nel 2007, la pesca fatta è stata di 292 tonnellate. Nel 2008, è stata di 154 tonnellate e nel 2009 si è ridotta a 79 tonnellate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’OCHA evidenzia che, ridotta la zona per la pesca lungo la costa, molti pesci vengono presi nelle acque contaminate dagli 80 milioni di litri di liquami non depurati o parzialmente trattati che vengono pompati ogni giorno nel mare ”come risultato della mancanza di manutenzione e di miglioramento delle infrastrutture riguardanti le acque luride.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed ora al-Habil non dispone più di un peschereccio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo non è stato il primo guaio per la sua imbarcazione attualmente distrutta. Il 4 di luglio, cannoniere israeliane avevano sequestrato 6 pescatori e confiscato il battello di al-Habil  tre miglia oltre la costa settentrionale di Gaza, trattenendolo per 45 giorni prima di restituirlo. Al-Habil riscontrò che c’erano delle attrezzature mancanti e dei danni consistenti fatti al motore ed ai cavi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 18 novembre 2008, a 7 miglia dalla costa centrale di Gaza, cannoniere israeliane circondarono tre pescherecci palestinesi, tra i quali c’era anche quello di al-Habil, e presero tutti i 15 pescatori che erano a bordo, oltre a tre attivisti per la solidarietà internazionale. Israele trattenne i battelli fino al 27 di novembre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Non è solo la mia barca. Gli israeliani ci attaccano ogni giorno: se non è un peschereccio allora è un piccolo battello, oppure l’aggressione ha luogo a terra.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pescatore palestinese Muhammed al-Attar è stato ucciso il 27 di agosto da cannoneggiamenti israeliani fuori dalla zona settentrionale di Gaza. Il capo dei servizi di emergenza, il dr. Mu’awiyah Hassanein, ha raccontato che al-Attar era stato decapitato dallo scoppio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Centro Palestinese per i Diritti Umani (PCHR) riferisce che il 14 di agosto il 12 enne Mohammed Bassam ‘Aashour è stato ferito gravemente da una raffica alla testa, quando le cannoniere israeliane hanno fatto fuoco contro un peschereccio palestinese vicino alla costa di Rafah.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Khaled al-Habil è solo uno dei tanti pescatori palestinesi i cui mezzi di sostentamento sono stati distrutti. Padre di 13 figli, vive con la sua famiglia in uno stretto appartamento di 400 mq. La sua unica fonte di reddito è stata distrutta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Voglio un buon avvocato,” dice, ”e voglio sottoporre tutto ciò al giudizio di un tribunale.”&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;(tradotto da mariano mingarelli)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://newsfrommiddleeast.com?new=57585"&gt;http://newsfrommiddleeast.com?new=57585  &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=1475&amp;amp;Itemid=75"&gt;http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=1475&amp;amp;Itemid=75&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5834701594035963490-2048407481119506658?l=comitatopalestinabologna.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/2048407481119506658'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/2048407481119506658'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/2009/09/terrorismo-della-marina-israeliana.html' title='Terrorismo della marina israeliana:   distruzione di imbarcazioni e di vite umane'/><author><name>comitatopalestinabologna@gmail.com</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08664288941665809154</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='11895242958405194939'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5834701594035963490.post-856582699198305479</id><published>2009-09-06T00:53:00.001+02:00</published><updated>2009-09-06T00:55:26.447+02:00</updated><title type='text'>La vicenda degli studenti etiopi mostra   un razzismo molto diffuso in Israele</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di Gideon Levy&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto ad un tratto si può pronunciare la parola “razzismo.” Un’onda traumatica ha colpito la compiaciuta società israeliana. A Petah Tikva, poche dozzine di bambini etiopi non sono stati accettati alle scuole religiose. Il ché è veramente terribile, tutti hanno versato lacrime per la foto straziante di Aschalo Sama, un ragazzo al quale è stata negata la scuola. Perfino il Presidente Shimon Peres ha manifestato turbamento. A chiunque è permesso di essere turbato; è una cosa politicamente corretta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oh, come siamo belli, come sembriamo progressisti ai nostri occhi. Guardate come si lotta contro il razzismo, in modo risoluto ed intransigente. E tuttavia, in un batter d’occhio, ci si dimenticherà di questa onta, e si sarà lasciati con le molte altre espressioni di razzismo della società, alle quali, con aria assonnata, si resta indifferenti.&lt;br /&gt;Questo è il nostro modo di essere. Di volta in volta, quando il liquame trabocca, e si diffonde da tutte le parti  il fetore e non si può tenere stretto ulteriormente il nostro naso, tutti si grida contro l’ingiustizia fino a che, una volta ancora, il coperchio non viene sigillato. Di sotto, l’acqua continua a schiumare e a fare fetore, ma sarà coperta e contenuta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ difficile sapere, per esempio,  come molti genitori benpensanti e sprezzanti avrebbero accettato di iscrivere i loro figli in una classe dove ci fosse una maggioranza di bambini di origine etiope. E quanti affitterebbero un appartamento ad uno studente arabo? Ma sono lontani dal rendersi conto che è razzismo. E quanti genitori sono sconvolti dalla selezione notturna che avviene ai club dove i loro figli adolescenti vanno per divertirsi? Di routine, sono esclusi “altri” giovani – etiopi. arabi, drusi e talvolta anche mizrahim.Viene vietato l’ingresso a stranieri che abbiano la pelle scura e non si ode alcuna protesta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni giorno le guardie di sicurezza controllano le persone che entrano all’aeroporto internazionale Ben Gurion per sentire se hanno accento arabo e nessuno si lamenta. Questo non è razzismo. E’ come se avessimo organizzato per noi stessi un codice etico fatto di doppi o tripli principi morali. Lottiamo contro alcune espressioni, ma chiudiamo gli occhi nei confronti di altri esempi, di gran lunga peggiori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il caso degli allievi di Petah Tikva è la punta di un iceberg di razzismo. I bambini suscitano sentimenti particolari; rivelazioni vergognose sul sistema scolastico faranno sempre scandalo. Ma proprio in quella settimana  in cui il paese era in collera a proposito degli etiopi, Nir Hasson aveva scritto su Haaretz che Gerusalemme investe 577 NIS all’anno per uno scolaro di Gerusalemme Est e 2.372 NIS per uno scolaro di Gerusalemme Ovest. Quattro volte meno, solo per la diversità etnica dei bambini. Tutto ciò, qui, non risulta essere razzismo. Neppure il fatto che a Gerusalemme Est mancano circa 1.000 aule scolastiche, solo perché i suoi abitanti sono palestinesi. Nessuno urla di fronte a queste rivelazioni, nessuno  ne è infuriato, compreso il Presidente, che lotta contro il razzismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora che possiamo usare il termine “razzismo”, è giunto il momento di ammettere che la nostra società è totalmente razzista, che tutte le sue parti costituenti sono razziste. Il sistema giuridico, ad esempio, non è meno guasto  della scuola Morasha di Petah