“Abbiamo un paese che è di parole. E tu parla, che io possa fondare la mia strada pietra su pietra.
Abbiamo un paese che è di parole, e tu parla, così che si conosca dove abbia termine il viaggio.”

Mahmud Darwish

martedì 15 maggio 2012

Solidarietà con i prigionieri palestinesi in sciopero della fame


Lettera di Mohammad Brash, prigioniero palestinese nel carcere israeliano di “Aishel”

Non dite a mia madre che sono diventato cieco.Quando viene a trovarmi,
lei non sa che sono diventato cieco
dopo che i miei occhi si sono ammalati e
il buio ha invaso il mio corpo.
Lei mi vede ma io non la vedo.
Le sorrido da dietro la rete di ferro
e faccio finta di vederla
quando mi mostra le fotografie dei miei fratelli,
dei miei amici e dei nostri vicini.
Non ditele che sono anni che aspetto un’operazione
per avere una cornea nuova
e che sono anni che la direzione del carcere rimanda,
rimanda e poi rimanda ancora
dando ai miei occhi tutte le ragioni
per dimenticare la luce del giorno.
Non raccontatele del mio corpo segnato da ricami di schegge di piombo,
né che il mio piede sinistro è stato amputato
e sostituito da uno posticcio
mentre quello destro è già ammuffito e si sta distaccando dalla vita.
Non raccontatele come un prigioniero perde la cognizione dei sentimenti
più elementari, condannato a vedere soltanto ferri e cenere
e mai il bianco radioso
e i cavalli sellati dal silenzio
che guidano verso la speranza.
Ditele che sono vivo, che sono sano, che i miei occhi vedono,
che cammino, corro, gioco, salto, scrivo e leggo…
Trascino il mio dolore su queste stampelle
e sono con mio fratello martire,ora in cielo,
e lo sento chiamarmi con la forza del tuono e del fulmine…
Non ditele che non conosco più il sonno
che mi nutro di sedativi per intorpidire le mie membra…
che quando mi muovo per cercare le mie cose sbatto
contro le sbarre o il corpo di un altro prigioniero
che dorme accanto a me e si alza
per aiutarmi ad andare in bagno…
Stare sveglio mi addolora e il sonno mi ha abbandonato.
Non dite a mia madre della polvere da sparo che mi è entrata negli occhi
riempiendoli di sangue, sulla strada del campo
in quel pomeriggio feroce
quando i cecchini mi hanno scelto come bersaglio
facendo volare il mio piede lontano.
Prima che il buio mi inghiottisse, si è impressa nei miei occhi
l’immagine di un bambino
che mi correva incontro, portando una bandiera,
e gridava: “Martire! Martire!”
Ditele che non mi basta sognarla,
che sono straziato dalla nostalgia di lei,
che incido segni sul muro per ricordarla e
dimenticare i miei dolori e l’oscurità che mi avvolge.
Ditele che seguo l’ascesa della sua preghiera fino a toccare il cielo,
mi fermo e poi a malincuore ritorno
per non ferirla con la mia morte
ma rimango sulla porta come se avessi già scelto il mio domani.
Non dite a mia madre che Israele del ventunesimo secolo
ha trasformato le carceri in laboratori sperimentali
dove coltivare malattie che consumano i nostri corpi
lentamente come si strugge la cera delle candele.
Non ditele che ho già imparato i nomi di tutte le malattie più strane
e delle medicine più bizzarre
e che conosco il sapore di tutti gli anestetici
che sono costretto a inghiottire
mentre osservo il corpo di Zakarya Issa, amico e fratello,
scivolare prima di me nella vita senza vita di un lungo coma.
Non raccontate a mia madre dei malati
e delle malattie che accendono nei loro corpi guerre e follia:
Ahmad Abu Il-Rub,
Khaled Al-Shawish,
Ahmad Al-Najjar,
Mansour Mauqadeh,
Akram Mansour,
Ahmad Samarah,
Wafa’ Il-Bis,
Rima Daragmeh,
Tareq Asy,
Motasem Raddad,
Ryad Il-O’mor,
Yasser Nazzal,
Ashraf Abu Dree,
Jihad Abu Hanyeh
tutti massacrati dal carcere e dalla malattia,
che uno stato arrogante capace soltanto
a dispensare morte e funerali,
ci infligge.
Ditele che solo trenta porte mi separano
dalla porta di casa
e che avanzo di un passo ogni volta che vola un uccello,
ditele che il fuoco mi avvampa gli occhi,
il filo spinato mi trafigge il petto
e che mi rifugio nel suo cuore e nelle sue preghiere.


