“Abbiamo un paese che è di parole. E tu parla, che io possa fondare la mia strada pietra su pietra.
Abbiamo un paese che è di parole, e tu parla, così che si conosca dove abbia termine il viaggio.”

Mahmud Darwish

lunedì 8 marzo 2010

IL 30 MARZO ANCHE IN ITALIA UNA GIORNATA BDS CONTRO L'APARTHEID ISRAELIANO


contributo del Forum Palestina

Il prossimo 30 marzo, in occasione della Giornata della Terra in Palestina, che commemora l'anniversario dell'uccisione di sei giovani palestinesi da parte delle forze di sicurezza israeliane nel 1976, in tutto il mondo si terranno iniziative in solidarietà con il popolo palestinese, per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni (BDS) ai danni di Israele.
L’appello del Comitato Nazionale Palestinese per il Boicottaggio invita a costruire mobilitazioni per il boicottaggio e il disinvestimento ai danni delle corporation israeliane e di quelle internazionali che sostengono l’apartheid, il colonialismo e l’occupazione. Particolare attenzione viene rivolta al boicottaggio culturale, accademico e sportivo ai danni di Israele e delle istituzioni sue complici.
Il Forum Palestina, che fu tra le prime realtà italiane ad aderire alla campagna BDS sin dal 2005, invita tutte le associazioni e i comitati di solidarietà con il popolo palestinese ad attivarsi affinché anche in Italia la giornata del 30 marzo sia un momento di visibilità del movimento che si oppone all’apartheid israeliano, all’occupazione della Palestina e all’assedio della Striscia di Gaza.
La campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni ai danni di Israele vede crescere il suo consenso di giorno in giorno fra i lavoratori, gli studenti, i giovani in Europa, negli Stati Uniti, in Africa e nell’Estremo Oriente. Dalle Trade Union inglesi alla Confederazione dei Sindacati del Sud Africa, dalla Francia alla Malesia, dove gli interessi israeliani e filoisraeliani sono ormai quotidianamente oggetto di proteste e manifestazioni.
Anche in Italia, la campagna BDS comincia a farsi sentire, attraverso il boicottaggio delle aziende israeliane operanti nel nostro Paese, delle aziende italiane attive in Israele e la denuncia degli accordi di cooperazione fra lo Stato e gli Enti Locali con Israele. In particolare, ribadiamo la denuncia dell'accordo di cooperazione militare Italia-Israele e degli accordi stipulati da alcune Regioni – Toscana, Emilia-Romagna, Friuli – Venezia Giulia, Umbria e Lazio – per finanziare la sanità israeliana attraverso il progetto Saving Children, dei finanziamenti erogati dalla Regione Lazio al Matimop di Israele per la ricerca sulle nanotecnologie, largamente impiegate a fini militari, degli accordi industriali tra Regione Emilia-Romagna e istituzioni israeliane.
Il boicottaggio accademico, culturale e sportivo ai danni di Israele non solo è parte integrante della campagna BDS, ma costituisce un elemento centrale della campagna stessa, perché contribuisce a ad affrontare l’apparato coloniale israeliano proprio sul piano ideologico (un piano strategico per l'occupante), a rendere cioè visibile la natura di apartheid dello Stato di Israele, uno Stato che non ha alcun senso definire “democratico”, uno Stato che occupa la terra di un altro popolo, uno Stato che discrimina i suoi stessi cittadini su base religiosa, uno Stato che disprezza il Diritto internazionale e i Diritti Umani.
Le istituzioni accademiche israeliane sono pienamente corresponsabili della politica israeliana, poiché in una struttura sociale fortemente militarizzata, partecipano alla ricerca scientifica anche in campo militare, senza alcuna distinzione con la ricerca civile. Il “dual use” nei centri di ricerca e in tantissimi ricercatori israeliani è la norma e non una eccezione.
Sosteniamo, quindi, tutte le iniziative di docenti e studenti per il boicottaggio accademico ai danni di Israele, e riteniamo in tal senso contraddittorie le prese di posizione di chi ritiene “priva di senso” una campagna di boicottaggio delle università israeliane, sostenendo che bisogna limitarsi ad intervenire in favore degli atenei palestinesi. Non è risicando qualche finanziamento per le università palestinesi che si può affrontare la natura criminale dell’apparato di apartheid israeliano. L’apparato coloniale israeliano – inclusi i suoi apparati ideologici di stato - vanno combattuti su tutti i terreni, esattamente come è avvenuto con la vittoriosa campagna internazionale contro l’apartheid sudafricano. Recenti dichiarazioni degli ambasciatori israeliani hanno confermato come il danno che temono principalmente dalle campagne di boicottaggio sia soprattutto quello per l'immagine di Israele. Continuare ad avere paura delle parole – e boicottaggio è una di queste – non aiuterà lo sviluppo di un movimento per il BDS ampio anche nel nostro Paese.
Per questi motivi, il Forum Palestina invita le associazioni e i comitati di solidarietà con il popolo palestinese a fare del prossimo 30 marzo una grande giornata di mobilitazione per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni ai danni di Israele.
Con la Palestina nel cuore, fino alla vittoria.
Il Forum Palestina – Campagna italiana per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzion

