“Abbiamo un paese che è di parole. E tu parla, che io possa fondare la mia strada pietra su pietra.
Abbiamo un paese che è di parole, e tu parla, così che si conosca dove abbia termine il viaggio.”

Mahmud Darwish

martedì 6 gennaio 2009

70 palestinesi rinchiusi in una casa e poi bombardati dall'esercito israeliano

Una famiglia intera massacrata, fatta a pezzi: 70 persone uccise a sangue freddo dall'esercito di occupazione israeliano nel quartiere di az-Zaitun. E' successo, ieri, domenica, ma l'eccidio è stato scoperto solo oggi, lunedì. Naeb as-Sammuni di 25 anni, sopravvissuto, ha raccontato: "Le forze di occupazione israeliane, penetrate a est del quartiere az-Zaitun, hanno radunato decine di membri della mia famiglia in una sola casa di 180 metri quadrati, poi l'hanno bombardata per dieci minuti".Il cittadino, che ha visto sterminare tutta la famiglia, ha aggiunto: "Dopo averli bersagliati di bombe, la casa si è trasformata in un lago di sangue. C'è chi è morto subito, chi è rimasto ferito ed è morto dissanguato".
As-Sammuni ha spiegato che le forze di occupazione sioniste hanno impedito l'arrivo delle ambulanze per soccorrere i membri della famiglia massacrata, nonostante gli appelli della Croce Rossa: molti sono rimasti a sanguinare per 24 ore e solamente questa mattina sono sopraggiunti i soccorsi.Nell'eccidio, ha raccontato Naeb, sono morte sua moglie Hanan, sua figlia Huda, sua madre Rizqa, e la maggior parte dei suoi fratelli e dei suoi cugini.
Il dott. Haitham Dababesh, che era tra i soccorritori dell'ospedale ash-Shifa di Gaza, ha dichiarato che da ieri sera, cioè dal momento del bombardamento della famiglia as-Sammuni, "abbiamo coordinato i soccorsi con la Croce Rossa, ma non siamo risusciti a raggiungerli fino a questa mattina".I soccorritori, al loro arrivo, hanno trovato una situazione terribile: un vero massacro, molte vittime. Il dott. Dababeh ha aggiunto che la sala di attesa dell'ospedale ash-Shifa, il più grande di Gaza, non riusciva a contenerle tutte.Nel quartiere az-Zaitun si temono altri massacri: quell'area è nel mirino del fuoco israeliano sia da terra sia dal cielo. Gli abitanti temono per la loro vita e non riescono ad abbandonare le loro case minacciate di uccisione di massa.

(Fonte:Infopal)

Israele usa le bombe al fosforo a Gaza

di Rachele Gonnelli
Israele usa bombe a grappolo al fosforo bianco. Si tratta di armi che in base alla Convenzione di Ginevra e ai protocolli internazionali del 1980 non possono essere utilizzate contro la popolazione civile e in aree densamente popolate.

Dell'impiego massiccio di queste bombe, con il loro caratteristico effetto tracciante simile a un fuoco d'artificio se viste da lontano, esiste una vasta documentazione fotografica nei reportage delle principali agenzie del mondo che arrivano in questi giorni dalla Striscia di Gaza. A parlarne, a denunciarne l'uso durante l'avanzata terrestre dell'esercito israeliano dopo aver visto le foto, sono stati soprattutto i blogger. Una denuncia che corre sul web da un capo all'altro del mondo ma che finora non ha trovato riscontro sulle pagine dei giornali cartacei. Se ne parla però su alcuni forum di quotidiani inglesi, da "The Guardian" al "Times" di Londra.

Il capitano Ishai David, portavoce dell'esercito israeliano, si è comunque preoccupato di rispondere ai dubbi, affermando che «Israele usa munizioni che sono accettate dalle leggi internazionali». Lo stesso "Times" ha ricordato che le bombe a grappolo - a conchiglia, shells, si chiamano in inglese - al fosforo bianco non sono illegali se usate solo come proiettili traccianti per indicare la direzione e coprire l'avanzata delle truppe terrestri. Gli inglesi lo sanno bene perché le hanno utilizzate con questo escamotage in Iraq.

I dubbi sulla liceità di questi bombardamenti al fosforo però restano tutti. Anche in considerazione del fatto che Tel Aviv ha dapprima negato ma alla fine ammesso di aver usato armi illegali come le cluster bombs durante la guerra nel Sud del Libano, nell'estate di tre anni fa.

Alcuni esperti militari britannici intervistati in forma anonima dal "Daily Mail" sostengono che sia assai dubbia la liceità dell'impiego di queste armi anche come «cortina fumogena» in una zona tra le più densamente popolate del pianeta qual è la Striscia di Gaza. E sostengono che ci troveremmo di fronte ad un pesante crimine di guerra.

