Uno sguardo su Palestina e ...dintorni
3 film proposti da Comitato Palestina Bologna
in sostegno a:
www.freedomflotilla.it
Giovedi 3 febbraio, ore 21.00
Il tempo che ci rimane
di Elia Suleiman
Il racconto col sorriso sulle labbra del conflitto arabo-israeliano
Commedia/Drammatico - Durata film: 105'- Anno: 2010 in Italia
Giovedi 10 febbraio ore 21.00
La sposa siriana
di Eran Riklis
Il matrimonio di una donna drusa proveniente dalle Alture del Golan e dei problemi creati dalle questioni politiche non risolte in una società attraversata dal conflitto arabo-israeliano
Commedia/Drammatico - Durata film: 97'- Anno: 2004
Giovedi 17 febbraio ore 21.00
Caramel
di Nadine Labaki
le storie e le sfumature di 5 donne nel Libano moderno
Commedia - Durata film: 96'- Anno: 2007
proiezioni presso HUB via serra 2/G Bologna
COMITATO PALESTINA BOLOGNA
Abbiamo un paese che è di parole, e tu parla, così che si conosca dove abbia termine il viaggio.”
Mahmud Darwish
lunedì 31 gennaio 2011
giovedì 20 gennaio 2011
Qui il tuo campo per la pace: la visita dei laburisti agli insediamenti
di Noam Sheifaz
Il segretario generale del partito; "ci sentiamo più vicini ai coloni che all'estrema sinistra"
Il segretario generale del partito; "ci sentiamo più vicini ai coloni che all'estrema sinistra"
Famiglia Al-Najar
di Silvia Todeschini

La moglie di Tareq ha la carnagione chiara e lentiggini, sotto il velo rosa si intravedono dei capelli nerissimi; gli occhi, profondi e scuri, si stagliano in dei lineamenti aggraziati, che ricordano di più l'estremo oriente che il vicino oriente. È molto magra e porta un vestito verde di cotone, mi domando come faccia a non tremare di freddo con una temperatura di circa 10 gradi. Sta qui seduta su un secchio rovesciato all'aperto con 2 vicine di casa circondata da bambini e racconta la sua storia.
La moglie di Tareq ha la carnagione chiara e lentiggini, sotto il velo rosa si intravedono dei capelli nerissimi; gli occhi, profondi e scuri, si stagliano in dei lineamenti aggraziati, che ricordano di più l'estremo oriente che il vicino oriente. È molto magra e porta un vestito verde di cotone, mi domando come faccia a non tremare di freddo con una temperatura di circa 10 gradi. Sta qui seduta su un secchio rovesciato all'aperto con 2 vicine di casa circondata da bambini e racconta la sua storia.
lunedì 17 gennaio 2011
El Kofyye Arabyye
Il ritmo travolgente di Shadia Mansour
Roma 14 gennaio 2011, Nena News – E’ nota come la «first lady» dell’hip hop arabo, ma Shadia Mansour ci tiene a precisare che prima ancora di essere una artista lei è innanzitutto una palestinese, fortemente legata alla sua terra d’origine.
Shadia, 30 anni, è nata e cresciuta in Gran Bratagna da genitori palestinesi originari di Haifa. Sebbene la sua prima lingua sia l’inglese, la rapper palestinese scrive testi in prevalenza in lingua araba. Prodotta anche da Johnny Juice dei Public Enemy, Shadia Mansour è molto popolare tra i giovani a causa della grande energia che esprime durante i concerti e le esibizioni in pubblico.
Il suo brano più noto è «Kofeyye Arabeyye», ossia la kufiah è araba, in risposta all’uso commerciale che oggi si fa nel mondo del tradizionale fazzoletto a scacchi bianchi e neri che per decenni è stato simbolo delle lotta di liberazione palestinese.
Roma 14 gennaio 2011, Nena News – E’ nota come la «first lady» dell’hip hop arabo, ma Shadia Mansour ci tiene a precisare che prima ancora di essere una artista lei è innanzitutto una palestinese, fortemente legata alla sua terra d’origine.
Shadia, 30 anni, è nata e cresciuta in Gran Bratagna da genitori palestinesi originari di Haifa. Sebbene la sua prima lingua sia l’inglese, la rapper palestinese scrive testi in prevalenza in lingua araba. Prodotta anche da Johnny Juice dei Public Enemy, Shadia Mansour è molto popolare tra i giovani a causa della grande energia che esprime durante i concerti e le esibizioni in pubblico.