domenica 28 febbraio 2010

2 marzo presidio x la palestina

PER LA PALESTINA BOICOTTA ISRAELE
PRESIDIO MARTEDI 2 MARZO ORE 16.00
VIALE A.MORO SEDE REGIONE EMILIA ROMAGNA

Israele crea Apartheid agendo con metodi e mezzi, basati sulla logica sionista, finalizzati alla distruzione della Palestina, alla discriminazione dei palestinesi ed all'annichilimento del popolo palestinese anche mediante massacri. Fingere ipocritamente di mettere sullo stesso piano carnefici e vittime equivale unicamente a sostenere il più forte rendendosene complice.
La Regione Emilia Romagna in questi anni ha commerciato e avuto relazioni politiche con lo stato occupante di Israele, addirittura aprendovi un proprio ufficio di rappresentanza. Si susseguono ormai da anni scambi legati allo sviluppo tecnologico (http://giunta.regione.emilia-romagna.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1520), ambito in cui l’applicazione militare israeliana è tra le più efficienti e che prevede l'utilizzo dei palestinesi come cavie (vedi le armi “misteriose” basate su nano sistemi impiegate a Gaza durante l'operazione “Piombo Fuso”: http://www.rainews24.rai.it/it/canale-tv.php?id=13561). Inoltre, l'Emilia Romagna e altre Regioni italiane supportano con ingenti contributi finanziari la fondazione Peres (The Peres Center for Peace) attraverso cui, tatticamente, Israele cerca di spacciarsi come stato di pace gestendo il progetto sanitario Saving Children – Medicine in the Service of Peace finalizzato a... curare i bambini palestinesi: il carnefice cura le sue vittime!!! Se questa è pace? In particolare la sola Regione Emilia Romagna ormai dal 2005 contribuisce al progetto Saving Children con 400.000 euro all'anno spacciando questi contributi come cooperazione umanitaria e promozione all'incontro tra palestinesi e israeliani: a) perché non finanziare direttamente le organizzazioni sanitarie palestinesi per curare i loro? b) Perché, se si vuole promuovere il dialogo, l'accordo di programma non è firmato anche dai palestinesi?
Tra poche settimane si voterà il nuovo governo regionale, chiediamo a tutte le forze politiche che si dichiarano solidali con la Palestina, di adoperarsi affinché si annullino gli scambi commerciali tra la Regione Emilia Romagna e Israele, e che venga stralciato ogni rapporto politico a sostegno dell'occupazione, sottomissione e discriminazione del popolo palestinese.
Sostenere Israele vuol dire aiutare uno stato razzista che si è macchiato di innumerevoli stragi ai danni del popolo palestinese
BOICOTTARE DISINVESTIRE SANZIONARE ISRAELE
FERMIAMO GLI ACCORDI COMMERCIALI E POLITICI TRA ISRAELE E LA REGIONE EMILIA ROMAGNA

PRESIDIO MARTEDI 2 MARZO ORE 16.00
VIALE A.MORO SEDE REGIONE EMILIA ROMAGNA
Comitato Palestina Bologna
comitatopalestinabologna@gmail.com
http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/

giovedì 18 febbraio 2010

CON LA PALESTINA NEL CUORE


venerdì 26 febbraio ore 21.00 ** VAG61 - Via Paolo Fabbri 110

ASSEMBLEA PUBBLICA

*Cronaca e bilancio di una importante esperienza di lotta internazionalista: Gaza Freedom March

* Le ragioni del popolo palestinese di fronte alle frasi e gesti filo-sionisti di Berluconi in Israele

* La campagna BDS (Boicottaggio Disinvestimento Sanzioni) alla politica ed economia dello stato di Israele: cosa si può fare sul territorio?

interviene MILA PERNICE del Forum Palestina

martedì 9 febbraio 2010

NON IN NOSTRO NOME

Appello del Forum Palestina

Il governo italiano, con la recente visita del premier Berlusconi in Israele, ha reso il nostro paese complice dell’oppressione del popolo palestinese e delle possibili escalation di guerra israeliana in Medio Oriente.

L’Italia sta fornendo ufficialmente armamenti, investimenti economici, collaborazioni scientifiche al governo israeliano condannato dalle istituzioni internazionali per la costruzione del Muro di segregazione, per i crimini di guerra a Gaza e l’occupazione coloniale dei Territori Palestinesi

Noi, in quanto cittadini italiani, non accettiamo di essere considerati complici di questa politica di oppressione e di guerra

Per questi motivi

Chiediamo la revoca degli accordi militari, commerciali, scientifici, culturali tra le istituzioni italiane e quelle israeliane

Chiediamo la revoca della partecipazione italiana ed europea al vergognoso embargo contro la popolazione palestinese di Gaza ormai da quattro anni sotto assedio

Non c’è pace duratura senza giustizia
Per le adesioni all’appello “Non in nostro nome” scrivete a: noninostronome@libero.it

Sottoscrivete, fate sottoscrivere e fate circolare questo appello di indignazione

vedi prime adesioni

martedì 2 febbraio 2010

sul BDS

Le autorità di Israele sempre più preoccupate dalla campagna internazionale di Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni (BDS). Un interessante articolo di un giornale economico israeliano


Ambasciatori israeliani: "gli investimenti economici sono essenziali anche per la sicurezza nazionale e nel campo politico"
Ambasciatori israeliani identificano la promozione delle relazioni economiche ai livelli più alti come un pilastro centrale del loro lavoro, che possono anche aiutare nel portare avanti le relazioni politiche. In un incontro con il giornale israeliano The Marker, hanno rotto il silenzio circa le campagne di boicottaggio delle merci provenienti da Israele, e parlano della lotta contro il boicottaggio.


Gli ambasciatori israeliani all'estero non vedono più lo sviluppo e il rafforzamento delle relazioni economiche e commerciali con i paesi in cui sono rappresentanti come un obiettivo minore di quello di sviluppare e rafforzare le relazioni politiche. Al contrario, secondo loro, una combinazione di questi due obiettivi permette una maggiore efficienza nel raggiungimento degli obiettivi politici per i quali sono responsabili. L'interesse economico che si crea per la tecnologia israeliana, per esempio, li aiuta a mettere da parte gli appelli per il boicottaggio di Israele. Gli ambasciatori lavorano a stretto contatto con gli addetti commerciali del Ministero del Commercio, dell'Industria, del Lavoro e delle Finanze. Secondo loro, il contributo dell'ambasciatore è quello di aprire le porte ai più alti livelli, che gli addetti non raggiungono.

In molti paesi in cui esiste una stretta connessione tra i settori commerciali e di governo, come in Cina, un funzionario politico di alto livello coinvolto nella promozione delle imprese e doppiamente importante. Tuttavia, anche in stati competitivi come la Francia, in cui gli uomini d'affari vengono fotografati più spesso salendo sull'aereo del Presidente prima di un volo congiunto piuttosto che davanti alle loro fabbriche, l'ambasciatore ha un notevole peso nella promozione delle imprese.


In una recente riunione convocata da The Marker, i partecipanti comprendevano l'Ambasciatore in Gran Bretagna, Ron Prosor, l'Ambasciatore in Francia Daniel Shek, l'Ambasciatore di Colombia Meron Reuben, il Console Generale a Shanghai, Jackie Eldan, il Console Generale a Boston Nadav Tamir, il Console Generale a Mumbai Orna Sagiv, e il vice direttore generale degli Affari economici per il Ministero degli Esteri, Irit Ben Abba.