«Se fosse provato l'utilizzo di bombe al fosforo verso postazioni civili densamente popolate Israele potrebbe essere chiamata risponderne davanti al tribunale dell'Aja», ha detto al "Times" Clarles Heyman, tenente colonnello dell'esercito britannico.

Poi ci sono le foto che circolano in Rete di bambini uccisi nei bombardamenti su Gaza. Foto raccapriccianti che vengono da siti arabi, probabilmente legati ad Hamas. Hanno i volti, la testa completamente nera, ustionati ma i lineamenti ancora visibili e il resto del corpo quasi intatto. Cadaveri simili a quelli che si sono visti durante la guerra in Libano.

Nei blog circola la denuncia di un operatore sanitario di un ospedale della Striscia di Gaza. Si chiama Jawad Najem. E dice di essersi trovato di fronte a centinaia di persone con ferite da bombe al fosforo. «Sono arrivati tutti domenica», il giorno dell'attacco terrestre dei soldati di Tshal.

Ahmed Al Dabba, un ragazzo di 26 anni che vive nella parte orientale della Striscia ha postato il suo racconto delle prime ore dell'attacco, quando ancora funzionavano le reti telefoniche e telematiche ora tagliate. Racconta di essere salito sul tetto della sua casa non lontano dal valico di Karni e di aver visto centinaia di bombe a conchiglia al fosforo bianco lanciate nella notte. «Ne ho contate almeno duecento in un'ora, purtroppo non sono riuscito a vedere bene gli obiettivi che venivano colpiti».

05 gennaio 2009

http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=74848

lunedì 5 gennaio 2009

fondi x gaza

Emergenza Gaza

La situazione a Gaza diventa sempre più drammatica.

Gli ospedali sono al collasso, i medicinali scarseggiano e le vittime civili sono destinate ad aumentare sempre di più per l’impossibilità di ricevere cure e trattamenti sanitari adeguati.

L’Associazione Amici della Mezza Luna Rossa Palestinese lancia una campagna di raccolta di fondi per l’acquisto dei materiali necessari in questo stato d’emergenza ( non è possibile donare o raccogliere generi alimentari o medicinali, perché Israele non lascia passare niente ).

Le vostre offerte possono essere versate sul Conto Corrente dell’Associazione, specificando nella causale “SOS GAZA”:


D 07601 03200 62237201

cin abi cab n. conto


Codice IBAN: IT69 D076 0103 2000 0006 2237 201

Codice BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX

appello del forum palestina

Accelerare i tempi della mobilitazione per fermare il massacro a Gaza

1. Il lancio dell’offensiva militare terrestre da parte israeliana impone a tutte le forze impegnate a cercare di fermare il genocidio in corso a Gaza di velocizzare la tabella di marcia. Non sappiamo se l’escalation a terra vedrà le truppe israeliane impantanarsi e pagare un prezzo più alto del previsto come avvenuto in Libano nell’estate del 2006. Sappiamo però per certo che il prezzo pagato dalla popolazione palestinese è già altissimo e rischia di diventarlo ancora di più. Gaza ha infatti tutte le caratteristiche per essere “l’orrore della storia” con cui si comincia il nono anno del XXI° Secolo.

In tutte le guerre infatti le popolazioni civili in qualche modo hanno potuto allontanarsi dalle zone di guerra – magari precipitando in quella condizioni di profughi in cui milioni di palestinesi sono finiti dal ’48 a oggi. A Gaza questo non è possibile perché tutti i confini sono chiusi, sigillati dalle truppe e dalla marina israeliana e dall’esercito egiziano. I palestinesi di Gaza, incluse donne, bambini, anziani, sono praticamente costretti a rimanere chiusi dentro un grande “ghetto di Varsavia” dal quale non possono fuggire sottraendosi ai bombardamenti e ai combattimenti. E’ una condizione inaccettabile non solo per chi è solidale con il popolo palestinese ma per chiunque abbia un minimo senso di giustizia e di verità.

2. Non abbiamo molto tempo. Dobbiamo agire qui ed ora sugli obiettivi minimi (aprire e proteggere subito i corridoi umanitari in Egitto e in Israele per far defluire la gente, ma soprattutto fermare l’offensiva militare israeliana che ha trasformato Gaza in una carneficina), sugli obiettivi intermedi (sanzioni contro Israele, campagna di boicottaggio economico e politico, denuncia delle complicità nel nostro paese) e sull’obiettivo immediato: una grande manifestazione popolare e di massa entro gennaio che metta in campo e alla luce del sole l’opzione della solidarietà con il popolo palestinese in contrasto con il blocco monolitico di sostegno alla politica israeliana espresso in parlamento, nelle televisioni, nelle istituzioni o sui giornali. La proposta è quella di convocarla per sabato 17 gennaio (altri invocano tempi ancora più stretti, altri ancora tempi un più lunghi). Questa data al momento sembra quella più corrispondente all’urgenza e “praticabile” sia sul piano organizzativo sia sul piano del lavoro di confronto e coinvolgimento di tutte le forze disponibili alla mobilitazione.