Tikva. In molti casi c’è una legge per un ebreo ed un’altra per un arabo. La Banca d’Israele, una istituzione statale non meno della scuola Morasha, con i suoi 900 dipendenti, è risultata sempre “pulita” da impiegati arabi, tranne talvolta per uno o due. Circa  70.000 cittadini israeliani, tutti arabi naturalmente, vivono in villaggi non riconosciuti, senza elettricità o acqua corrente, senza una strada di accesso e, talvolta, senza una scuola. Perché? Perché sono arabi. Ogni settimana alle partite di calcio si sentono epiteti e canti razzisti, per i quali squadre di questo genere, in Europa, sarebbero penalizzate con severità. Qui, gli arbitri non si preoccupano neppure di segnalarli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ultimo incidente si è verificato la settimana scorsa allo stadio di Doha a Sakhnin durante una partita tra il Bnei Sakhnin e il Beitar Gerusalemme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E non abbiamo ancora detto nulla sull’atteggiamento nei confronti dei lavoratori stranieri, sull’occupazione (la più grande espressione di razzismo), e neppure  sull’atteggiamento, fin dalla fondazione dello stato, verso i misrahim. La lista è lunga e vergognosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche quando tutti i bambini di Petah Tikva avessero trovato scuole da frequentare, nonostante la loro pelle  nera, la società non cesserà di essere razzista. Si ritornerà molto rapidamente, come solito, agli affari e all’auto-compiacimento. Guarda quanto razzismo c’era qui, l’abbiamo combattuto ed è scomparso senza lasciare traccia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;a href="http://www.haaretz.com/hasen/spages/1112050.html"&gt;&lt;u&gt;&lt;span style="color: rgb(128, 0, 128);"&gt;http://www.haaretz.com/hasen/spages/1112050.html&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=1473&amp;amp;Itemid=27"&gt;http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=1473&amp;amp;Itemid=27&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5834701594035963490-856582699198305479?l=comitatopalestinabologna.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/856582699198305479'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/856582699198305479'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/2009/09/la-vicenda-degli-studenti-etiopi-mostra.html' title='La vicenda degli studenti etiopi mostra   un razzismo molto diffuso in Israele'/><author><name>comitatopalestinabologna@gmail.com</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08664288941665809154</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='11895242958405194939'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5834701594035963490.post-8601820647284074634</id><published>2009-09-05T23:18:00.002+02:00</published><updated>2009-09-05T23:22:59.080+02:00</updated><title type='text'>La guerra silenziosa</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di Slavoj Zizek*&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con l'occupazione dei territori palestinesi, Israele punta a cancellare la presenza araba dalla Cisgiordania. Un vero e proprio caso di pulizia etnica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 2 agosto 2009, dopo isolato una parte del quartiere arabo di Sheikh Jarrah a Gerusalemme est, la polizia israeliana ha sfrattato due famiglie palestinesi dalle loro case. In tutto più di cinquanta persone. I coloni ebrei hanno avuto il permesso di trasferirsi nelle abitazioni sgomberate. La polizia ha agito in base a una sentenza della corte suprema israeliana, ma le famiglie arabe vivevano nelle loro case da più di cinquant'anni. Questo sgombero - che in via piuttosto eccezionale haattirato l'attenzione della stampa internazionale - fa parte di un processo molto più vasto e largamente ignorato, ma ancora in pieno svolgimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sei mesi fa, il 1 marzo 2009, è stato diffuso un rapporto secondo cui il gover-no israeliano sta pianificando la costruzione di 70mila nuove unità abitative negli insediamenti ebraici della Cisgiordania occupata. Se questo piano sarà realizzato, altri 300mila coloni si insedieranno nei territori palestinesi. Questo non solo renderebbe impossibile la nascita di uno stato palestinese stabile, ma sarebbe anche un problema per la vita quotidiana dei suoi abitanti. Dopo la pubblicazione del rapporto, un portavoce del governo israeliano si è subito affrettato a ridimensionarne il contenuto, sostenendo che il piano non è ancora definitivo: la costruzione di nuove abitazioni negli insediamenti, ha affermato il portavoce, richiede l'approvazione del ministro della difesa e del primo ministro. Quindicimila nuove case, però, sono già state autorizzate. E quasi 20mila \ delle unità abitative progettate si trovano in insediamenti lontani dalla "linea verde" che separa Israele dalla Cisgiordania, cioè in aree che il governo israeliano in futuro non potrà continuare a controllare. La conclusione è ovvia: mentre a parole accetta la soluzione dei due stati, nei fatti Israele è impegnata a creare le condizioni per renderla impossibile. Il simbolo di questa politica è il muro che separa i villaggi dei coloni dalle città palestinesi. In un angolo della Cisgiordania, sul versante israeliano della barriera è dipinta l'immagine del paesaggio oltre il muro: solo natura, prati e alberi. Uno spazio vuoto, vergine, pronto per essere colonizzato. Cos'è questa se non una vera e propria pulizia etnica?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A tratti questo processo è camuffato da operazione culturale. Il 28 ottobre 2008 la corte suprema israeliana ha concesso al Centro Simon Wiesenthal il permesso di costruire il Centro per la dignità umana - Museo della tolleranza, progettato già da molti anni, in un'area contesa nel centro di Gerusalemme. Frank Gehry (chi, se non lui?) progetterà il vasto complesso formato da un museo, una sala espositiva per bambini, un teatro, un centro convegni, una biblioteca, sale per conferenze e ristoranti. La missione del museo - secondo le autorità - è promuovere la civiltà e il rispetto tra le componenti dell'ebraismo e tra gli individui di fedi diverse. L'unico ostacolo al nuovo museo, superato grazie alla decisione della corte suprema, era che l'area in cui verrà costruito ha ospitato fino al 1948 il principale cimitero musulmano di Gerusalemme. Per questo la comunità islamica si è appellata alle autorità, sostenendo che la costruzione del museo avrebbe profanato il luogo dove sono sepolti i musulmani uccisi durante le crociate del dodicesimo e tredicesimo secolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tolleranza intollerante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa piccola incongruenza rivela il vero obiettivo nascosto dietro la facciata del nuovo polo multiconfessionale: è un luogo che celebra la tolleranza, ma costruito ignorando le vittime di un'altra intolleranza. Come dire: per creare uno spazio di vera tolleranza ci vuole un po' di intolleranza. Come se non bastasse, come se fosse necessario ripetere un gesto per chiarirne il messaggio, a Gerusalemme c'è un progetto ancora più ambizioso. Israele sta portando avanti senza troppo chiasso un piano di sviluppo da cento milioni di dollari nel cosiddetto "bacino sacro", il sito appena fuori le mura della città vecchia dove sorgono alcuni tra i più importanti monumenti religiosi e civili della città. L'obiettivo è rafforzare lo status di Gerusalemme come capitale. Secondo il New York Times del 10 maggio 2009, "il progetto, in parte appaltato a un gruppo privato che sta anche comprando in blocco proprietà palestinesi per fame insediamenti ebraici a Gerusalemme est, non ha suscitato praticamente obiezioni o critiche né a livello internazionale