Nel giugno 2008, un incontro è stato condotto tra più di 100 alti funzionari della British Telecom e rappresentanti di 19 società start-up israeliane nel settore delle comunicazioni nel tentativo di creare partnership commerciali. "Ho aperto la porta al CEO della British Telecom, Iain Livingston", ha detto l'ambasciatore Prosor. "Dopo l'incontro, le cose cominciarono decollare", ha aggiunto, e non dimenticate di dare credito all'addetto commerciale di Londra, Gil Erez, "che fa un ottimo lavoro".


E, infatti, questa settimana, la British Telecom ha firmato un accordo aziendale con il Responsabile Tecnico Scientifico del Ministero dell'Industria, del Commercio e del Lavoro, nel quale la British Telecom collaborerà con start-up israeliane con il finanziamento congiunto di entrambi le parti.


Per l'ambasciatore Prosor, il modello da imitare è Dick Cheney, Vice President statunitense sotto il presidente George W. Bush. "Dick Cheney chiamò Efraim Sneh, che a quel tempo era il Ministro dei Trasporti, e gli ha parlato dell'importanza dell'acquisto di aerei Boeing (realizzato negli Stati Uniti, ndr) e non Airbus (made in Francia, ndr). Sneh non aveva altra scelta e ha capito quale doveva essere la decisione", ha detto l'ambasciatore Prosor.


"È da anni che sto cercando di recuperare da questa storia dell'Airbus", ha dichiarato Shek, l'Ambasciatore in Francia. "Ho visto Martin Indyk, l'ex ambasciatore statunitense in Israele, lavorando per conto di società statunitensi per aprire le gare governative alle loro auto in Israele. Questo è il modello da seguire", ha aggiunto. Shek ha anche un suggerimento pratico. Secondo lui, le rappresentanze all'estero costano e si può anche misurare il proprio successo quantitativamente in denaro che portano a un risultato di partnership commerciali. Secondo lui, le ambasciate devono coprire i costi del loro mantenimento in questo modo, e l'ambasciatore deve essere in prima file in quest'impresa.


Legislazione contro il boicottaggio


Il 2009 è stato caratterizzato da due crisi sul fronte diplomatico- economica israeliano. La crisi economica globale ha ridotto le esportazioni israeliane di circa il 20 per cento. Inoltre, a seguito dell'operazione "Piombo fuso" a Gaza all'inizio del 2009, e la mancanza di progressi nei negoziati politici, la pressione di gruppi filo-palestinesi sui consumatori in tutto il mondo a boicottare i prodotti israeliani è aumentata. Questa pressione è apparsa, tra altri luoghi, in Gran Bretagna, Sud Africa, Francia, Turchia, Dubai, negli Stati Uniti e la Malaysia.


Gli appelli per il boicottaggio dei consumatori si faceva su una larga gamma di beni, da cibi e bevande nei supermercati a sistemi di comunicazione della Motorola, da sistemi di sicurezza da Elbit Systems a diamanti dai negozi di lusso di Lev Leviev. Fino ad ora, e sotto la pressione degli industriali, le relazioni pubbliche israeliane hanno scelto di ignorare gli appelli per il boicottaggio, con il presupposto che è meglio non parlarne, in quanto qualsiasi pubblicità data alla campagna rischiava di aumentare il fenomeno. Su questo sfondo di negazione, la volontà di Shek e Prosor a parlare di come affrontare gli appelli a boicottare Israele è notevole.


Shek: "Parigi è una versione "light" confronto a Londra dal punto di vista delle richieste di boicottaggio, ma non si può dire che non ci siano tentativi di imporre un boicottaggio. In Francia si sono concentrati sulle questioni economiche, mentre a Londra il boicottaggio è anche accademico e culturale. In Francia è del tutto marginale da un punto di vista economico, anche se ha un impatto più che consistente sull'immagine. Ogni poche settimane dei prepotenti entrano nei supermercati, al fine di gettare le casse di avocado e gridare ai clienti di non acquistare beni israeliani. Queste azioni non compoteranno una diminuizione nel lavoro di Agrexco in Francia, ma potrebbe causare danni cumulativi all'immagine di Israele. Io percepisco il ruolo degli ambasciatori come quello di conservare un ambiente favorevole per gli industriali e gli esportatori. Questo dunque fornisce un ampio spettro di attività di pubbliche relazioni. In un paese in cui l'atmosfera generale nei confronti di Israele è positivo, gli esportatori hanno una migliore possibilità di successo. Pertanto, non trascuro le implicazioni, e abbiamo diverse azioni d'iniziativa che l'ambasciata coordina, ma non conduce.


"Per esempio, ci aiutano organizzazioni quali le camere di commercio e le organizzazioni di amicizia con Israele e non lasciano che queste azioni passino senza un risposta. Godiamo di un ambiente giuridico favorevole in quanto la Francia ha una severa legislazione contro il boicottaggio, e noi incoraggiamo le organizzazioni di citare in giudizio chi organizza il boicottaggio. Conduciamo attività politiche presso l'ambasciata direttamente con i ministri, le organizzazioni, gli studenti e i consumatori, che si stanno svegliando. Questo è stato fatto. In ogni caso, stiamo attenti a non spingere troppo, in quanto al momento la campagna non ha ancora ampia esposizione mediatica e io non voglio essere colui che fornisce una massa critica necessario per sfondare all'opinione pubblica generale."


Prosor: "In Gran Bretagna, l'oggetto del boicottaggio accademico e culturale è stata espresso al Festival di Edimburgo, nel boicottaggio da parte dei sindacati e altri inviti a boicottare. Questo è un argomento molto importante, in quanto, dal mio punto di vista, è l'inizio di una valanga che deve essere fermata con azioni intelligenti e mirate prima che diventi troppo grande, senza fornire però, esposizione mediatica. Lo osserviamo nella sua interezza. Oggi il clima nei confronti di Israele in Gran Bretagna è tale che necessità di azioni dappertutto al fine di consentire un'atmosfera buona nella qual lavorare. C'è una relazione tra le buone relazioni economiche e l'impatto del boicottaggio. Vediamo le differenze in Galles e in Scozia. In Galles, attraverso un lavoro concentrato dell'ambasciata, siamo riusciti a creare la cooperazione nel settore delle apparecchiature mediche e del acqua tra israeliani e le imprese locali. È chiaro che quando ci si concentra su una zona con vantaggi economici e si creano le connessioni con l'industria israeliana, questioni periferiche hanno un minore impatto.