3. Le manifestazioni che si sono svolte in molte città italiane sabato 3 gennaio hanno dimostrato che sta crescendo una grande disponibilità popolare alla mobilitazione ed una rivolta morale e politica sia contro il genocidio in corso contro i palestinesi a Gaza sia contro le consolidate complicità politiche, istituzionali e comunicative in Italia con Israele. C’è un pezzo di società che è entrata in campo con forza sabato 3 gennaio (in Italia, nel mondo e nella stessa Tel Aviv) e che ha detto chiaramente che non può più essere consentita l’impunità ad uno stato responsabile di crimini di guerra e contro l’umanità come è oggi Israele.

Sabato 3 gennaio è stato dato un colpo e il sistema politico/massmediatico lo ha dovuto incassare. Non hanno potuto ignorare le manifestazioni né i loro contenuti. Allo stesso modo il dibattito politico nella sinistra e nei movimenti di solidarietà non può ignorare che il valore aggiunto nelle manifestazioni è stato portato dalle comunità islamiche, arabe e degli immigrati presenti nel nostro paese. Con questa realtà (del tutto simile a quella esistente in tutti gli altri paesi europei dove ci sono state manifestazioni) dobbiamo imparare a confrontarci sugli obiettivi, sulle iniziative, sulle modalità con grande lealtà e grande chiarezza. Alcuni commentatori sui quotidiani di oggi (domenica 4 gennaio) hanno registrato questo dato alimentando allarmi e preoccupazioni. Noi dobbiamo rovesciare completamente la logica e chiederci – al contrario - perché ci è voluto tutto questo tempo. Dovremo abituarci ad avere nelle nostre manifestazioni non solo le comunità cristiane di base ma anche quelle islamiche, non solo gli attivisti ma anche i giovani immigrati e le loro famiglie ed a costruire una forma condivisa di mobilitazione comune sugli obiettivi comuni.

4. C’è dunque urgenza di discutere e di decidere. Suggeriamo quindi di spostare evenbtualmente a domenica 18 gennaio l’assemblea nazionale del movimento contro la guerra che era già prevista per sabato 17 gennaio a Roma (una sessione dell'assemblea potrebbe essere dedicata anche alla situazione in Palestina/Medio Oriente)

La condizione necessaria per entrambe le ipotesi è che comunque ci si pronunci subito sulla necessità della manifestazione nazionale in tempi stretti in modo di convocare per sabato 10 o domenica 11 la riunione dedicata soprattutto alla soluzione dei problemi politici/organizzativi.

Vi preghiamo di esprimervi rapidamente, molto rapidamente

Un abbraccio a tutte e a tutti

Il Forum Palestina
www.forumpalestina.org

sabato 3 gennaio 2009

report manifestazione x la palestina

Riuscitissima la manifestazione per la Palestina promossa dalla comunità araba cittadina, a cui hanno partecipato alcune realtà bolognesi (Comitato Palestina Bologna, centri sociali, RdB/CUB, anarchici, il Prc e la Rete dei Comunisti). Fitta la partecipazione della comunita araba, che a concluso la manifestazione con una preghiera collettiva sul “crescione” proprio davanti a quella chiesa transennata per il presunto terrorismo islamico. Gli slogan, gli striscioni e i materiali, come il volantino del comitato inneggiavano alla resistenza del popolo palestinese e alla solidarietà con le organizzazioni che a Gaza organizzano, difendono e promuovono la resistenza.
Il Comitato Palestina, assieme alla rete nazionale del Forum Palestina e delle comunità palestinesi rilancia l’iniziativa proponendo un percorso di mobilitazione per arrivare ad una grossa manifestazione nazionale a Roma per la Palestina alla fine di Gennaio.