né tra l'opinione pubblica locale". Il piano prevede che le discariche di rifiuti e le aree abbandonate della zona siano bonificate e trasformate in parchi e giardini lussureggianti. Già oggi i visitatori possono passeggiare lungo i sentieri appena tracciati e godersi il magnifico panorama, con tanto di cartelli e illustrazioni che ricordano le tappe più significative della storia ebraica. Ovviamente per consentire la riqualificazione dell'area molte case palestinesi "abusive" saranno rase al suolo. Il bacino sacro si estende su un'area ricca di luoghi sacri e tesori ancora nascosti appartenenti alle tre principali religioni monoteistiche. La tesi ufficiale, dunque, è che la valorizzazione della zona porterà vantaggi a tutti - ebrei, musulmani e cristiani - perché servirà ad attirare nuovi visitatori m un luogo di straordinario interesse cultura-le troppo a lungo trascurato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, come ha osservato Hagit Ofran del movimento pacifista israeliano Peace now, in realtà il piano punta a creare "un parco turistico ideologico, che consoliderà il predominio ebraico sull'area". Raphael Greenberg dell’ università di Tel Aviv è ancora più esplicito: "La sacralità della città di David è un invenzione recente: un rozzo amalgama di storia, nazionalismo e sentimenti pseudo religiosi. Il passato è usato per negare diritti e allontanare chi segue altre religioni». Il progetto servirà a creare un altra grande meta di pellegrinaggio, uno spazio interconfessionale pubblico sotto il dominio e la protezione di Israele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa significa tutto questo? Per cogliere la vera dimensione di un evento a volte basta stabilire un legame tra due notizie apparentemente diverse: il significato emerge dal loro collegamento, come una scintilla che si accende per un cortocircuito. Lo stesso giorno in cui i mezzi d'informazione hanno svelato il rapporto sul piano edilizio israeliano, il 2 marzo, Hillary Clinton ha condannato il lancio di missili da Gaza, dichiarando: "E evidente che nessuna nazione, Israele compresa, può restare a guardare mentre il suo territorio e il suo popolo subiscono attacchi missilistici".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché, allora, i palestinesi dovrebbero restare a guardare mentre si vedono sottrarre, giorno dopo giorno, il territorio della Cisgiordania?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le armi della burocrazia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando i pacifisti israeliani presentano il conflitto con i palestinesi in termini neutrali e simmetrici, riconoscendo che nell'uno e nell'altro campo ci sono estremisti che rifiutano la pace, dovremmo porci una semplice domanda: cosa succede davvero in Medio Oriente quando non ci sono avvenimenti di rilievo a livello politico o militare, cioè attacchi militari attentati o negoziati? La risposta è: una lenta e incessante opera di occupazione dei territori palestinesi in Cisgiordania. Il graduale strangolamento dell'economia dei palestinesi, la parcellizzazione della loro terra, la costruzione di nuovi insediamenti, le pressioni sugli agricoltori per convincerli ad abbandonare i campi: fanno parte di un processo sostenuto da una ragnatela kafkiana di leggi e regolamenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel libro “Palestina borderline: storie da un'occupazione quotidiana” (Isbn 2009) Saree Makdisi scrive che l’occupazione israeliana della Cisgiordania e prima di tutto burocratica, anche se a gestirla sono i militari: i suoi principali strumenti sono i certificati di proprietà, i documenti di residenza, i permessi. È questo controllo sulla vita quotidiana ad assicurare la lenta, ma costante espansione di Israele. I palestinesi hanno bisogno di un permesso per qualunque cosa: per spostarsi conia famiglia, coltivare la terra, scavare un pozzo, andare al lavoro, a scuola, in ospedale. Ai palestinesi nati a Gerusalemme è negato il diritto di vivere nella loro terra, la possibilità di lavorare, di costruirsi una casa, di guadagnarsi uno stipendio. Spesso i palestinesi descrivono la Striscia di Gaza come "il più grande campo di concentramento del mondo". Nel corso dell'ultimo anno, questa definizione si è avvicinata pericolosamente alla verità. È questa la realtà che rende le preghiere per la pace oscene e ipocrite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo stato d'Israele è impegnato in un lento e invisibile processo, ignorato da tutti i mezzi d'informazione: un giorno il mondo si sveglierà e si accorgerà che non esiste più una Cisgiordania palestinese e che quella terra è ormai PALESTINAN FREE, cioè libera dalla presenza palestinese. E potrà solo rassegnarsi alla nuova realtà. La mappa della Cisgiordania palestinese, del resto, somiglia già a un arcipelago diviso in mille frammenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Legali o illegali?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli ultimi mesi del 2008, quando gli attacchi dei coloni in Cisgiordania contro gli agricoltori palestinesi sono diventati quotidiani, Israele ha cercato di frenare gli eccessi. In alcuni casi la corte suprema ha perfino ordinato l'evacuazione degli insediamenti illegali. Ma come hanno notato molti osservatori, queste misure non sono efficaci. La politica a lungo termine di Israele è completamente diversa, e viola nettamente i trattati internazionali firmati dal suo stesso governo. La risposta dei coloni illegali alle autorità israeliane è più o meno la seguente: "Che diritto avete di condannarci? In fondo facciamo le stesse cose che fate voi, solo in modo più esplicito". "Siate pazienti", risponde lo stato israeliano, "non abbiate fretta. Stiamo facendo esattamente quello che fate voi, ma in modo più discreto e accettabile".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È la stessa storia che si ripete dal 1949: Israele accetta le condizioni della comunità internazionale, ma fa affidamento sul fatto che i piani di pace non funzioneranno. I coloni ricordano il personaggio di Brunilde nell'ultimo atto della Valchiria di Wagner, quando afferma che, difendendo Siegmund contro gli ordini di Wotan, in realtà sta realizzando il desiderio a cui il dio era stato costretto a rinunciare per le pressioni esterne. Allo stesso modo, i coloni illegali stanno semplicemente realizzando i piani a cui il governo ha dovuto rinunciare sotto la pressione della comunità internazionale. Lo stato d'Israele condanna le violenze dei coloni, ma promuove nuovi insediamenti in Cisgiordania e continua a strangolare l'economia palestinese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno sguardo alla mappa di Gerusalemme est, dove i palestinesi sono ormai accerchiati e costretti a vivere in spazi sempre più ristretti, chiarisce ogni dubbio. La condanna della violenza dei coloni fa passare in secondo piano il vero problema: quello della violenza di stato. E la condanna degli insediamenti illegali punta a far dimenticare l'espansione di quelli legali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È qui che si scopre la doppiezza della tanto osannata imparzialità della corte suprema israeliana: pronunciandosi di tanto in tanto a favore dei palestinesi, e dichiarando illegale la loro espulsione, i giudici garantiscono la legalità di tutte le altre occupazioni. A scanso di equivoci, va precisato che tener conto di tutto questo non implica in nessun modo un atteggiamento di comprensione verso gli atti di terrorismo. Al contrario, fornisce l'unico presupposto per condannarli senza ipocrisia.