"A parte gli appelli al boicottaggio da parte di sindacati e di altri gruppi, in pratica non vi era alcun danno per le esportazioni israeliane. Ci sono appelli a boicottare Israele e ci sono azioni sporadiche, anche nei supermercati. Un mese fa, il governo britannico ha deciso di etichettare prodotti che vengono dagli insediamenti, e questa decisione non viene attuata. Le chiamate a boicottare la fabbrica Eden Water in Scozia (a partire dalla fine del 2008) non hanno in questa fase effettivamente danneggiato le vendite, e stiamo lavorando in modo che non ci siano effetti sulle vendite. Al momento, non vedo che il boicottaggio nuoce alle esportazioni israeliane, ma dobbiamo essere preparati".


Tamir: "L'aspetto economico crea un discorso diverso da quello politico. Quando si organizzano eventi al MIT o Harvard su argomenti relativi alle innovazioni di Israele, si crea un discorso positivo su Israele, che spinge l'aspetto politico ai margini".


Gli israeliani tornano


Tamir da Boston: "Abbiamo imparato che gli investimenti economici sono una componente centrale della sicurezza nazionale, con i quali dobbiamo trattare e che ci trasformano in protagonisti importanti nel campo politico. È possibile creare la sinergia tra tutti i campi, ma quello economico è centrale".


"Per esempio, Edward Markey, deputato del Congresso statunitense che si concentra sulle questioni dell'ambiente e delle energie alternative, è una persona importante per i rappresentanti israeliani in campo politico. Con la mediazione dell'ambasciata, ha invitato Shai Agassi ad un'audizione nella sua commissione del Congresso. Ora aspettiamo che in futuro sarà più facile promuovere le questioni politiche con Markey."


Ben Abba dal Ministero degli Esteri: "Se possibile, dobbiamo creare eventi o interesse nel mondo in prodotti israeliani unici. In Cina e in India questo sta funzionando bene. Dimostra come una massa critica viene creata che porta a dire «vogliamo quella tecnologia e non ci importa se viene da Israele». Questo è il nostro compito nel Ministero degli Esteri, promuovere le tecnologie più avanzate".


Col senno di poi, mentre il 2009 ha visto cacciare la maggior parte degli investitori israeliani dall'India, è stato anche un momento in cui, attraverso agevolazioni fiscali, decine di israeliani, alcuni dei quali puittosto ricchi, sono tornati in Israele da Londra e da Shanghai. Quelli che sono tornati comprendono Saul Zakkai, Arnon Milchan, Sami Ofer, Shai Agassi, Yoav Gutsman e Teddy Sagi.


"Negli ultimi due anni, non ho visto nuovi investimenti israeliani in India", ha detto Sagiv, Console Generale a Mumbai. "Al momento ci sono investimenti israeliani in India di circa 3 miliardi di dollari. I più importanti sono Moti Ziser in immobiliari, agricoltura e scienza della vita, e Meshulam Levinstein in immobiliari. Nei primi tre trimestri del 2009, c'è stato un calo di circa il 40 per cento delle esportazioni verso l'India e il 35 per cento delle importazioni da esso. L'anno scorso, abbiamo cercato di sostenere gli esportatori attraverso il programma Shavit (attuato da un istituto di esportazione con finanziamenti governativi). "


Innovazione israeliana


Scambi con la Francia sono anche diminuiti - a un più moderato 20 per cento - ma allo stesso tempo l'interesse delle grandi aziende francesi di investire in Israele è cresciuto. "Ci sono nuove società francesi che sono interessate ad entrare in Israele, e questo trend lo noteremo nei prossimi due anni ", ha dichiarato Shek. "È iniziato con Renault. La Renault è estremamente orgogliosa del fatto che Israele sarà il primo paese in cui le sue auto elettriche saranno commercializzate. Inoltre, una società controllata dalla azienda elettrica francese, che si concentra sulle energie alternative, sta cominciando a competere in gare per il solare in Israele".


I rapporti calorosi tra le comunità di scienze della vita di Israele e Boston si sono raffreddati durante la crisi economica e c'è stato un brusco calo in investimenti statunitensi in società israeliane, ma viene compensato da diverse direzioni. "Con noi, la questione è partenariati strategici e investimenti ", ha detto Tamir." Nel 2009, una sostanziale riduzione degli investimenti è stata percepita, ma vi è un notevole interesse per l'innovazione israeliana, soprattutto nei settori in cui gli Stati Uniti mettono l'enfasi, come energie alternative, oltre alla sicurezza e alla scienza della vita".


In Cina la crisi ha danneggiato il lavoro delle aziende israeliane nei settori dei microchip e dell'elettronica. Secondo Eldan, il Console Generale a Shanghai, anche se nella seconda metà del 2009 gli ordini importanti sono tornati, alcuni degli israeliani che hanno lasciato con la chiusura delle linee di produzione non sono tornati a Shanghai quando sono state riaperte.


Nel 2009, le società israeliane hanno iniziato a scoprire il mercato del Sud America e la Colombia. L'azienda Telrad ha inviato un rappresentante permanente in Colombia e la Merhav ha realizzato il più grande investimento - di US $250 milioni - nella attuazione di una fabbrica per la produzione di etanolo da zucchero con un partner brasiliano.


La caratteristica distintiva della comunità d'affari israeliana in Gran Bretagna è quella di "tornare a casa". Secondo Prosor, la crisi economica, il cambiamento in materia fiscale britannico e il rapido cambiamento nelle politiche fiscali israeliane hanno portato ad "un esodo piuttosto massiccio" di alti funzionari del business che stanno tornando in Israele.


Questo articolo è apparso in The Marker mercoledì, 27 gennaio 2010.
Tradotto dall'ebraico dal Alternative Information Center (AIC).


Originale in inglese: http://www.alternativenews.org/english/2411- israeli-ambassadors-economic-investments-are-also-central-to- national-security-and-the-political-field-.html

Traduzione di Stephanie W.

mercoledì 30 dicembre 2009

per tutte le news su Gaza Freedom March

per tutte le info aggiornate: www.forumpalestina.org

Rifiutato l'ultimatum delle autorità egiziane.
La Gaza Freedom March non rinuncia ai propri obiettivi

La Gaza Freedom March sta affrontando una sfida politica sul campo molto difficile. Per questo riteniamo che gli attivisti bloccati dalle autorità egiziane abbiamo in questo momento bisogno di tutto il nostro sostegno. A tale scopo è stata convocata una manifestazione giovedi 31 dicembre alle ore 16.00 davanti all’Ambasciata dell’Egitto a Roma in via Salaria 267. Una manifestazione analoga si terrà anche a Parigi.