Comitato Palestina Bologna



Foto ANSA

Bologna, Palestina 1
http://www.youtube.com/watch?v=DlV-YTJ2K48&eurl=http://it.youtube.com/my_videos_edit2?ns=1&video_id=DlV-YTJ2K48&next=%2Fmy_videos2%3Fpi%3D0%26ps%3D20%&feature=player_embedded

Bologna Palestina 2

http://www.youtube.com/watch?v=dlMNwUs0fHM&eurl=http://it.youtube.com/my_videos_edit2?ns=1&video_id=dlMNwUs0fHM&next=%2Fmy_videos2%3Fpi%3D0%26ps%3D20%&feature=player_embedded

Bologna Palestina 3

http://www.youtube.com/watch?v=u-kR1DYxCGw&eurl=http://it.youtube.com/my_videos_edit2?ns=1&video_id=u-kR1DYxCGw&next=%2Fmy_videos2%3Fpi%3D0%26ps%3D20%&feature=player_embedded

Altre manifestazioni in Italia
http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/photostory/visualizza_new.html_848408334.html?10

http://www.forumpalestina.org/news/2009/Gennaio09/03-01-09StraordinariaGiornataMobilitazione.htm

giovedì 1 gennaio 2009

mercoledì 31 dicembre 2008

le aziende di bologna che commerciano con Israele

Le aziende a bologna che commerciano con lo stato di israle, l'elenco
completo a livello nazionale si può trovare sul sito del Forum
Palestina: http://www.forumpalestina.org/

comitato palestina bologna

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Israele sulla via del disprezzo

[...]
Ricordando l'introduzione di Primo Levi al suo esemplare libro "Se questo è un uomo", affermiamo che quando il disprezzo per lo straniero, il diverso, diventa il fondamento di una società, si arriva al lager.
La strage di Gaza, insieme all'oppressione dei palestinesi, nella Cisgiordania, alla loro discriminazione in Israele, è già ben inoltrata su questa strada.
Rete degli Ebrei Contro l'Occupazione
da Il Manifesto 31/12/2008