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;*SLAVOJ ZIZEK è un filosofo e studioso di psicanalisi sloveno. Il suo ultimo libro è: In difesa delle cause perse. Materiali per la rivoluzione globale (Ponte alle Grazie 2009)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da INTERNAZIONALE 28 agosto 2009&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5834701594035963490-8601820647284074634?l=comitatopalestinabologna.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/8601820647284074634'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/8601820647284074634'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/2009/09/la-guerra-silenziosa.html' title='La guerra silenziosa'/><author><name>comitatopalestinabologna@gmail.com</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08664288941665809154</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='11895242958405194939'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5834701594035963490.post-2389074684892349261</id><published>2009-09-05T20:40:00.000+02:00</published><updated>2009-09-05T20:41:42.687+02:00</updated><title type='text'>Chi boicotta i boicottatori? Una polemica sull’occupazione</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il 20 agosto il professor Neve Gordon, dell’università israeliana Ben-Gurion del Negev, ha pubblicato un articolo sul Los Angeles Times che ha fatto molto discutere. Gordon fa parte del movimento pacifista israeliano, e nel suo editoriale chiede l’aumento della pressione internazionale perché si metta fine all’occupazione israeliana e all’”apartheid” presente nel paese. In questa lotta, Gordon si è unito al movimento Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (Bds) creato a Bilbao nel 2008.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Se la soluzione dei due stati è l’unico modo per fermare l’apartheid”, si chiede Gordon, “come raggiungere questo obiettivo? Mi sono convinto che l’unica risposta possibile è la pressione dall’esterno. Sicuramente non si tratta di una posizione semplice: io, cittadino israeliano, chiedo ai governi stranieri, ai movimenti e alle associazioni internazionali, alle organizzazioni religiose, ai sindacati e alle persone di sospendere la cooperazione con Israele. Sono convinto che sia l’unica strada possibile per salvare Israele da sé stesso”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’editoriale ha generato parecchio dibattito e qualche polemica. La preside dell’università dove insegna Gordon, Rivka Carmi, ha risposto con un altro editoriale sul Los Angeles Times, affermando che Gordon “ha usato il pulpito dell’università per sostenere un’opinione persona, ammantando la demagogia di velleità accademiche” e che “i fatti mostrano che quello un boicottaggio distruggerebbe la fabbrica della società che Gordon intende proteggere. Invece di investire in attività che promuovono la coesistenza e la tolleranza, questa richiesta di boicotaggio finirebbe per dividere e isolare Israele”. Altri cittadini israeliani sono stati meno composti, chiedendo che Gordon venisse licenziato o addirittura espulso dal paese. Insomma: un boicottaggio del boicottatore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una contraddizione notata da Gideon Levy, su Ha’aretz: “Molti di quelli che promuovono il boicottaggio di Ikea e delle aziende svedesi [a causa della polemica nata qualche settimana fa] sono gli stessi che vorrebbero licenziare il professor Gordon, colpevole di aver promosso l’uso della stessa arma civica”. Al di là degli estremisti di entrambe le parte, la stessa contraddizione avvolge l’intero stato di Israele. “Un paese che chiede costantemente di boicottare altre nazioni, interrompendo relazioni commerciali o auspicando sanzioni, non può giocare il ruolo della vittima quando la stessa arma viene rivolta contro di lei”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Fin dal boicottaggio del Sudafrica ai tempi dell’apartheid”, prosegue Levy, “il boicottaggio è stata un’arma piuttosto efficace. Israele lo promuove nei confronti dell’Iran, gli Stati Uniti vogliono imporlo contro la Corea del Nord ed entrambi lo stanno utilizzando nei confronti del governo di Hamas a Gaza. Israele, e con lei buona parte della comunità internazionale, impone il boicottaggio su un milione e mezzo di abitanti di Gaza solo perché non hanno votato il partito che la comunità internazionalechiedeva”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.internazionale.it/home/?p=6113"&gt;http://www.internazionale.it/home/?p=6113 &lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5834701594035963490-2389074684892349261?l=comitatopalestinabologna.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/2389074684892349261'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/2389074684892349261'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/2009/09/chi-boicotta-i-boicottatori-una.html' title='Chi boicotta i boicottatori? Una polemica sull’occupazione'/><author><name>comitatopalestinabologna@gmail.com</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08664288941665809154</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='11895242958405194939'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5834701594035963490.post-1760291248011351472</id><published>2009-09-05T20:04:00.003+02:00</published><updated>2009-09-05T20:39:51.972+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);font-size:130%;" &gt;UN'IDENTITA' AI NUMERI INVISIBILI DEL MASSACRO&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;La lista dei palestinesi uccisi a Gaza dall'esercito israeliano NELL'OPERAZIONE "Piombo Fuso"&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);font-size:130%;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;a href="La%20lista%20dei%20palestinesi%20uccisi%20a%20Gaza%20dall%27esercito%20israeliano%20NELL%27OPERAZIONE%20%22Piombo%20Fuso%22%20http://www.forumpalestina.org/news/2009/Luglio09/13-07-09ListaPalestinesiUccisi.htm"&gt;http://www.forumpalestina.org/news/2009/Luglio09/13-07-09ListaPalestinesiUccisi.htm&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);font-size:130%;" &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;L'industria della pace&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.associazionezaatar.org/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=675&amp;amp;Itemid=1"&gt;http://www.associazionezaatar.org/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=672&amp;amp;Itemid=1&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://electronicintifada.net/v2/article10722.shtml"&gt;http://electronicintifada.net/v2/article10722.shtml&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);font-size:130%;" &gt;Desmond Tutu: "gli arabi stanno scontando i crimini della Germania"        &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.associazionezaatar.org/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=675&amp;amp;Itemid=1"&gt;http://www.associazionezaatar.org/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=675&amp;amp;Itemid=1&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-family:arial,helvetica,sans-serif;font-size:10;"  &gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.haaretz.com/hasen/spages/1110762.html" target="_self"&gt;http://www.haaretz.com/hasen/spages/1110762.html &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);font-size:130%;" &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Un pioniere del sionismo rinuncia al sionismo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.associazionezaatar.org/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=674&amp;amp;Itemid=1"&gt;http://www.associazionezaatar.org/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=674&amp;amp;Itemid=1&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-family:arial,helvetica,sans-serif;font-size:10;"  &gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://counterpunch.org/cobban08172009.html" target="_self"&gt;http://counterpunch.org/cobban08172009.html &lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5834701594035963490-1760291248011351472?l=comitatopalestinabologna.