La situazione sul campo è ancora molto difficile con le delegazioni bloccate al Cairo e il governo egiziano che ha lanciato “una polpetta avvelenata” sul percorso della Gaza Freedom March, ponendo un ultimatum per ieri sera per una delegazione ristretta e di carattere umanitario a cui sarebbe consentito l’ingresso a Gaza. Questa proposta era emersa anche nei colloqui che abbiamo avuto ieri pomeriggio alla Farnesina, segno evidente che era il punto su cui si erano attestate le autorità egiziane e le diplomazie dell’Unione Europea.

Questa proposta è stata oggetto di una discussione amplia e tumultuosa conclusasi in alcuni casi alle 2.00 di notte e che ha visto le delegazioni – inclusa quella italiana – rifiutare l’ultimatum. Purtroppo gli articoli comparsi questa mattina su Il Manifesto e Liberazione sono andati in stampa prima che la discussione giungesse alla conclusione di respingere la “polpetta avvelenata” lanciata dalle autorità egiziane. Ciò ha creato in Italia un po’ di confusione che ci vediamo costretti e rettificare con urgenza.

Questa mattina i pullman messi a disposizione dalle autorità egiziane sono stati “disertati” dagli attivisti della Gaza Freedom March che hanno scelto di tenere il punto politico sull’obiettivo della marcia: rompere l’assedio di Gaza e creare le condizioni affinchè il valico di Rafah non venga sigillato seppellendo un milione e mezzo di palestinesi dentro una prigione a cielo aperto.

Oggi è in corso una assemblea plenaria delle delegazioni al presidio in corso da giorni sotto l'ambasciata francese per discutere e decidere le iniziative nelle prossime ore e nei prossimi giorni.

I nostri compagni in queste ore sono stati costretti a discussioni e decisioni difficili ma che ci sentiamo di condividere pienamente. La battaglia sulla fine dell’assedio di Gaza è una battaglia di enorme valore politico e morale.

Invitiamo tutti ad accentuare le pressioni sul governo egiziano ormai pienamente corresponsabile dell’assedio di Gaza e contemporaneamente a dare vita ovunque sia possibile ad iniziative che ricordino i crimini di guerra commessi dalle truppe israeliane a Gaza un anno fa.

A Gaza è in gioco la libertà e la dignità di tutti

Il Forum Palestina

lunedì 28 dicembre 2009

sostegno delle RdB alla Gaza Freedom March

Le RdB sottoscrivono 7.500 euro per l'ospedale palestinese Al Awda di Gaza. Sostegno alla Gaza Freedom March

La solidarietà con il popolo palestinese è consolidata tra gli iscritti e i delegati delle RdB. Il nostro sindacato in questi anni è stato in prima fila nell'organizzazione delle manifestazione per i diritti del popolo palestinese e nel sostegno concreto alle strutture palestinesi nei campi profughi in Libano e adesso nella Striscia di Gaza. In queste settimane, in tutta Italia, i delegati e gli iscritti alle RdB hanno raccolto circa 7.500 euro attraverso i blocchetti per la sottoscrizione popolare all'Ospedale Al Awda di Jabalya (nord della Striscia di Gaza). Una sottoscrizione finalizzata all'acquisto di una TAC per questo ospedale che durante il massacro dell'Operazione Piombo Fuso si è trovato sulla linea del fronte per giorni e giorni.
Già a marzo una delegazione del Forum Palestina era riuscita ad entrare a Gaza e a consegnare circa 27.000 euro. Tra pochi giorni un'altra delegazione del Forum Palestina (nell'ambito della missione internazionale Gaza Freedom March che vedrà circa 1.500 partecipanti provenienti da tutto il mondo) cercherà di nuovo di rompere il vergognoso assedio a cui sono sottposti i palestinesi di Gaza e porterà la nuova sottoscrizione che anche questa volta sfiora i 20.000 euro. Il nostro sindacato ha deciso di sostenere così concretamente sia la marcia su Gaza che i progetti di solidarietà in corso con il popolo palestinese.

Le RdB con la Palestina nel cuore e fino alla vittoria.

www.rdbcub.it

x la palestina

UN ANNO DA "PIOMBO FUSO"... NOI NON DIMENTICHIAMO! NOI NON PERDONIAMO!

Il 27 dicembre 2008 i cieli di Gaza si riempivano di scie bianche luminose: incominciava "Piombo Fuso", una delle più sanguinose operazioni militari che il criminale stato d'Israele abbia mai condotto contro il popolo di Palestina. Quelle scie nel cielo erano le bombe al fosforo bianco usate deliberatamente dall'aviazione israeliana contro la popolazione civile. A questi primi feroci bombardamenti segue, il 3 gennaio 2009, l'invasione di terra che continua a seminare morte e distruzione.
Tutti i fidi sostenitori dei sionisti correvano a censurare le immagini provenienti dalla Striscia, a tentare di nascondere ai nostri occhi quali orribili barbarie venivano commesse, condannando a parole ogni forma di violenza, proprio mentre restavano fermi per dare a Israele il tempo di colpire... Continuando a raccontarci che Israele si stava solo difendendo da Hamas e dai suoi razzi Quassam – senza precisare che questi razzi, forma disperata di resistenza contro l'occupazione militare della propria terra, negli ultimi otto anni avevano fatto all'incirca 15 morti israeliani, contro le migliaia di palestinesi morti e feriti nello stesso periodo, senza contare i quasi 1500 palestinesi barbaramente uccisi e i 5.000 feriti solamente nei 21 giorni dell'operazione...
Mentre i governi imperialisti di tutto il mondo chiudevano gli occhi (e chi, come i carabinieri italiani, anche il valico di Rafah, contribuendo ad imprigionare la popolazione di Gaza sotto i bombardamenti), forti erano anche le proteste: a Roma un corteo di più di 100.000 persone attraversava le strade della città per chiedere la fine dell'aggressione israeliana, ad Astakos i compagni greci bloccavano una nave carica di armi diretta in Israele, nel Regno Unito si occupavano le facoltà, mentre tutto il mondo arabo scendeva in piazza venendo brutalmente represso dai regimi collaborazionisti.
In quei giorni di massacro furono palesi le politiche genocide dell'imperialismo sionista, che da 61 anni occupa la terra di Palestina perpetrando una sistematica e scientifica strage del suo popolo. Genocidie, sì: perché alle fasi di attacco “diretto” con azioni militari indiscriminate (bombardamento di scuole, moschee, edifici ONU...), e con armi non convenzionali (bombe al fosforo, bombe DIME, uranio impoverito – strumenti di morte che provocano mutilazioni, malattie a lungo termine, o che devastano il territorio, contaminando persino le falde acquifere...), si aggiunge l'occupazione e l'embargo, un'opera di stermino quotidiano, fatta di lutto, miseria, disoccupazione, checkpoint, assassini mirati, raid notturni, sindromi post-traumatiche, depressioni, suicidi, uso di sostanze stupefacenti per sopportare la realtà...
Oggi, ad un anno dalla strage di mano israeliana e complicità occidentale, noi non vogliamo soltanto ricordare: vogliamo anche far ricordare ai sionisti e ai loro sponsor italiani che la rabbia è ancora viva, che il fuoco della resistenza del popolo palestinese brucia più del loro fosforo. Che non ci rassegneremo a considerare la Palestina un'emergenza umanitaria, ma una questione politica che richiede tutto il nostro impegno, convinti come siamo che non ci potrà mai essere nessuna pace, in Palestina e nel mondo intero, se prima non ci sarà giustizia!