Il suo brano più noto è «Kofeyye Arabeyye», ossia la kufiah è araba, in risposta all’uso commerciale che oggi si fa nel mondo del tradizionale fazzoletto a scacchi bianchi e neri che per decenni è stato simbolo delle lotta di liberazione palestinese.
domenica 16 gennaio 2011
Israele teme un mondo arabo democratico
Il vice premier israeliano esprime la sua preoccupazione per la democratizzazione del mondo arabo in seguito alla dissoluzione della leadership tunisina
La caduta del regime tunisino di Zine El Abidine Ben Alican ha gravi ripercussioni, ha detto il vice primo ministro israeliano Silvan Shalom. In un'intervista alla radio israeliana venerdì notte, Shalom ha detto che egli proviene da una famiglia di immigrati tunisini.
La caduta del regime tunisino di Zine El Abidine Ben Alican ha gravi ripercussioni, ha detto il vice primo ministro israeliano Silvan Shalom. In un'intervista alla radio israeliana venerdì notte, Shalom ha detto che egli proviene da una famiglia di immigrati tunisini.
giovedì 13 gennaio 2011
SIAMO TUTTI DI ROCCA CANNUCCIA
Come Israele bombarda (anche) l'informazione in Italia
Non stupisce il fatto che la propaganda sionista continui a imbrattare quotidiani e siti internet, è il lavoro di coloro che sono pagati per farlo. Ma dando un’occhiata in questi giorni alla stampa e navigando sul web, riusciamo ancora a stupirci del modo in cui lo fa: in molti casi senza alcun argomento valido a contrastare seriamente la diffusione di notizie documentate sul campo e basate su fonti certe, in altri elevando al rango di notizie di primo piano informazioni prive di centralità, anzi, al contrario, assolutamente marginali.
Non stupisce il fatto che la propaganda sionista continui a imbrattare quotidiani e siti internet, è il lavoro di coloro che sono pagati per farlo. Ma dando un’occhiata in questi giorni alla stampa e navigando sul web, riusciamo ancora a stupirci del modo in cui lo fa: in molti casi senza alcun argomento valido a contrastare seriamente la diffusione di notizie documentate sul campo e basate su fonti certe, in altri elevando al rango di notizie di primo piano informazioni prive di centralità, anzi, al contrario, assolutamente marginali.
“I prigionieri palestinesi sono il cuore della resistenza dal 1965”
Intervista a Khaled Shahrour, militante del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, detenuto per 18 anni nelle carceri sioniste
tratto da rebelión.org
traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli

Ci puoi raccontare le cause della tua detenzione, le accuse in base alle quali ti incarcerarono?
In realtà le accuse furono tre. In primo luogo mi accusarono di cercare di infiltrarmi armato all’interno dello stato di Israele; in secondo luogo, di eliminare collaborazionisti e la terza accusa fu di appartenere, in Giordania, ad un gruppo illegale, l’FPLP (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina).
tratto da rebelión.org
traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli

Ci puoi raccontare le cause della tua detenzione, le accuse in base alle quali ti incarcerarono?
In realtà le accuse furono tre. In primo luogo mi accusarono di cercare di infiltrarmi armato all’interno dello stato di Israele; in secondo luogo, di eliminare collaborazionisti e la terza accusa fu di appartenere, in Giordania, ad un gruppo illegale, l’FPLP (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina).
Di spari, di morti, di bombe. Di terra, di libertà, di straordinaria forza.