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/1760291248011351472'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/1760291248011351472'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/2009/09/lindustria-della-pace-httpwww.html' title=''/><author><name>comitatopalestinabologna@gmail.com</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08664288941665809154</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='11895242958405194939'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5834701594035963490.post-5550655506506042766</id><published>2009-09-05T20:00:00.001+02:00</published><updated>2009-09-05T20:04:26.788+02:00</updated><title type='text'>L’esercito di Israele non è l'esercito degli ebrei</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;font-size:85%;" &gt;di Dror Feiler *&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si confondono Stato e popolo per evitare un’indagine seria&lt;br /&gt;Secondo il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman, la Svezia deve risolvere un grosso problema: quello della libertà di stampa. Israele vuol collaborare, in modo che il governo svedese, ignorando le proprie leggi sulla libertà di stampa, condanni un articolo uscito sull’Aftonbladet il 17 agosto. Nell'articolo si faceva riferimento a sospetti smentiti dal governo e dall’esercito di Israele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dror Feiler é il presidente di European Jews for a Just Peace. Foto: Sven-Olof Englund&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Israele smentisce anche di avere la bomba atomica, di aver usato fosforo bianco contro la popolazione civile e di usare i palestinesi come scudi umani. Con questo, non voglio dire che tutte le accuse rivolte ad Israele siano vere, ma che occorre valutare con un certo scetticismo le smentite automatiche del governo israeliano. Il miglior modo di sapere se le accuse siano fondate è di svolgere un’indagine accurata. E più presto la si compie, meglio è.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma permettetemi di fare un promemoria per coloro che, a dispetto di ogni prova contraria, hanno un punto di vista diverso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per 42 anni Israele ha ignorato le risoluzioni dell’ONU, le convenzioni di Ginevra e il diritto internazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per 42 anni il governo ed i media israeliani hanno automaticamente accusato di antisemitismo chi sosteneva che l'esercito israeliano violasse il diritto internazionale. Voglio qui sottolineare che le violazioni a cui mi riferisco sono gli insediamenti illegali dei coloni in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, le espulsioni forzate, le esecuzioni senza processo e le punizioni collettive, non i sospetti nutriti dalle famiglie palestinesi nei confronti dell’esercito israeliano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora però che il governo ed i media di Israele diffondono accuse false e piene di astio, incoraggiati in Svezia da alcuni giornalisti e da alcuni politici, il modello seguito è lo stesso: ciò che più importa non è il contenuto dell’articolo ma la possibilità di utilizzarlo. È un metodo di cui io stesso sono stato vittima quando a Stoccolma era stata esposta Biancaneve e la Follia della Verità, che era stata attaccata personalmente con la forza da chi all'epoca era l'ambasciatore israeliano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’articolo che ha fatto vedere rosso a Israele c’è scritto, è vero, che giovani palestinesi ricercati dall’esercito israeliano sono stati uccisi e, dopo alcuni giorni, restituiti alle famiglie con i corpi ricuciti in un modo da suscitare nei congiunti il sospetto che fossero stati prelevati degli organi. È possibile che l’associazione mentale tra quello che potrebbe essere stato il comportamento di singoli soldati israeliani nel 1992 ed il traffico di organi recentemente scoperto sia infelice, ma questo non deve impedirci di porre la domanda: Cosa è successo ai corpi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma nessuno - ne' le famiglie palestinesi ne' l’autore dell’articolo, Donald Boström - ha parlato o scritto di soldati ebrei. I sospetti erano invece rivolti contro soldati dell’esercito israeliano, che potrebbero essere stati coinvolti in eventi specifici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’esercito israeliano non è un esercito ebraico. Ne fanno parte militari di diverse etnie e di diverse religioni: drusi e beduini, ad esempio, non sono ebrei (il 20% della popolazione di Israele non è costituito da ebrei). In più, la maggioranza degli ebrei vive fuori da Israele. È quindi evidente alla maggior parte di noi, Donald Boström compreso, che è erroneo e per di più razzista associare il popolo ebraico ai crimini di cui sono sospettati soldati israeliani. È un'associazione, tra l'altro, che neppure compare nell’articolo. E che è altrettanto erroneo e razzista addebitare al popolo ebraico i crimini, questi sì dimostrati, commessi dallo Stato e dall'esercito di Israele negli ultimi 42 anni, quando la responsabilità di ciò ricade solo sui diretti esecutori dei fatti, e sui leader politici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che ci sia chi confonde in questo modo – ciò che è non solo sbagliato, ma pure di pessimo gusto -, non può impedire critiche serie o il sospetto di irregolarità. Un simile tabù implicherebbe implicitamente una violazione della libertà di espressione. È curioso che siano due gruppi molto discordanti ad equiparare con regolarità Israele al popolo ebraico: il governo israeliano, incoraggiato dai cosiddetti amici di Israele, e svariati gruppi razzisti/antisemiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora si vuole che la Svezia impari da Israele, modello esemplare, cosa siano la vera democrazia e la libertà di espressione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attualmente in Israele si levano voci per limitare la libertà di espressione di coloro che sono ritenuti “calunniare” lo Stato. Rientra fra costoro ad esempio l’accademico israeliano Neve Gordon: questi, il 20 agosto, ha scritto sul L A Times che Israele soddisfa tutti i requisiti di uno Stato di apartheid, dal momento che ha leggi che avvantaggiano gli ebrei, discriminando i palestinesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Svezia deve difendere la libertà di espressione, senza lasciarsi ispirare dalla concezione arbitraria che il governo israeliano ha della libertà di stampa e della democrazia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo il clima del dibattito, assai più duro, che regna in Israele, si è infiltrato nel nostro Paese tra coloro, come Gunnar Hökmark, che indirizzano l’opinione pubblica: questi aiuta volentieri Israele a continuare nelle sue violazioni del diritto internazionale, senza che nessuno s’immischi. Per questo, ogni tentativo di mettere in discussione l’immagine che Israele ha di sé sarà oggetto di aggressioni insensate e di accuse, prive di fondamento, di antisemitismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È impressionante che, mentre Israele esige che il governo svedese condanni un articolo uscito sull’Aftonbladet, imponga sempre più ostacoli ad una commissione internazionale di indagine con il mandato ONU di indagare in generale sulle eventuali violazioni al diritto internazionale commesse da Israele nei Territori Occupati e, nello specifico, sugli abusi commessi dall’esercito a Gaza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una simile reazione automatica di offuscamento della realtà e di rifiuto di ogni accusa, sia che si tratti di sospetti contenuti in un cosiddetto “articolo sensazionale“, sia di una iniziativa importante dell’ONU, danneggia gli interessi degli israeliani e copre di vergogna Israele.