FINO ALLA VITTORIA!

Red Net
http://red-net.it/

studenti universitari-Politecnico09 Bologna
http://politecnico09.splinder.com/
politecnico09@yahoo.it

Collettivo Autorganizzato Universitario (Napoli), Coordinamento II Policlinico (Napoli), Collettivo Politico di Scienze Politiche (Firenze), Collettivo 20 Luglio (Palermo), Collettivo Lavori in Corso (Roma), Resistenza Universitaria-Laboratorio politico della Sapienza (Roma), Assemblea di Scienze Politiche (Milano), Rete Studenti (Salerno)

giovedì 24 dicembre 2009

Per ricordare la Palestina

Boicotta i prodotti israeliani!

Mercoledì 30 dicembre
ore 17.00
davanti al supermercato Pam di via RivaReno via Marconi
Bologna


Immagina di essere palestinese e che solo per questo hai perso la tua casa, la tua terra e sei stato cacciato per essere confinato in un campo profughi.
Immagina di aver lottato per mantenere la tua identità, la tua dignità e per poter tornare alla tua terra , per questo sei stato oggetto delle più efferate uccisioni e persecuzioni.
Immagina, inoltre, che perché rifiuti di abbassare la testa ti assediano e ti tolgono i più elementari diritti: il cibo, la casa, la cura sanitaria, lo studio, il lavoro ecc..
Immagina che perché ti sei ribellato a questa violenza hanno scatenato contro di te e la tua gente un’aggressione che ha provocato 1414 morti e più di 6000 feriti.
Immagina che per punire il tuo tentativo di ribellione vengano usate armi che rilasciano veleni cancerogeni. Immagina che tutto questo dura da più di 60 anni e che il tutto avviene con la complicità dei paesi occidentali come l’Italia.
Alla fine e dopo aver subito tutto questo, cosa faresti?
Decine di centinaia di persone, hanno deciso di recarsi a Gaza il 31 dicembre, attraverso la "Gaza Freedom March". Cercheranno di rompere l’assedio che strangola 1.500.000 palestinesi ivi residenti.
Dimostra la tua solidarietà con il popolo palestinese e con la marcia di “Gaza Freedom March” boicottando e non comprando prodotti israeliani.

Boicotta i prodotti israeliani
Contro il sionismo
Con la Palestina nel cuore

Comitato Palestina Bologna

LA GAZA FREEDOM MARCH NON SI LASCIA INTIMIDIRE!

Sostenete con ogni mezzo l'iniziativa

A pochi giorni dalla partenza di centinaia di volontari da tutto il mondo per prendere parte alla Gaza Freedom March, il governo egiziano ha comunicato al comitato organizzatore ed alle ambasciate delle 42 nazioni degli attivisti che non concederà il passaggio nella Striscia di Gaza e minacciato azioni repressive ed arresti. Naturalmente, nessuna delegazione è intenzionata a rinunciare a portare la solidarietà dei nostri popoli alle donne, agli uomini ed ai bambini di Gaza. Quindi, per quanto ci riguarda, la Marcia verso Gaza è già iniziata e confermiamo tutti gli appuntamenti e gli impegni presi.

Invitiamo tutti quelli che non possono essere fisicamente con noi a sostenerci, inviando mail all’ambasciata egiziana a Roma – ambegitto@yahoo.com – chiedendo alle autorità egiziane di non ostacolare la Gaza Freedom March e di lasciarci raggiungere i nostri fratelli palestinesi. Ugualmente, invitiamo a sostenere con urgenza le grandi spese cui stiamo facendo fronte, inviando un bonifico sul conto corrente postale n. 47209002, intestato a Monti Germano, con la causale Gaza Freedom March. Il codice IBAN è IT59 C076 0103 2000 0004 7209 002.

Con la Palestina nel cuore, fino alla vittoria.

Il Forum Palestina

giovedì 17 dicembre 2009

x il 42 anniversario dell'FPLP

Unità e Fermezza: oltre 70.000 hanno manifestato a Gaza per il 42esimo anniversario del FPLP

[per visionare le foto www.pflp.ps]

Oltre 70.000 tra quadri, membri e simpatizzanti del Fronte popolare di liberazione della Palestina, e la popolazione della striscia di Gaza, si sono ritrovati allo Stadio Palestine per il raduno in occasione del 42.esimo anniversario del PFLP il 12 dicembre 2009, rovesciandosi poi nelle strade circostanti e portando bandiere, stendardi e poster dei martiri e dei leader del Fronte.

Fin dalle prime ore del mattino, folle di giovani e vecchi, uomini, donne e bambini si sono messi in viaggio dalle varie province della Striscia e da tutti i campi e i villaggi a Gaza City per il raduno, rispondendo all'appello del Fronte di partecipare con lo slogan "Unità, fermezza e resistenza-fino alla vittoria!"

Il compagno dottor Rabah Muhanna, membro dell'Ufficio Politico del Fronte e leader del suo ramo di Gaza, ha fatto appello al mantenimento e potenziamento della resistenza in generale e alla lotta armata in particolare contro il nemico sionista, richiamando ad una struttura di resistenza coordinata che serva a combattere per guadagnare i nostri diritti. Il compagno Muhanna ha enfatizzato il concetto che la strada dei negoziati, da Oslo ad Annapolis, è chiaramente giunta ad una fine certa e che ci deve essere una dichiarazione da parte di tutte le forze palestinesi della morte dell'opzione definitiva che prevedeva la strada dei cosiddetti "negoziati" e la fine immediata del cosiddetto "periodo di transizione", inclusa la fine completa della cooperazione in merito alla sicurezza con l'occupante.