Mohammad Brash
(traduzione a cura di Bilal Murar e Gabriella Cecilia Gallia
segnalato da F. Ismail)

1948 - 2012 La Nakba, una catastrofe non solo palestinese

di Forum Palestina

L’anniversario della Nakba quest’anno cade mentre nelle carceri israeliane i palestinesi hanno ingaggiato una lotta durissima: la “battaglia delle pance vuote”, lo sciopero della fame in difesa della propria dignità e per il rispetto dei più elementari diritti. Bilal e Thaer sono al 74° giorno di sciopero della fame, ormai allo stremo. Rifiutano il cibo dei carcerieri per protestare contro la detenzione amministrativa, cioè la detenzione senza contestazione di accuse al detenuto e senza processo. Bilal è stato arrestato il 17 agosto 2011, Thaer il 28 giugno 2010.

lunedì 14 maggio 2012

Al Nakba Movie

15 maggio anniversario della Nakba: la Catastrofe almeno 64 anni di espulsioni, di pulizia etnica, di razzismo

da AlJazeera

 Al Nakba, documentario (200 min)-prodotto da Al-Jazeera in arabo per la prima volta in onda nel 60° anniversario della catastrofe palestinese. E 'stato tradotto in Português nel 2009 e poi in quattro lingue diverse: francese, tedesco, spagnolo e italiano. Al Nakba ha vinto il premio per il miglior documentario di Al Jazeera in Palestina Fifth International Film Festival (Doha / Qatar) e il premio del pubblico a Amal Nona euro-araba Film Festival (Santiago / Spagna). Ha partecipato in altri festival in Brasile, Argentina, Italia, Giordania, Egitto e Palestina.

domenica 13 maggio 2012

Tomorrow’s Land. How we decided to tear down the invisible wall

16 maggio 2012 - ore 18,00
al Cinema Lumière, Via Azzo Gardino - Bologna
per la rassegna Doc in Tour proiezione del documentario:

 “Tomorrow’s Land. How we decided to tear down the invisible wall” 
Al termine incontro con i registi Andrea Paco Mariani e Nicola Zambelli,
con i volontari dell'Ass. YODA che hanno partecipato al campo internazionale in Palestina 
e con i rappresentanti del GVC attivi in Palestina. 

IL GIORNO DEL RICORDO: Vittorio Arrigoni e la Nakba in Palestina

15 maggio 2012
presso La Tenda, Viale Molza - MODENA

ore 18:30 incontro e proiezione:
“La cooperazione nella Palestina Occupata, il turismo responsabile e i rischi di normalizzazione”

PALESTINA: 64 anni dalla Nakba, 64 anni di ingiustizia

Per il rispetto dei diritti dei palestinesi e della legalità internazionale 
In solidarietà con lo sciopero della fame dei prigionieri palestinesi 

Il Coordinamento Campagna BDS Bologna organizza e invita tutte/i a partecipare al 

PRESIDIO martedì 15 maggio 2012 - ore 17:30 
piazza del Nettuno (di fronte alla Sala Borsa), Bologna 

domenica 6 maggio 2012

HURRIA - L'urlo di nessuno

25 aprile 2012 al PRATELLO R'ESISTE - Bologna

di e con Luca Privitera

Attori
SOLDATI
Elena Ferretti, Alfredo Duran Decima, Francesco Scirè

PALESTINESI 
Fiorella Antonella Scorrano, Raffaele Bertini, Adele Ibrahim, Bilal Murrar, Gianluca Gori, Salvatore Pireddu, Laura Elce