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;* Dror Feiler è musicista, artista e presidente di European Jews for Peace. Ha compiuto il servizio militare nell’esercito israeliano, come paracadutista, negli anni fra il '69 ed il '72.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5834701594035963490-5550655506506042766?l=comitatopalestinabologna.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/5550655506506042766'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/5550655506506042766'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/2009/09/lesercito-di-israele-non-e-lesercito.html' title='L’esercito di Israele non è l&apos;esercito degli ebrei'/><author><name>comitatopalestinabologna@gmail.com</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08664288941665809154</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='11895242958405194939'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5834701594035963490.post-1684280225735808713</id><published>2009-08-04T12:36:00.000+02:00</published><updated>2009-08-04T12:38:31.479+02:00</updated><title type='text'>strage di Bologna</title><content type='html'>Strage di Bologna: il depistaggio palestinese&lt;br /&gt;di Germano Monti *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per una Destra che non vuole solo governare, ma procedere ad una profonda ristrutturazione dell’assetto istituzionale del Paese, ripulire l’album di famiglia dalle immagini più imbarazzanti è una necessità. In altre parole, voler riscrivere la Costituzione repubblicana e antifascista richiede ineluttabilmente la riscrittura della propria storia politica… naturalmente, se si è o si è stati fascisti.Lo stragismo rappresenta sicuramente la pagina più nera della storia italiana contemporanea, con il suo intreccio perverso fra manovalanza fascista, apparati – più o meno occulti - dello Stato e interferenze atlantiche. Fra tutte le stragi che hanno insanguinato l’Italia, quella alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980 è stata la più feroce, ed anche l’unica in cui è stata raggiunta una verità giudiziaria, con la condanna definitiva dei fascisti Ciavardini, Fioravanti e Mambro. La verità giudiziaria non coincide sempre e comunque con la realtà effettuale, e l’esercizio della critica anche nei confronti delle sentenze della magistratura è assolutamente legittimo, in certi casi persino doveroso, e questo vale anche per le sentenze sulla strage di Bologna. Tuttavia, quello che sta avvenendo non ha molto a che vedere con il garantismo e l’esercizio del diritto di critica, quanto con un tentativo di revisionismo storico particolarmente straccione, dettato dall’opportunità della contingenza politica.I critici attuali delle sentenze sulla strage di Bologna non si limitano, come avveniva alcuni anni or sono, a rilevare quelle che per loro sono incongruenze degli investigatori e dei giudici, ma si spingono ad affermare che quelle incongruenze servirono – e servono tuttora – a coprire un’altra verità, sulla quale non si è voluto indagare. Questa “verità” consisterebbe nel coinvolgimento della resistenza palestinese, ed in particolare del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, nella strage, coinvolgimento che sarebbe stato tenuto nascosto in virtù dei patti intercorsi fra i governanti e i servizi segreti italiani di allora con i Palestinesi stessi. Il sostenitore più autorevole di questa tesi è l’ex Presidente Cossiga, cui si sono aggiunti i più alti esponenti della Destra ex fascista, fino all’attuale Presidente della Camera, Gianfranco Fini e, ancora più esplicitamente, l’attuale sindaco di Roma, Gianni Alemanno, sui cui trascorsi squadristi esiste una vasta letteratura. Nel ventottesimo anniversario della strage, è proprio Alemanno, intervistato da la Repubblica, il più esplicito nel sostenere che quella della colpevolezza dei suoi ex camerati sia una “verità comoda”, mentre “c'è un'altra pista, quella del vecchio terrorismo palestinese, che soltanto da poco si è cominciata a esplorare”, pista rispetto alla quale “ci sono una marea di riscontri”. Nell’intervista, poi, Alemanno ripropone un vecchio cavallo di battaglia dell’estrema destra, quello secondo cui “Nei '70 ci fu una guerra civile strisciante che peraltro cominciò dal maledetto slogan "Uccidere un fascista non è reato", urlato da vari gruppi dell'estrema sinistra che, falliti i loro obbiettivi rivoluzionari, decisero di convogliare tutta la loro energia nell'antifascismo militante. Suscitando ovviamente delle reazioni altrettanto dure da parte dell'estrema destra. E ciò fu un incubatore sia delle Br sia dei Nar”. E’ una vecchia tesi, cara agli squadristi fascisti e ai terroristi dei Nar; una smaccata bugia, ma qualcuno che Alemanno certamente conosce bene diceva: «Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità», specialmente se a ribadirla sono alte cariche istituzionali, come un ministro della propaganda ieri o un sindaco oggi.Dunque, la strage di Bologna non fu opera di terroristi neri, bensì di Palestinesi. A sostegno di questa ipotesi, sia Alemanno che altri (fra i quali anche Andrea Colombo, ex giornalista del Manifesto ed ora di Liberazione) invitano ad indagare a fondo sulle dichiarazioni del guerrigliero venezuelano conosciuto come “Carlos”, detenuto in Francia, e, più in dettaglio, sulla presenza a Bologna, il giorno della strage, di Thomas Kram, cittadino tedesco attualmente detenuto nel suo Paese con l’accusa di appartenenza alle Cellule Rivoluzionarie.Per quanto riguarda “Carlos”, l’intervista da lui rilasciata all’ANSA lo scorso 30 giugno, per il tramite del suo avvocato italiano, in realtà riguarda in massima parte il sequestro di Aldo Moro e quello che, a suo dire, fu un tentativo di mediazione dell’OLP, insieme ad una parte dei servizi segreti italiani, per ottenere la liberazione del presidente democristiano. Dopo aver fornito il suo punto di vista sulle contraddizioni esistenti fra diverse fazioni dei servizi italiani e su altre vicende di quegli anni, “Carlos” risponde alla domanda esplicita dell’intervistatore, Paolo Cucchiarelli, in merito alla strage di Bologna:&lt;br /&gt;Domanda:&lt;br /&gt;Una sola domanda sulla strage di Bologna visti i molti riferimenti fatti da lei nel tempo e che sembrano alludere ad una ipotesi da lei mai espressa ma che potrebbe essere alla base delle sue osservazioni. Cioè agenti occidentali che fanno saltare in aria - con un piccolo ordigno - un più rilevante carico di materiale esplodente trasportato da palestinesi o uomini legati all’Fplp e alla sua rete con l’intento di far ricadere su questa ben diversa realtà politica tutta la responsabilità della strage alla stazione.&lt;br /&gt;Risposta:&lt;br /&gt;L’attentato contro il popolo italiano alla stazione di Bologna “rossa”, costruita dal Duce, non ha potuto essere opera dei fascisti e ancora meno dei comunisti. Ciò è opera dei servizi yankee, dei sionisti e delle strutture della Gladio. Non abbiamo riscontrato nessun’altra spiegazione. Accusarono anche il Dottor Habbash, nostro caro Akim, che, contrariamente a molti, moriva senza tradire e rimanendo leale alla linea politica del FPLP per la liberazione della Palestina. Vi erano dei sospetti su Thomas C., nipote di un eroe della resistenza comunista in Germania dal febbraio 1933 fino al maggio 1945, per accusarmi di una qualsiasi implicazione riguardo ad un’aggressione così barbarica contro il popolo italiano: tutto ciò è una prova che il nemico imperialista e sionista e le sue “lunghe dita” in Italia sono disperati, e vogliono nascondere una verità che li accusa.