Ha espresso un appello urgente all'unità nazionale, affermando che è una necessità per la vittoria e che tutti i prigionieri politici nella West Bank e a Gaza devono essere liberati, e che questa unità deve essere stabilita sulla base della causa nazionale palestinese e dell'interesse nazionale palestinese, rispondendo al sacrificio di migliaia di martiri, feriti e prigionieri: assicurare uno Stato indipendente con Gerusalemme come capitale, l'autodeterminazione e il diritto al ritorno. Il compagno Muhanna ha salutato tutti i Palestinesi che vivono nella Palestina occupata nel '48, nella West Bank, ovunque in Gaza, nei campi, e ovunque nel mondo nella diaspora e nell'esilio, esprimendo la totale determinazione del Fronte di lottare per il raggiungimento di una piena vittoria contro il regime di occupazione criminale e fascista. Egli ha sottolineato la storica esperienza del Fronte nell'affrontare il sionismo come estensione della lotta del Movimento Nazionale Arabo.

Ha detto che il Fronte continuerà lungo il sentiero della sua storia nella lotta rivoluzionaria per raggiungere la vittoria e la completa sconfitta del criminale nemico sionista e del campo dietro di esso che lo rende potente e aggressivo e indebolisce il nostro popolo e gli impedisce di progredire, il campo imperialista e le sue componenti e i suoi eserciti reazionari, sotto la selvaggia leadership dell'imperialismo statunitense. Il compagno Muhanna ha concluso il suo discorso con un appello all'unità nazionale, invocando i colori della bandiera palestinese e gli stendardi delle fazioni palestinesi: verde per Hamas, bianco per Fateh, nero per la Jihad Islamica e rosso per l'FPLP, facendo appello al nostro popolo ad essere unito sotto la bandiera nazionale palestinese completa.

Almazah Sammouni, che ha perso la sua famiglia nell'aggressione a Gaza del dicembre 2008-gennaio 2009 ha parlato, dicendo "Non sono venuto qui oggi per piangere o portare il lutto per la mia famiglia, "la famiglia Sammouni, che ha sofferto sotto i colpi e i missili dell'occupazione come migliaia di martiri del nostro popolo, ma sono venuto per esprimere il mio orgoglio per il loro sacrificio e impegno."

Ha fatto appello a tutte le forze palestinesi,in particolare Fateh e Hamas, di unirsi sotto lo stendardo del sangue dei martiri e la promessa di un futuro migliore per il nostro popolo e i nostri bambini, e di lottare per far causa all'occupante e ai suoi leader per i crimini contro il popolo palestinese trascinandoli nelle corti internazionali.

La compagna Amna Rimawi moglie del compagno imprigionato Majdi Rimawi e dirigente del consiglio di villaggio di Beit Rima, uno degli eroi dell'operazione del leggendario 17 ottobre che colpì il ministro del turismo Rehavam Ze'evi, estremista sionista, ha parlato al raduno, esprimendo i suoi saluti per conto delle famiglie dei prigionieri, e facendo appello a coloro che hanno catturato il soldato dell'esercito occupante Gilad Shalit chiedendogli di mantenere le condizioni che hanno stabilito per lo scambio di prigionieri, perché le famiglie e i prigionieri sanno che l'unico strumento per la loro liberazione viene dalla resistenza.

Mohammad Khalidi, un lavoratore palestinese disoccupato, ha parlato indossando la sua uniforme da lavoro, denunciando povertà e disoccupazione causate dall'assedio e dall'occupazione. Egli ha detto : "Siamo qui per affermare la nostra fermezza come lavoratori contro la macchina da guerra sionista, l'assedio ingiusto, e la disoccupazione mortale".

La celebrazione, presieduta dal compagno Hani Al-Thawabteh, membro del Comitato Centrale del ramo di Gaza, e la compagna Shireen Abu-Oun, ha previsto anche momenti di poesia, presentazioni artistiche e dozzine di messaggi di congratulazioni dalla leadership del Fronte all'estero, Hilda Habash, la moglie del fondatore, dottor George Habash, e il segretario generale del Fronte, il compagno prigioniero leder Ahmad Sa'adat.

lunedì 14 dicembre 2009

video BDS a Bologna

video campagna BDS a Bologna
palestina libera!

http://www.youtube.com/watch?v=Bt2nPOb1gMY&feature=player_embedded

giovedì 10 dicembre 2009

Boicottiamo i progetti tra le università israeliane

Comunicato Stampa
10 dicembre Bologna

Boicottiamo i progetti tra le università israeliane e quelle italiane

Ad un anno dai bombardamenti israeliani sulla strisci di Gaza e a pochi mesi dalla condanna che lo stato di Israele ha ricevuto dalla comunità internazionale per crimini contro l’umanità aumentano le collaborazioni tra le università italiane e le imprese ed enti di ricerca israeliani.
Oggi un gruppo di attivisti ha simbolicamente occupato il Dipartimento di Elettronica, Informatica e Sistematica per denunciare il progetto EUWB. Le onde a banda ultra larga – UWB servono per trasmettere e ricevere segnali a enormi velocità, a bassa potenza. Lo studio e l’applicazione di tecnologie a banda larga, nasce principalmente per uso militare: consiste infatti nella possibilità di creare fotografie tridimensionali per rivelare oggetti posti sotto terra o attraverso i muri, localizzare oggetti o persone con bassissimo margine di errore. L'Università di Bologna, attraverso il Dipartimento di Elettronica, Informatica e Sistematica partecipa a un progetto internazionale di ricerca sulle onde UWB, al progetto EUWB (Coexisting Short Range Radio by Advanced Ultra-Wideband Radio Technology), partecipano diverse Università Europee e aziende, fra cui anche un'azienda israeliana, la Wisair Ltd. Per il progetto sono già stati stanziati più di 13 milioni di euro, per un totale, nel 2011, di 20 milioni di euro.
Questa iniziativa si inserisce dentro la campagna internazionale promossa dai comitati di solidarietà con la Palestina denominata BDS, Boicottaggio, Disivestimento, Sanzioni contro lo Stato di Israele.
Nelle prossime settimane saranno organizzate altre iniziative tese a smascherare i rapporti di collaborazione tra le università e centri di ricerca israeliani con quelli italiani.