di Silvia Todeschini
Di mestiere ha fatto il contadino per 35 anni, si chiamava Shaban Mohammed Shaker Karmoot, classe 1964. Un tempo sulla sua terra a Beit Hannoun crescevano olivi, palme e limoni, poi una notte sono arrivati i carri armati israeliani e li hanno sradicati. Hanno aperto un varco su un muro della sua casa, hanno demolito la casa dei vicini davanti ai suoi occhi.
sabato 8 gennaio 2011
MOVIMENT-AZIONI POPOLARI: strategie di resistenza popolare non violenta in Palestina e iniziative di solidarietà della società civile internazionale
Incontro con:
Mazin Qumsiyeh
Docente dell'Università di Yale, Birzeit e Betlemme
Attivista del movimento per la resistenza popolare non violenta in Palestina
Autore di numerosi libri tra i quali "Popular Resistance in Palestine. A History of Hope and empowerment" (www.qumsiyeh.org)
Mazin Qumsiyeh
Docente dell'Università di Yale, Birzeit e Betlemme
Attivista del movimento per la resistenza popolare non violenta in Palestina
Autore di numerosi libri tra i quali "Popular Resistance in Palestine. A History of Hope and empowerment" (www.qumsiyeh.org)
lunedì 27 dicembre 2010
27 DICEMBRE 2008, A GAZA IL CIELO SI OSCURO’
Gli aerei israeliani colpirono per tutto il giorno la Striscia. Era l’inizio di «Piombo fuso» che dopo tre settimane avrebbe lasciato sul terreno 1.400 palestinesi morti, tra i quali centinaia di donne e bambini. Oggi a Roma la commemorazione delle vittime.
Gerusalemme, 27 dicembre 2010, Nena News – Apparvero in cielo all’improvviso intorno alle 11.30, le decine di cacciabombardieri israeliani che il 27 dicembre di due anni fa colpirono massicciamente e in più punti la Striscia di Gaza facendo strage in particolare di agenti di polizia riuniti per una cerimonia ufficiale.
Gerusalemme, 27 dicembre 2010, Nena News – Apparvero in cielo all’improvviso intorno alle 11.30, le decine di cacciabombardieri israeliani che il 27 dicembre di due anni fa colpirono massicciamente e in più punti la Striscia di Gaza facendo strage in particolare di agenti di polizia riuniti per una cerimonia ufficiale.
domenica 12 dicembre 2010
Urgentissimo! Solidarietà con Enzo Iacopino!
Riceviamo da Freedom Flotilla - Roma, roma@freedomflotilla.it:
Care compagne e cari compagni,
come certamente sapete, per domani mattina (13 dicembre 2010) è convocata una conferenza stampa a Roma per presentare la Freedom Flotilla 2, con la presenza di alcuni compagni della Coalizione Internazionale. La conferenza stampa si terrà presso la sede nazionale dell'Ordine dei Giornalisti, In Via Parigi n. 11, dalle ore 11.00.
Da alcuni giorni, la Israel Lobby si è scatenata contro il Presidente dell'Ordine, Enzo Iacopino, chiedendone le dimissioni, perchè "colpevole" di ospitare la nostra conferenza stampa. La canea, guidata dai soliti Fiamma Nirenstein, Claudio Pagliara, Dimitri Buffa e dal sito Informazione Corretta, è fatta anche da un massiccio invio di mail di protesta.
Il Presidente Iacopino non si è lasciato intimidire ed ha confermato l'ospitalità nella sede dell'O.d.G. per la conferenza stampa. E' assolutamente necessario ed urgente manifestare solidarietà al Presidente Iacopino, per cui, chiediamo a tutte e tutti di inviare immediatamente a nostra volta mail ai seguenti indirizzi:
enzo.iacopino@odg.it e, per conoscenza (Cc) a enrico.paissan@odg.it e giancarlo.ghirra@odg.it
Di seguito, una proposta di testo che ognuno può rielaborare come meglio crede. L'importante è che le mail partano subito e che siano tantissime, per cui l'invito è a diffondere questo appello a quanta più gente possibile.
Gentile Presidente Iacopino,
a fronte degli attacchi strumentali che Le vengono rivolti per aver consentito lo svolgimento di una conferenza stampa per illustrare la prossima Freedom Flotilla che dirigerà verso la Striscia di Gaza, Le esprimiamo i sensi della nostra solidarietà e della nostra stima per la sensibilità democratica dimostrata.
Garantire il diritto di informazione è una delle più nobili manifestazioni di democrazia e ci auguriamo che in molti seguano il Suo esempio.
sabato 4 dicembre 2010
...A PROPOSITO DI ACQUA BENE COMUNE
La questione dell'acqua rappresenta un aspetto fondamentale della strategia di occupazione israeliana nei Territori Palestinesi Occupati, nel Golan, e nella Striscia di Gaza. Il mito sionista di "far fiorire il deserto", infatti, è attuato impedendo ai Palestinesi di accedere alle risorse idriche legalmente, tecnicamente e fisicamente e creando condizioni che li spingano ad abbandonare le loro terre.