&lt;br /&gt;Insomma, “Carlos” non solo smentisce la “pista palestinese”, ma accusa direttamente gli apparati occulti americani, israeliani ed italiani di aver ordito e realizzato la strage. Il fatto che escluda anche la responsabilità dei fascisti, con la bizzarra postilla della stazione “costruita dal Duce”, non significa altro che il rafforzamento della sua convinzione di una pista internazionale, ma nella direzione opposta a quella indicata da Cossiga, Fini e Alemanno, da una parte, e da Andrea Colombo dall’altra. Del resto, in tutta la storia dello stragismo e dell’eversione nera, l’intreccio fra il sottobosco neofascista e apparati interni ed internazionali, particolarmente statunitensi, è sempre emerso con grande puntualità. Non si capisce, quindi, come le parole del detenuto nel carcere di Poissy possano essere utilizzate per dimostrare il contrario di ciò che dicono… ma questo bisognerebbe chiederlo ad Alemanno ed a quelli come lui. Sempre alle stesse persone, e ad un gran numero di giornalisti, bisognerebbe chiedere anche perché continuino a presentare in termini tanto misteriosi la figura di Thomas Kram, quasi che di lui non si sappia nulla, se non che da qualche tempo si trova nelle carceri tedesche. Ebbene, già nel giugno dello scorso anno, Saverio Ferrari si è occupato della pista palestinese e di Kram, in un suo articolo su “Osservatorio Democratico sulle nuove destre” dedicato al libro scritto da Andrea Colombo sulla strage di Bologna, libro accusato – per inciso – di voler accreditare l’innocenza di Mambro, Fioravanti e Ciavardini “omettendo deliberatamente le carte giudiziarie più scomode”.A proposito della “pista palestinese” Ferrari scrive: “Colpisce, infine, l’ultimo capitolo in cui, si rilancia la stessa fantomatica pista palestinese sulla quale da qualche anno alcuni deputati di Alleanza nazionale si affannano, millantando la presenza del terrorista venezuelano Ilich Ramirez Sanchez, detto Carlos, o di suoi uomini, a Bologna, in veste di stragisti al servizio del Fronte popolare per la liberazione della Palestina di George Habbash. È più che noto, infatti, che già all’epoca, non solo recentemente, si appurò che il terrorista Thomas Kram, esperto in falsificazione di documenti e non in esplosivi, fosse presente a Bologna nella notte fra tra l’1 e il 2 agosto, alloggiando nella stanza 21 dell’albergo Centrale di via della Zecca. Presentò nell’occasione la sua patente di guida non contraffatta. Fu precedentemente fermato e identificato al valico di frontiera sulla base di un documento di identità valido a suo nome. Non era al momento inseguito da alcun mandato di cattura. La questura di Bologna segnalò i suoi movimenti all’Ucigos che già in quei giorni conosceva tutti i suoi spostamenti. Un terrorista stragista, dunque, non in incognito che viaggiava e pernottava in albergo con documenti a proprio nome (!). Una pista vecchia, già archiviata data la comprovata mancanza di legami tra Thomas Kram e la strage. Per altro Kram risultò non aver mai fatto parte dell’organizzazione di Carlos. (…)”.Ma c’è di più: il 2 agosto del 2007, proprio sul quotidiano in cui Andrea Colombo ha lavorato per anni, il Manifesto, il suo collega Guido Ambrosino pubblica un lungo articolo dal titolo “Bologna, l’ultimo depistaggio”, in cui il misteriosissimo Thomas Kram – a Berlino in libertà provvisoria, dopo essersi costituito nel dicembre 2006 - si lascia tranquillamente intervistare. Dall’intervista di Guido Ambrosino: “«Ho scoperto su internet che la bomba potrei averla messa io. Un'assurdità, sostenuta addirittura da una commissione d'inchiesta del parlamento italiano, o meglio dalla sua maggioranza di centrodestra, nel dicembre 2004. Deputati di An, e altri critici delle sentenze che hanno condannato per quella strage i neofascisti Fioravanti e Mambro, rimproverano agli inquirenti di non aver indagato sulla mia presenza a Bologna». Per Kram è una polemica pretestuosa: «Non sono io il mistero da svelare. Non lo credono nemmeno i commissari di minoranza della Mitrokhin. Viaggiavo con documenti autentici. La polizia italiana mi controllava, sapeva in che albergo avevo dormito a Bologna, il giorno prima mi aveva fermato a Chiasso. Come corriere per una bomba non ero proprio adatto»”. L’articolo e l’intervista demoliscono l’impianto del libro di Colombo e, più in generale, la “pista palestinese”, anche con alcuni particolari che, se non si trattasse di fatti tanto drammatici, indurrebbero al sorriso. Secondo Ambrosino, il lavoro di Colombo “si riduce a un paio di forzature”, particolarmente per quanto riguarda la latitanza di Kram, che – secondo Colombo – sarebbe durata ben 27 anni, cioè dal 1979, quando lo stesso Kram è invece sempre stato reperibile almeno fino al 1987, quando contro di lui viene spiccato un mandato di cattura per appartenenza alle Cellule Rivoluzionarie. Nella pista palestinese sarebbe coinvolta anche un’altra militante dell’estrema sinistra tedesca, Christa Frolich, che – secondo la testimonianza di un cameriere di albergo – lavorava come ballerina nei pressi di Bologna e il primo agosto 1980 si sarebbe fatta portare una valigia alla stazione di Bologna, mentre il 2 agosto avrebbe telefonato (parlando italiano con accento tedesco) per accertarsi che i suoi figli non fossero stati coinvolti nell’esplosione. Scrive Ambrosino: “Christa Fröhlich ha ora 64 anni, insegna tedesco a Hannover. Confrontata con questa descrizione, non sa se ridere o piangere: «Non ero a Bologna. Non ho figli. Mai un ingaggio da ballerina. E nel 1980 non sapevo una parola di italiano»”. Se pensiamo che uno dei cardini principali della “pista palestinese” è costituito dai lavori della “Commissione Mitrokhin”, anche noi non sappiamo se ridere o piangere. Addirittura nel dicembre 2005, sull’Espresso, l’operato di quella Commissione veniva già definito come “L'ennesimo polverone. Per far riaprire l'inchiesta sulla strage di Bologna e riabilitare gli estremisti di destra Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, già condannati per l’attentato”. Dal medesimo articolo si apprende anche, peraltro, che le stesse risultanze della Commissione Mitrokhin escludevano ogni coinvolgimento di Thomas Kram nella strage di Bologna.La domanda, a questo punto, è: perché, contro ogni evidenza ed ogni riscontro, in questo agosto 2008 c’è chi tenta di riciclare vecchie bufale, magari contando sui riflessi appannati di un’opinione pubblica martellata da campagne sulla “sicurezza” minacciata da zingari ed immigrati, tanto da richiedere paracadutisti, alpini e bersaglieri per le strade delle nostre città? Probabilmente, la risposta è nella premessa: per mettere mano alla Costituzione, la Destra ha bisogno di svecchiare i propri armadi, facendone opportunamente sparire gli scheletri di troppo. Lo scheletro più ingombrante è senza dubbio quello datato 2 agosto 1980, rimosso il quale sarà assai più semplice rimuovere tutti gli altri… si, perché,se si riesce a convincere, contro ogni evidenza storica e giudiziaria, che la strage di Bologna è stata opera dei Palestinesi, domani si potrà legittimamente sostenere che quella di Piazza Fontana fu veramente opera degli anarchici e così via. Senza dimenticare che accollare proprio ai Palestinesi la più orrenda delle stragi consente alla fava revisionista di cogliere un secondo piccione: oltre alla definitiva legittimazione interna, la nuova Destra di governo rimedierebbe anche l’imperitura gratitudine di Israele e delle sue lobby, mentre a protestare per l’ennesima infamia commessa ai danni di un popolo sempre più martoriato rimarrebbero in pochi, come – effettivamente – sono in pochi, almeno ai livelli che contano, quelli che continuano a sostenere le ragioni e il diritto all’esistenza del popolo palestinese. Eppure, a dubitare della riuscita di un’operazione così spregiudicata ci aiuta la frase di un uomo importante, uno di quelli che, piaccia o no, la storia l’hanno fatta, non hanno solo cercato di riscriverla a proprio piacimento. Quell’uomo, che di nome faceva Abramo Lincoln e di mestiere il Presidente degli Stati Uniti, amava ripetere: “Si può ingannare tutti a volte, qualcuno sempre, ma non è possibile ingannare tutti tutte le volte”. Sarà bene che Alemanno e quelli come lui lo tengano presente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* Forum Palestina&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5834701594035963490-1684280225735808713?l=comitatopalestinabologna.