Soluzione finale

di Patrizia Viglino
Cadaveri distesi per terra a mucchi, corpi dilaniati, volti esangui, le preghiere dei feriti in fin di vita. Bambini col cranio scoperchiato, grida di terrore, donne e uomini coperti di polvere, estratti dalle macerie degli edifici distrutti e tutto intorno quello che resta di vite umane spese nella sofferenza, nell’assedio, nella fame, nel sogno di vita e libertà che si trasforma in un fiume di sangue. Ospedali al collasso, privi di medicinali e di mezzi, corsie piene di cadaveri che giacciono fianco a fianco con i feriti, con i bambini che chiamano le madri sotto il flash delle macchine fotografiche. Sanguina la Striscia di Gaza, sanguina e geme da tre lunghi giorni di furia omicida, aggredita da un esercito di sanguinari, sottoposta ad una pioggia di bombe che dal cielo e dal mare si abbatte sulla comunità di palestinesi rinchiusi nel più grande campo di concentramento del Mondo.Ai confini del Gaza-Campo, soldati israeliani che si preparano all’invasione di terra, truppe che cantano e ballano, che esultano per gli oltre 350 morti palestinesi. Quale orrore maggiore ci stiamo preparando a guardare attraverso lo schermo delle televisioni nelle prossime ore? Quale raziocinante retorica saremo pronti ancora a digerire?E intanto sentiamo ripetere l’odioso mantra dei carnefici del popolo palestinese, dal ministro israeliano della difesa Barak a quello degli esteri Livni, che in clima di campagna elettorale dicono di non voler fermare questa macchina da guerra chiamata “Israele” fintanto che Gaza non sia riportata indietro di dieci anni, fintanto che non rimarrà in piedi un solo edificio di Hamas, fintanto che non verrà annientato l’eterno nemico che oggi si chiama Hamas, come ieri si chiamava al-Fatah, come in passato si è chiamato OLP e come da sempre si chiama Popolo Palestinese.Un’ombra sta scendendo sul mondo intero, sui giornalisti che se pur impressionati per la carneficina in corso non possono fare a meno di ripetere che Israele è in guerra con Hamas e che “una pioggia di razzi Qassam” ha colpito il sud di Israele.Un’ombra si è già allungata sui governi occidentali, deboli pedine dello scacchiere della guerra totale che la potenza statunitense ha coltivato e accudito dagli anni Novanta ad oggi. Non è difficile comprenderlo. Il neo-eletto Barak Obama non ha fatto altro che seguire la linea di Bush in materia di politica mediorientale. Se qualche illuso ha creduto che essere un afro-americano significasse essere sensibile ai temi della pace si è sbagliato di grosso. Le dichiarazioni di Obama su questa strage degli inermi sono perfettamente in linea con la condotta dell’amministrazione Bush che dopo due giorni di guerra totale a Gaza ha ribadito che con Hamas, con i “terroristi” non si tratta. Come sempre e prima di tutto vengono gli interessi di Israele e per questo Israele ha qualunque diritto sul popolo palestinese, anche il diritto di vita e di morte, di imporre prigionia, fame, freddo, oscurantismo, disperazione. Ogni opzione è aperta su Gaza, ogni soluzione è buona per annientare questo popolo che ha commesso il grande crimine di esistere.3 miliardi di dollari americani all’anno in finanziamenti alla macchina da guerra israeliana che per dieci anni hanno attrezzato i criminali di guerra, stiamo certi continueranno anche nel 2009.La propaganda israeliana si è mobilitata parallelamente alla macchina bellica. Il ministro degli esteri Livni si è detta impegnata in una campagna mediatica senza precedenti. Uno staff scelto prende contatti in tutte le lingue e verifica che questa operazione di distruzione su Gaza venga interpretata nel giusto modo, si assicura che si parli di “difesa” e non di attacco, che si metta in luce come il nemico sia Hamas e non i palestinesi.Controllano che il linguaggio e la disinformazione siano appropriati in modo da poter opportunamente sostenere la menzogna che ad essere bombardati siano solo le infrastrutture del terrore, la catena di comando di Hamas. Nemmeno una parola sulle vittime civili, sui bambini trucidati, sulle centinaia di famiglie distrutte dovrà essere spesa, mentre le immagini più crude è meglio censurarle. I mezzi di informazione continuano a ripetere e a trasmettere l’ordine di Tel Aviv: è un’operazione militare chirurgica contro Hamas, contro il terrorismo, contro il pericolo mortale per Israele. Ma sulle pagine di Ha’aretz Amira Hass scrive il contrario, scrive che non è un attacco contro Hamas ma contro tutto il popolo palestinese.In queste ore di orrore e di terrore, nessun capo di stato dice che i palestinesi hanno il diritto di esistere, che questa sanguinaria occupazione militare deve finire. Il lungo embargo umanitario che hanno chiamato “tregua”, ha servito sul piatto d’argento il pretesto della carneficina a suon di bombe. Una volta cotto a puntino, il popolo di Gaza può affrontare inerme l’invasione dell’esercito israeliano che in modo codardo si prepara ad entrare e ad affrontare armi in pugno una popolazione ridotta allo stremo.In tre giorni di ininterrotti bombardamenti la macchina da guerra israeliana ha colpito in mezzo alla popolazione civile, si è macchiata di crimini di guerra colpendo caserme, case, edifici pubblici, università, moschee, luoghi di culto, danneggiando ospedali e tutto questo lo chiamano “Hamas”.Di fronte a questo orrore disgustoso anche il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen, in linea con Bush, ha chiamato tutto questo “Hamas” e ha dichiarato che la colpa è di Hamas per aver rotto la tregua unilaterale, obbligatoria solo per i palestinesi.Le divisioni interne palestinesi si sono ormai sedimentate, sono state costruite con abilità, a tavolino dalle diplomazie internazionali e tutto questo l’hanno chiamato “piano di pace”.Quando tutto questo sarà finito la stampa non si prenderà cura di raccontarci fino in fondo questo Genocidio. Un milione e trecentomila palestinesi rinchiusi nella Striscia di Gaza non hanno possibilità alcuna di scampare al massacro che colpirà nel mucchio, a caso.Tutto il Mondo è in rivolta e sta urlando la sua rabbia ma questo non conta nulla quando il mondo è governato da una classe di inetti e corrotti che porta avanti la grande menzogna della civiltà, quando il nostro silenzio inattivo viene pagato con il controllo del benessere finanziario, quando siamo disposti a lasciare che altri paghino i disastri del capitalismo di guerra, i mancati proventi del petrolio iracheno, i licenziamenti alla General Motors, la crisi finanziaria mondiale.Il modello diplomatico in corso è quello sperimentato durante l’attacco al Libano del 2006: diplomazie al lavoro per decidere nel modo più lento possibile e per lasciare aperta ad Israele quella finestra di tempo necessaria per scatenare il suo odio anti-palestinese, per dare fiato agli anti-arabi, ai razzisti (molti dei quali tuonano dalle pagine dei quotidiani nazionali), a tutti coloro che non spenderanno una sola lacrima per un bambino palestinese morto ammazzato. Eppure le immagini che arrivano da Gaza parlano chiaro, mostrano un crimine di guerra, uno sterminio di massa realizzato con i toni trionfalistici di chi sa, nel governo israeliano, che non esiste alcuna forza politica sufficientemente libera da interessi politici capace di dire basta, di rompere ogni relazione, politica, diplomatica, commerciale, con questo governo di assassini. Qual è la distanza che separa la guerra totale contro il popolo palestinese dalla soluzione finale palestinese?