Chiediamo che i prodotti delle aziende con partecipazione israeliana vengano ritirati da tutti gli uffici pubblici, dalle scuole e dalle università, come i prodotti di marca Lavazza.

Con la Palestina nel cuore

Studenti universitari-POLITECNICO09-Bo
Comitato Palestina Bologna


http://www.politecnico09.splinder.com/
politecnico09@yahoo.it

http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/

giovedì 3 dicembre 2009

report forum palestina

Report del convegno sul sionismo

Il convegno del 28 e 29 novembre sul sionismo, ha segnato indubbiamente un passo in avanti nel dibattito e nell’analisi di un progetto coloniale che – come indicato nel titolo dell’iniziativa – rappresenta un ostacolo per una pace in Medio Oriente fondata sulla giustizia.

La quantità e qualità sia dei partecipanti che della discussione sul sionismo – che pure ha evidenziato punti di vista diversi – ha fatto sì che un tabù pervicace nel dibattito della sinistra e dei movimenti sulla questione palestinese venisse finalmente rotto e ricondotto nei termini corretti dell’analisi e della lotta politica.

La scommessa non era affatto facile e non solo per i tentativi di criminalizzazione e strumentalizzazione da parte dei sostenitori del progetto della Grande Israele ma anche perché in tutti questi anni ha prevalso – a sinistra – una sorta di autocensura nella discussione sulla natura e il progetto del sionismo che si è resa via via complice dell’equidistanza tra gli occupanti e gli occupati in Palestina.

Nella giornata di sabato, aperta da un ricordo di Gustavo Pasquali del combattente del Ghetto di Varsavia e militante antisionista Marek Edellman morto il 2 ottobre, ci sono state le relazioni e gli interventi di Mila Pernice, Kutaiba Yunis, Myriam Marino, Jeff Halper, Cinzia Nachira, Stefania Limiti, Vera Pegna. Nel pomeriggio sono intervenuti Wasim Dahmash, Giorgio Forti, Paola Canarutto, Michele Giorgio, Bassam Saleh, Alfredo Tradardi, Sergio Cararo, Fawzi Ismail, un compagno del collettivo autorganizzato universitario di Napoli. La domenica mattina sono intervenuti Shoukri Hroub che ha ricordato il compagno palestinese Khaled Hussein morto recentemente nelle carceri italiane, Diana Carminati, Silvano Falessi, Nicholas Shashani, Martina Pignatti, Stefania Costantini, un compagno palestinese di Gaza, Franco Grisolia, Germano Monti. Le conclusioni sono state tirate da Marco Benevento.

Per diversi motivi non hanno potuto partecipare alcuni relatori come Giorgio Frankel, Domenico Losurdo, Michelle Warshawski, Samir Al Qariouti. Altri due relatori, Mohammed Mohareb e Maurizio Musolino sono stati colpiti da un grave e improvviso lutto ed a loro in apertura è andato il saluto solidale del Forum Palestina a nome di tutto il convegno. I relatori assenti hanno comunque assicurato che invieranno il loro contributo scritto per la pubblicazione degli atti.

Le relazioni e gli interventi si sono integrati tra loro con molto equilibrio creando effettivamente le condizioni per un possibile intellettuale collettivo con le coordinate e la qualità per affrontare tutte le questioni – anche le più controverse – che la situazione mediorientale pone all’agenda politica nel nostro paese e a livello internazionale. Qualcuno ha osservato che la presenza di molti relatori e di molti interventi delle varie reti e associazioni ha sacrificato lo spazio per le domande agli ospiti.

In parte è vero ma in parte riteniamo che le dieci domande iniziali del convegno stesso potessero essere sufficienti ad aprire la discussione e che in qualche modo occorra anche cominciare ad evitare la “personalizzazione” degli eventi dando invece a tutti i relatori la stessa importanza.

Non possiamo negare che la discussione abbia avuto il suo punto di massima divergenza sulla valutazione del sionismo come progetto coloniale. Su questo come è noto ci sono analisi molto diverse anche nel campo di chi solidarizza con la lotta del popolo palestinese contro l’occupazione israeliana. L’idea del sionismo come esigenza di identità e autodeterminazione delle comunità ebraiche perseguitate in Europa (soprattutto in quella centro-orientale), a nostro avviso confligge apertamente con il progetto sionista che – seppur diventato reale solo con la nascita dello Stato di Israele e la Nakba palestinese – aveva nel suo progetto originario molti degli elementi del colonialismo europeo e dell’eurocentrismo. Possiamo dire che questo tema sarà sicuramente uno di quelli da sviluppare e approfondire nel prossimo convegno sul sionismo previsto per maggio 2010.

In tal senso la pubblicazione degli atti del convegno (che già annunciano un ponderoso ed interessantissimo volume) e la campagna di presentazione e dibattiti sulla pubblicazione in tutte le città dove sarà possibile realizzare incontri, servirà a portare il dibattito, l’analisi e la denuncia del sionismo dal campo della storia a quello della politica e dell’informazione.

I tentativi di criminalizzazione dell’antisionismo equiparandolo all’antiebraismo avranno adesso di fronte un ostacolo non irrilevante.

Dai due giorni di convegno è emersa una qualità politica nuova e interessante che si rivelerà utile a tutte le forze che si battono per una pace giusta in Palestina.

I prossimi impegni

In conclusione ringraziando tutte e tutti coloro che hanno contribuito o partecipato attivamente alla riuscita del convegno, vogliamo anche rammentare alcuni appuntamenti del nostro lavoro di solidarietà e informazione sulla lotta del popolo palestinese.

Innanzitutto la delegazione di massa che si recherà a Gaza per la “Gaza Freedom March” il prossimo 27 dicembre con l’obiettivo – come dice la convocazione – non solo di limitare la brutalità israeliana ma di contribuire a fermarla”. Sarà bene che tutte le città dove è attiva la nostra rete attivino un meccanismo di monitoraggio e di tempestività di iniziativa qualora la marcia dovesse incontrare problemi. A Roma ad esempio, è già prevista una iniziativa per il 10 dicembre che vedrà la lettura in piazza del Rapporto Goldstone. Altre iniziative sono previste a Napoli e Bologna nei prossimi giorni di dicembre.

In secondo luogo la prosecuzione della campagna BDS che rimane uno strumento efficace di pressione sulle autorità israeliane e di sostegno concreto alla resistenza del popolo palestinese. Vi ricordiamo a tale proposito che è stato attivato l’apposito sito www.boicottaisraele.it



Un augurio di buon lavoro



Il Forum Palestina
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