CAMERAMEN Teresio Arrighi


"...Nessun assassinio ridonerà le distese dei fiori. Ma solo gli animi svegli, che non si sono assopiti cercheranno la vita e il volo da riprendere..."  da HURRIA L'Urlo di nessuno

domenica 22 aprile 2012

HURRIA L'urlo di nessuno




Drammaturgia e regia di Luca Privitera
Campagna di sensibilizzazione popolare sul conflitto israeliano palestinese 
Con il sostegno di Spazio Liberato ex Breda est ed il Comitato Palestina Pistoiese

lunedì 16 aprile 2012

Appello per una giornata di mobilitazione internazionale

17 aprile 2012 mobilitazione internazionale


In diversi paesi, organizzazioni per i diritti umani si sono unite a sostegno dello sciopero della fame di Khader Adnan, in lotta per i diritti dei prigionieri politici palestinesi. Hanno indetto una giornata di mobilitazione internazionale per il 17 aprile 2012. Gli oltre sessanta firmatari chiedono l’immediato rilascio di tutti i prigionieri politici palestinesi detenuti da Israele, vittime di un sistema legale ingiusto e ineguale. 

20 21 Aprile progetti r'esistenti - iniziative HUB presso vag61 e Xm24


domenica 15 aprile 2012



Non ti hanno conosciuto fiume straripante di gigli


Hanno ucciso tutti
Hanno ucciso tutti
hanno ucciso tutti i minareti
e le dolci campane
uccise le pianure e la spiaggia snella
ucciso l’amore e i destrieri tutti, hanno ucciso il nitrito.
Per te sia buono il mattino.
Non ti hanno conosciuto
non ti hanno conosciuto fiume straripante di gigli
e bellezza di un tralcio sulla porta del giorno
e delicato stillare di corda
e canto di fiumi, di fiori e di amore bello.
Per te sia buono il mattino.
Non hanno conosciuto un paese che vola su ala di farfalla
e il richiamo di una coppia di uccelli all’alba lontana
e una bambina triste
per un sogno semplice e buono
che un caccia ha scaraventato nella terra dell’impossibile.
Per te sia buono il mattino.
No, loro non hanno amato la terra che tu hai amato
intontiti da alberi e ruscelli sopra gli alberi
non hanno visto i fiori sopravvissuti al bombardamento
che gioiosi traboccano e svettano come palme.
Non hanno conosciuto Gerusalemme … la Galilea
nei loro cuori non c’è appuntamento con un’onda e una poesia
con i soli di dio nell’uva di Hebron,
non sono innamorati degli alberi con cui tu hai parlato
non hanno conosciuto la luna che tu hai abbracciato
non hanno custodito la speranza che tu hai accarezzato
la loro notte non si espone al sole
alla nobile gioia.
Che cosa diremo a questo sole che attraversa i nostri nomi?
Che cosa diremo al nostro mare?
Che cosa diremo a noi stessi? Ai nostri piccoli?
Alla nostra lunga dura notte?
Dormi! Tutta questa morte basta
a farli morire tutti di vergogna e di sconcezza.

Dormi bel bambino.
Ibrahim Nasrallah
(trad. Wasim Damash)


Vik ...un anno dopo


Tante iniziative ed eventi, tra ieri ed oggi, per ricordare Vittorio Arrigoni ad un anno dalla scomparsa (nonostante il silenzio e l'indifferenza delle istituzioni e i tentativi di gettar fango sulla sua figura):
uno special dedicato a Vittorio su Globalist;
Il Manifesto dedicherà due pagine a Vittorio Arrigoni;
in tutta Italia e in varie altre città del mondo iniziative per ricordarlo.

Intanto da poco si è conclusa la produzione del Reading Movie "Restiamo umani" realizzato con la lettura del libro di Vittorio da molti volti noti vicini alla causa palestinese.

Purtroppo il processo a Gaza va a rilento, il 13 si è tenuta la prima vera udienza, dopo vari rinvii, in cui gli imputati tentano di infangare la figura di Vittorio e scaricano la responsabilità dell'assassinio sui due "capi", Abdel Rahman Breizat e Bilal Omari, rimasti uccisi poco dopo l’assassinio di Vittorio.
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