30 dicembre 2008

martedì 30 dicembre 2008





SOLIDARIETA' CON IL POPOLO PALESTINESE
Gaza: Le immagini che i mezzi di comunicazione non pubblicano
Fuente: La estrella Palestina
http://www.laestrellapalestina.org/galeria/index_galeria_gaza-ataque-israeli-diciembre-2008_(2).html

Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?

di Mustafa Barghouti
Intervento dell'ex ministro dell'informazione del governo di unità nazionale palestinese

Ramallah, 27 dicembre 2008.

E leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua. Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di concentramento falciato dalla fame e dalla sete. E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti? E i bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano? Muore di guerra o di pace, chi muore perché manca l'elettricità in sala operatoria? Si chiama pace quando mancano i missili - ma come si chiama, quando manca tutto il resto?

E leggerò sui vostri giornali, domani, che tutto questo è solo un attacco preventivo, solo legittimo, inviolabile diritto di autodifesa. La quarta potenza militare al mondo, i suoi muscoli nucleari contro razzi di latta, e cartapesta e disperazione. E mi sarà precisato naturalmente, che no, questo non è un attacco contro i civili - e d'altra parte, ma come potrebbe mai esserlo, se tre uomini che chiacchierano di Palestina, qui all'angolo della strada, sono per le leggi israeliane un nucleo di resistenza, e dunque un gruppo illegale, una forza combattente? - se nei documenti ufficiali siamo marchiati come entità nemica, e senza più il minimo argine etico, il cancro di Israele? Se l'obiettivo è sradicare Hamas - tutto questo rafforza Hamas.

Arrivate a bordo dei caccia a esportare la retorica della democrazia, a bordo dei caccia tornate poi a strangolare l'esercizio della democrazia - ma quale altra opzione rimane? Non lasciate che vi esploda addosso improvvisa. Non è il fondamentalismo, a essere bombardato in questo momento, ma tutto quello che qui si oppone al fondamentalismo. Tutto quello che a questa ferocia indistinta non restituisce gratuito un odio uguale e contrario, ma una parola scalza di dialogo, la lucidità di ragionare il coraggio di disertare - non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l'altra Palestina, terza e diversa, mentre schiva missili stretta tra la complicità di Fatah e la miopia di Hamas.
Stava per assassinarmi per autodifesa, ho dovuto assassinarlo per autodifesa - la racconteranno così, un giorno i sopravvissuti.

E leggerò sui vostri giornali, domani, che è impossibile qualsiasi processo di pace, gli israeliani, purtroppo, non hanno qualcuno con cui parlare. E effettivamente - e ma come potrebbero mai averlo, trincerati dietro otto metri di cemento di Muro? E soprattutto - perché mai dovrebbero averlo, se la Road Map è solo l'ennesima arma di distrazione di massa per l'opinione pubblica internazionale? Quattro pagine in cui a noi per esempio, si chiede di fermare gli attacchi terroristici, e in cambio, si dice, Israele non intraprenderà alcuna azione che possa minare la fiducia tra le parti, come - testuale - gli attacchi contro i civili. Assassinare civili non mina la fiducia, mina il diritto, è un crimine di guerra non una questione di cortesia.

E se Annapolis è un processo di pace, mentre l'unica mappa che procede sono qui intanto le terre confiscate, gli ulivi spianati le case demolite, gli insediamenti allargati - perché allora non è processo di pace la proposta saudita? La fine dell'occupazione, in cambio del riconoscimento da parte di tutti gli stati arabi. Possiamo avere se non altro un segno di reazione? Qualcuno, lì, per caso ascolta, dall'altro lato del Muro?
Ma sto qui a raccontarvi vento.

Perché leggerò solo un rigo domani, sui vostri giornali e solo domani, poi leggerò solo, ancora, l'indifferenza. Ed è solo questo che sento, mentre gli F16 sorvolano la mia solitudine, verso centinaia di danni collaterali che io conosco nome a nome, vita a vita - solo una vertigine di infinito abbandono e smarrimento. Europei, americani e anche gli arabi - perché dove è finita la sovranità egiziana, al varco di Rafah, la morale egiziana, al sigillo di Rafah? - siamo semplicemente soli.

Sfilate qui, delegazione dopo delegazione - e parlando, avrebbe detto Garcia Lorca, le parole restano nell'aria, come sugheri sull'acqua. Offrite aiuti umanitari, ma non siamo mendicanti, vogliamo dignità, libertà, frontiere aperte, non chiediamo favori, rivendichiamo diritti. E invece arrivate, indignati e partecipi, domandate cosa potete fare per noi. Una scuola? Una clinica forse? Delle borse di studio? E tentiamo ogni volta di convincervi - no, non la generosa solidarietà, insegnava Bobbio, solo la severa giustizia - sanzioni, sanzioni contro Israele. Ma rispondete - e neutrali ogni volta, e dunque partecipi dello squilibrio, partigiani dei vincitori - no, sarebbe antisemita. Ma chi è più antisemita, chi ha viziato Israele passo a passo per sessant'anni, fino a sfigurarlo nel paese più pericoloso al mondo per gli ebrei, o chi lo avverte che un Muro marca un ghetto da entrambi i lati?