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/1684280225735808713'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/1684280225735808713'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/2009/08/strage-di-bologna.html' title='strage di Bologna'/><author><name>comitatopalestinabologna@gmail.com</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08664288941665809154</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='11895242958405194939'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5834701594035963490.post-3405216449506964437</id><published>2009-07-22T23:44:00.005+02:00</published><updated>2009-07-23T00:03:20.515+02:00</updated><title type='text'>Esempi di "democrazia etnica":... dove la "democrazia" funziona a senso unico</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(204, 0, 0);font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:130%;color:#0000ff;"   &gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(204, 0, 0);font-size:130%;" &gt;&lt;br /&gt;Israele non rinuncia alle pretese su Gerusalemme e sfida la comunità internazionale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Rispedite ai mittenti le accuse rivolte ad Israele              da Unione Europea e Russia sulla colonizzazione di Gerusalemme est.              ''Israele ha agito ed agira' sempre in funzione dei suoi interessi              nazionali e in particolare per cio' che riguarda Gerusalemme'', ha              detto il vice ministro degli Affari Esteri israeliano Dany Ayalon.              ''I nostri diritti su Gerusalemme, compreso il suo sviluppo, non possono              essere contestati''. Il ministro dell'Interno e vice premier Elie              Yishai ha aggiunto che Israele ''non e' la filiale di altri paesi.              Il governo e lo stato di Israele hanno il diritto di perseguire i              propri obiettivi''. Il comune di Gerusalemme ha infatti dato il via              libera alla costruzione di un nuovo quartiere di insediamenti sul              luogo dell'hotel Shepherd, un terreno confiscato da Israele nel '68,              una volta di proprieta' della Giordania. L'obiettivo dei promotori              di questa iniziativa e' quello di rendere ebrea la parte orientale              di Gerusalemme, occupata e annessa da Israele nel 1967. Ma i palestinesi              puntano a rendere proprio questa zona la capitale dello Stato a cui              aspirano.Sono circa 190 mila gli israeliani che si sono insediati              in una decina di quartieri a Gerusalemme Est dove vivono 270 mila              palestinesi. La presidenza svedese della Ue aveva fatto appello oggi              al governo di Tel Aviv affinche' si astenga da ogni eventuale ''azione              provocatoria'' a Gerusalemme est. Il ministro russo degli Affari Esteri,              Andrei Nesterenko, ha invitato a Israele a ''fermare immediatamente''              il suo progetto di insediamenti.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(204, 0, 0);font-size:130%;" &gt;&lt;br /&gt;Via la nakba dai libri di scuola&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;di Michelangelo Cocco&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La parola «nakba» (catastrofe in lingua araba) sarà bandita da tutti i libri di scuola d’Israele. L’annuncio di ieri del ministero dell’educazione rischia di compromettere le relazioni tra ebrei e minoranza araba (1,4milioni, il 21% della popolazione), sempre più tese dopo l'insediamento, il 31 marzo scorso, dell’esecutivo di estrema destra guidato da Benjamin Netanyahu.&lt;br /&gt;Il termine Nakba - che indica l’esodo dalla Palestina durante il primo conflitto arabo-israeliano del 1948-’49 (cacciati dall’avanzata delle truppe dell’haganah o fuggiti dal conflitto) di oltre 700mila palestinesi, che divennero profughi - era stato accettato solo due anni fa, quando la ministra laburista Yuli Tamir ne consentì l’introduzione nei libri di testo destinati alle scuole arabe.&lt;br /&gt;Nell’annunciare il dietrofront, il portavoce del ministero Gideon Saar ha dichiarato che «è inconcepibile che in Israele si parli della fondazione dello Stato come di una sciagura».&lt;br /&gt;Deputato rappresentante la minoranza palestinese, Ahmed Tibi inquadra quello di ieri in «una serie di provvedimenti anti-arabi, come la legge che mira a proibire le commemorazioni della Nakba in Israele, ispirati da Lieberman (il ministro degli esteri, ndr) e dal suo partito, una formazione apertamente fascista». Secondo Tibi «in questa terra esistono due narrative, quella sionista e quella palestinese». «Ma - dice al manifesto il parlamentare del gruppo Ra’am-Ta’al - con questi provvedimenti vogliono impedirci di conoscere e tramandare la nostra storia».&lt;br /&gt;E per contrastare i tentativi statunitensi di fermare la colonizzazione della Cisgiordania occupata ieri Lieberman ha dato il via a un’iniziativa clamorosa, ordinando a tutte le rappresentanze diplomatiche israeliane all’estero di dare massima pubblicità alla foto che ritrae Adolf Hitler a colloquio con il leader nazionalista palestinese Haj Amin al-Husseini nel 1941 a Berlino.&lt;br /&gt;La scorsa settimana l’Amministrazione Obama aveva convocato l’ambasciatore israeliano a Washington per chiedere a Tel Aviv di fermare la costruzione di 20 appartamenti per coloni presso lo Shepherd Hotel di Gerusalemme est, un tempo di proprietà di al-Husseini.&lt;br /&gt;Di qui il tentativo di equiparare con una campagna di pubbliche relazioni le rivendicazioni dei palestinesi alla figura di al-Husseini, che nel ’41 si alleò con Hitler. «È importante che il mondo conosca i fatti» ha dichiarato alla Bbc un portavoce di Lieberman. *&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;il Manifesto 22/07/2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2009/mese/07/articolo/1157/&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;*a proposito di relazioni con i nazisti vi invitiamo a leggere il libro "Relazioni pericolose" di Faris Yaya traduzione di F. De Leonardis edizioni Città del Sole vedi introduzione del libro al seguente link:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.forumpalestina.org/news/2009/Gennaio09/06-01-09ForzaFertile.htm"&gt;http://www.forumpalestina.org/news/2009/Gennaio09/06-01-09ForzaFertile.htm&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5834701594035963490-3405216449506964437?l=comitatopalestinabologna.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/3405216449506964437'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5834701594035963490/posts/default/3405216449506964437'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/2009/07/esempi-di-democrazia-etnica-dove-la.html' title='Esempi di &quot;democrazia etnica&quot;:... dove la &quot;democrazia&quot; funziona a senso unico'/><author><name>comitatopalestinabologna@gmail.com</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08664288941665809154</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='11895242958405194939'/></author></entry></feed>