Israele si è appropriato di tutte le risorse idriche ed i palestinesi sono costretti a pagare la propria acqua alla azienda idrica israeliana, Mekorot, a prezzi superiori rispetto a quelli vigenti per gli israeliani. Il consumo medio annuale di un israeliano (357 mc) è quattro volte più elevato di quello di un Palestinese di Cisgiordania (84,6 mc). La Mekorot, rifornisce gli israeliani, compresi quelli delle postazioni militari israeliane e delle colonie, ininterrottamente. I Palestinesi, invece, a causa di interruzioni arbitrarie di erogazione, sono obbligati a fare riserva di acqua piovana e ad usare camion‐cisterna, facendo rincarare il prezzo dell’acqua.
Mentre i coloni israeliani utilizzano l’acqua per piscine, prati e per “far fiorire il deserto”, i palestinesi impiegano l'acqua prevalentemente in agricoltura. La quantità d’acqua a disposizione degli agricoltori della Cisgiordania è molto inferiore a quella impiegata dai coloni.
I Palestinesi non hanno il diritto di perforare pozzi senza l’autorizzazione militare israeliana, mentre i coloni lo possono fare e sempre più a grandi profondità. Con vari espedienti Israele cerca di sottrarre o distruggere i pozzi palestinesi. Lo stesso tracciato del Muro è stato concepito anche con l'intento di separare i pozzi dalle terre, provocando l’abbandono dei territori e la loro confisca da parte di Israele.
La politica di appropriarsi delle risorse è chiaramente parte del progetto sionista.
Comitato Palestina Bologna
Israele si è appropriato di tutte le risorse idriche ed i palestinesi sono costretti a pagare la propria acqua alla azienda idrica israeliana, Mekorot, a prezzi superiori rispetto a quelli vigenti per gli israeliani. Il consumo medio annuale di un israeliano (357 mc) è quattro volte più elevato di quello di un Palestinese di Cisgiordania (84,6 mc). La Mekorot, rifornisce gli israeliani, compresi quelli delle postazioni militari israeliane e delle colonie, ininterrottamente. I Palestinesi, invece, a causa di interruzioni arbitrarie di erogazione, sono obbligati a fare riserva di acqua piovana e ad usare camion‐cisterna, facendo rincarare il prezzo dell’acqua.
Mentre i coloni israeliani utilizzano l’acqua per piscine, prati e per “far fiorire il deserto”, i palestinesi impiegano l'acqua prevalentemente in agricoltura. La quantità d’acqua a disposizione degli agricoltori della Cisgiordania è molto inferiore a quella impiegata dai coloni.
I Palestinesi non hanno il diritto di perforare pozzi senza l’autorizzazione militare israeliana, mentre i coloni lo possono fare e sempre più a grandi profondità. Con vari espedienti Israele cerca di sottrarre o distruggere i pozzi palestinesi. Lo stesso tracciato del Muro è stato concepito anche con l'intento di separare i pozzi dalle terre, provocando l’abbandono dei territori e la loro confisca da parte di Israele.
La politica di appropriarsi delle risorse è chiaramente parte del progetto sionista.
Comitato Palestina Bologna
mercoledì 1 dicembre 2010
Dabka BDS
Responsabilità e il Movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni)
La legge internazionale vieta la discriminazione e il trasferimento forzato sulla base della nazionalità, etnicità o religione. Le risoluzioni ONU affermano il diritto all'auto-determinazione del popolo palestinese e il diritto per gli sfollati al risarcimento, includendo il loro diritto al ritorno alle loro case e alle loro proprietà. Gli Stati e le Nazioni Unite hanno fallito nel sostenere la responsabilità di Israele e nel tutelare i diritti del popolo palestinese. Le organizzazioni della società civile di tutto il mondo sono intervenute per esprimere solidarietà con i palestinesi e far rispettare la responsabilità. Esse vogliono il perseguimento dei colpevoli di crimini di guerra e crimini contro l'umanità e lavorano per la campagna per il BDS contro Israele fino a quando non sarà conforme al diritto internazionale.(dal calendario di BADIL)
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