Rileggere Hannah Arendt è forse antisemita, oggi che siamo noi palestinesi la sua schiuma della terra, è antisemita tornare a illuminare le sue pagine sul potere e la violenza, sull'ultima razza soggetta al colonialismo britannico, che sarebbero stati infine gli inglesi stessi? No, non è antisemitismo, ma l'esatto opposto, sostenere i tanti israeliani che tentano di scampare a una nakbah chiamata sionismo. Perché non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l'altro Israele, terzo e diverso, mentre schiva il pensiero unico stretto tra la complicità della sinistra e la miopia della destra.

So quello che leggerò, domani, sui vostri giornali. Ma nessuna autodifesa, nessuna esigenza di sicurezza. Tutto questo si chiama solo apartheid - e genocidio. Perché non importa che le politiche israeliane, tecnicamente, calzino oppure no al millimetro le definizioni delicatamente cesellate dal diritto internazionale, il suo aristocratico formalismo, la sua pretesa oggettività non sono che l'ennesimo collateralismo, qui, che asseconda e moltiplica la forza dei vincitori. La benzina di questi aerei è la vostra neutralità, è il vostro silenzio, il suono di queste esplosioni. Qualcuno si sentì berlinese, davanti a un altro Muro. Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?

(testo raccolto da Francesca Borri)

Incriminate Barak, Livni e Olmert di crimini di guerra! [*]

Lo Stato di Israele deve essere sospeso dalle istituzioni internazionali fino a quando Gaza sarà sotto assedio e l’aviazione e l’artiglieria israeliana continueranno a massacrare la sua popolazione!140 morti [†] dopo la prima ora dell’attacco criminale israeliano contro la popolazione civile Gaza. «Non è che l’inizio» hanno affermato gli altiresponsabili israeliani, ripromettendosi di continuare i bombardamenti della città più popolata per metro quadrato del mondo!

[…]
Dopo aver organizzato il trasporto dei potenziali manifestanti da Gerusalemme, mi restano due ore prima di partire per Tel Aviv. Le impiego per chiedervi, amici e compagni del movimento sociale internazionale di solidarietà con il popolo palestinese, di reagire immediatamente contro questo nuovo crimine di guerra commesso dal mio governo e dal mio esercito: più che mai il popolo palestinese ha bisogno della vostra mobilitazione, della vostra solidarietà e dei vostri sforzi. Più che mai dovete fare pressione sui vostri governi per imporre sanzioni a Israele e perché sia chiaro che uno Stato che vìola le regole più elementari della legge internazionale deve essere escluso dalla comunità delle nazioni civili. I dirigenti politici e militari israeliani devono essere trascinati in giudizio in un tribunale internazionale per crimini di guerra! Seguiamo l’esempio dei nostri compagni britannici e diciamo chiaramente che ovunque vogliano andare: Barak, Ashkenazi, Olmert o Livni saranno accolti da un’accusa per i crimini di guerra che hanno commesso nei territori palestinesi occupati!
No all’impunità per i criminali di guerra israeliani!
Michel Warschawski,
Alternative Information Center (AIC), Beit Sahour/Gerusalemme27 dicembre 2008
[*] Tradotto dal francese e tratto dal sito internet dell’AFPS
[†] Ad ora i morti hanno raggiunto il numero di 400

Gaza solidarizzare con chi resiste

Gaza. Solidarizzare con chi resiste, denunciare chi collabora con i bombardamenti israeliani

In queste ore la Striscia di Gaza è stata trasformata in una trappola mortale dai bombardamenti israeliani che hanno già fatto centinaia di morti e altrettanto feriti che moriranno nelle prossime ore perché gli ospedali erano al collasso già da due anni a causa del vergognoso embargo.
I palestinesi di Gaza sono chiusi in ogni lato dai militari israeliani e da quelli egiziani, sottoposti a micidiali bombardamenti e impediti a uscire da questo nuovo “ghetto di Varsavia” per cercare rifugio, alimenti, assistenza medica e protezione.
Chiunque abbia un minimo senso di giustizia e verità oggi non può e non deve tacere di fronte al genocidio in corso a Gaza, un genocidio fatto prima di lento strangolamento economico/sanitario e di assedio e poi da missili, bombe e cannonate sull’area del mondo a maggiore densità di popolazione.
Noi riteniamo che sia giunto il momento di prendere posizione e di avviare una vasta campagna di mobilitazione tesa a impedire l’annientamento politico e materiale della popolazione palestinese da parte di Israele.
Per questi motivi riteniamo che:

1) Oggi occorre schierarsi apertamente con chi a Gaza oppone resistenza con ogni mezzo all’aggressione israeliana e condannare altrettanto apertamente chi si dissocia dalla resistenza. Riteniamo pertanto inaccettabili le parole e l’atteggiamento del presidente palestinese Abu Mazen e degli altri dirigenti dell’ANP che ritengono Hamas, e non Israele, responsabili della situazione, cercando di approfittare dell’aggressione per determinare un nuovo rapporto di forza dentro lo scenario palestinese. Abu Mazen si dovrebbe preoccupare di smentire le dichiarazioni del ministro israeliano Tzipi Livni la quale ha confermato che l’offensiva militare contro Gaza e Hamas andrà avanti fino a quando non ci sarà un nuovo equilibrio di potere funzionale agli interessi israeliani. Se la prospettiva di Abu Mazen e dell’ANP è simile a quella di un governo come quello di Al Maliki in Iraq, è evidente come tale prospettiva non possa trovare più alcun sostegno da parte di chi anima la solidarietà con la lotta del popolo palestinese.

2) Sulla situazione in Palestina emergono le gravissime complicità dei regimi arabi reazionari e filo imperialisti – in modo particolare dell’Egitto – che si rende ancora complice dell’embargo e del blocco contro la popolazione palestinese di Gaza arrivando a schierare le forze armate ai confini e facendo sparare contro i palestinesi che cercavano di fuggire dalla trappola di Gaza cercando rifugio e protezione in Egitto.

3) Va affermato con forza che la responsabilità della drammatica situazione a Gaza è della politica di annientamento perseguita da Israele con la complicità dell’Egitto, degli USA e dell’Unione Europea e non di Hamas. Non si può continuare a fare confusione su questo.
Gaza è assediata per terra e per mare da due anni chiudendo in trappola un milione e ottocentomila persone. La tregua non è stata rotta da Hamas o dalle altre organizzazioni palestinesi attive nella Striscia di Gaza ma dalle autorità israeliane che durante la "tregua” hanno ucciso 25 palestinesi, effettuato arresti e rastrellamenti in Cisgiordania, mantenuto chiusi i valichi impedendo ai palestinesi di Gaza di entrare, uscire o ricevere i rifornimenti necessari per sopravvivere. Ogni simmetria tra il lancio di razzi palestinesi a dicembre e i feroci bombardamenti israeliani è una ingiuria alla verità e alla giustizia.

4) I governi europei (incluso quello italiano) hanno preso posizioni formali ed equidistanti sul mattatoio in corso a Gaza che rivelano una grande preoccupazione per le ripercussioni degli avvenimenti in corso ma senza trarne le dovute conclusioni nelle relazioni politiche, diplomatiche e commerciali con Israele. Hanno accettato e mantenuto l'embargo contro i palestinesi di Gaza ed hanno mantenuto i rapporti di collaborazione militare, scientifica, economica con le istituzioni israeliane. Il governo israeliano ha messo non solo l’Europa ma anche la nuova amministrazione USA di fronte al fatto compiuto potendo godere di un livello di impunità per i propri crimini di guerra e contro l’umanità che la storia dal dopoguerra a oggi non ha assicurato a nessun altro stato.

5) Il popolo palestinese vive un momento estremamente difficile dal quale potrebbe uscire ridotto ad una esclusiva questione umanitaria che negherebbe decenni di lotta politica e di ambizioni alla liberazione nazionale della Palestina. Il popolo palestinese da anni affronta la più pericolosa potenza militare esistente in Medio Oriente – Israele – potendo contare sul sostegno solo delle altre forze che animano la resistenza antisionista nella regione, a cominciare dal Libano. L’unità di tutte le forze della resistenza a livello regionale è un passaggio che i movimenti di solidarietà in Europa devono appoggiare con ogni sforzo.


In questi giorni in molte città italiane – Roma, Milano, Bologna, Napoli, Pisa, Firenze, Lecce, Cagliari, Padova, Vicenza, Bari e tante altre – ci sono state alcune prime, tempestive e spontanee manifestazioni in solidarietà con il popolo palestinese, contro la strage in corso a Gaza e il terrorismo di stato israeliano. Questa mobilitazione deve proseguire nei prossimi giorni. Cortei sono già stati annunciati in diverse città italiane per sabato 3 gennaio. La nostra iniziativa deve dimostrarsi di essere capace di spezzare o mettere in crisi la catena delle complicità con i crimini di guerra israeliani a cominciare dagli anelli della disinformazione, della subalternità politica e della collaborazione militare e commerciale tra Italia e Israele.

29 dicembre

Il Forum Palestina
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